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Testamento biologico, cosa significherebbe il rifiuto delle cure – Wired

wired.it – Testamento biologico, cosa significherebbe il rifiuto delle cureIeri è stato approvato un emendamento che garantirebbe il principio di divieto all’accanimento terapeutico. Ecco come potrebbero cambiare le dichiarazioni anticipate di volontà – di Marta Musso

Dopo la risonanza mediatica dei casi di Dj Fabo e Davide Trentini, e all’indomani delle dichiarazioni di Marco Cappato, secondo il quale “quasi un italiano al giorno va a morire in Svizzera con il suicidio assistito”, è svolta sul biotestamento.

Quando e se il disegno di legge verrà approvato in questa forma, infatti, sarà possibile per il paziente rifiutare accanimento terapeutico e nutrizione e idratazione artificiali.

Ma il medico potrebbe comunque appellarsi a una sorta di obiezione di coscienza e rifiutarsi a sua volta, quindi, di eseguire le volontà del paziente, che potrà poi rivolgersi a un altro specialista.

Queste sono le novità di ieri: la Camera ha appena approvato un emendamento al disegno di legge sul biotestamento, che regola la ultime fasi di vita del malato terminale, anche se ancora non è chiaro quando il disegno di legge nella sua interezza sarà votato (e quanto il testo finale sarà effettivamente fedele a quello ora a Montecitorio, dati i rimpalli che ci saranno tra Camera e Senato).

Più precisamente, la Camera ha approvato l’articolo 1 e 1 bis della proposta di legge sul testamento biologico. L’articolo 1, fulcro del provvedimento, regola il consenso informato del fine vita, mentre l’articolo 1 bis, approvato con 240 voti favorevoli, 4 voti contrari e 93 astensioni, prevede il divieto di accanimento terapeutico, proposto da Mario Marazziti, presidente della commissione sul biotestamento.

L’emendamento del divieto di accanimento terapeutico prevede che nessuna cura venga iniziata o ripetuta se non c’è il consenso informato del malato.

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Il paziente, quindi, potrebbe non solo scegliere di abbandonare le terapie, ma anche di rifiutare l’idratazione e la nutrizione artificiali (come avvenne nel caso Englaro), mentre il medico curante avrà la possibilità di essere un obiettore di coscienza e sarà esonerato, quindi, da ogni obbligo e responsabilità delle conseguenze che derivano dal rifiuto del paziente a essere sottoposto alle cure.

Il paziente, se il disegno di legge verrà approvato nella sua totalità, potrà godere del diritto di fornire il consenso informato in forma scritta, decidendo di accettare o rifiutare i trattamenti sanitari (inclusi idratazione e nutrizione artificiali).

Potrà inoltre, modificare il consenso in qualunque momento e nel caso in cui non sia maggiorenne o cosciente, un fiduciario o i parenti del paziente potranno rappresentarlo, prendendo una decisione al suo posto.

Con l’approvazione dell’articolo 1bis aggiuntivo si intende evitare un accanimento terapeutico, con un divieto all’ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure. “Il medico, avvalendosi di mezzi appropriati allo stato del paziente, deve adoperarsi per alleviarne le sofferenze, anche in caso di rifiuto o di revoca del consenso al trattamento sanitario indicato dal medico”, si legge nell’articolo aggiuntivo.

Il paziente, quindi, verrà accompagnato a una conclusione della vita il più possibile dignitosa e priva di sofferenze, garantita dal diritto alle cure palliative.

“A tal fine, è sempre garantita un’appropriata terapia del dolore, con il coinvolgimento del medico di medicina generale e l’erogazione delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38.

Nel caso di paziente con prognosi infausta a breve termine o di imminenza di morte, il medico deve astenersi da ogni ostinazione irragionevole nella somministrazione delle cure e dal ricorso a trattamenti inutili o sproporzionati.

In presenza di sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari, il medico può ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, con il consenso del paziente. Il ricorso alla sedazione palliativa profonda continua o il rifiuto della stessa sono motivati e sono annotati nella cartella clinica e nel fascicolo sanitario elettronico”.

Stesso discorso vale per le cliniche private, che saranno tenute a rispettare i medesimi provvedimenti. L’aula della Camera ha bocciato, infatti, l’emendamento dei centristi di Angelino Alfano, secondo cui si consentiva alle strutture private convenzionate di non applicare la legge sul testamento biologico.

Resterà ancora irrisolto il problema del registro nazionale delle Dat, Dichiarazioni anticipate di trattamento, secondo cui una persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di una propria futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso precise disposizioni, esprimere le proprie preferenze in materia di trattamenti sanitari. Il problema, infatti, non potrà essere risolto adesso perché c’è la questione delle coperture finanziarie.

Più precisamente, il testo originario della legge prevede l’istituzione di registri regionali, ma le varie forze politiche hanno raggiunto un accordo sulla opportunità che venga istituito un registro a livello nazionale.

Decisione, però, che comporta un costo e di cui non si dispongono i fondi. Per ora, quindi, gli emendamenti sul registro nazionale sono stati bocciati dalla commissione Bilancio e accantonati.

Sorgente: Testamento biologico, cosa significherebbe il rifiuto delle cure – Wired

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