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A testa bassa contro i sindacati – huffingtonpost.it

huffingtonpost.it – A testa bassa contro i sindacati. Nuovo affondo del Movimento 5 Stelle: “Basta privilegi indebiti e finanziamenti indiretti delle imprese”. Posizione che ripaga in termini di voti Gabriella Cerami Politics reporter

Nuovo attacco del Movimento 5 Stelle ai sindacati, definiti dai grillini “la casta”. Durante la presentazione del programma Lavoro, in caso di governo pentastellato, viene tracciata una linea molto chiara: “I sindacati – si legge – devono tornare a fare davvero gli interessi dei lavoratori.

Stop a privilegi indebiti che rendono il sindacato schiavo di interessi diversi da quelli che dovrebbe istituzionalmente rappresentare”.

Una critica dura a 360 gradi quella che il Movimento fa dei sindacati, che per i pentastellati devono vivere delle tessere sottoscritte dai lavoratori “per essere libero di ottemperare alla propria missione” e le tessere che si rinnovano con “silenzio assenso” vanno abolite.

Ecco perché M5S sostiene che è arrivato il momento di dire “basta a finanziamenti indiretti delle imprese, quote di servizio o fondi che derivano da enti bilaterali. Oppure, addirittura, sponsorizzazioni”.

Balza all’occhio che nel post pubblicato sul blog la metà dello spazio, ovvero due punti su cinque, riguardano i sindacati. Su questo tema Beppe Grillo ha consultato da Giorgio Cremaschi, ex dirigente Fiom, molto critico nei confronti della Cgil tanto da aver lasciato il sindacato in disaccordo con Susanna Camusso.

Tanto attenzione non è casuale perché, anche questa volta, i pentastellati guardano all’elettorato dopo aver girato – raccontano – fabbriche, aziende e aver parlato con i lavoratori. In pratica, spiega chi ha seguito da vicino il dossier, “tra lavoratori e sindacati, noi stiamo con i primi”. Tradotto in termini di voti, cioè di bacino elettorale, “la prima federazione come numero di iscritto del più grande sindacato, la Cgil, è quella dei pensionati, mentre i metalmeccanici sono arrivati al terzo o addirittura al quarto posto.

I giovani, perlopiù precari, invece non sanno neanche cosa sia un sindacato e non si iscriverebbero mai”. Questi sono i dati che il Movimento ha studiato e valutato.

Così come “abbiamo valutato – dice ancora un parlamentare della commissione Lavoro – il fatto che contro la riforma Fornero i sindacati hanno scioperato per mezz’ora o poco più, molti accordi sono stati fatti al ribasso e molti lavoratori non vogliono sentir parlare dei sindacati”. Tradotto: stare con i sindacati non ripaga in termini di consenso.

Un altro passaggio del programma spiega infatti quello che vuole fare il Movimento 5 Stelle in materia di lavoro.

“Sul fronte della rappresentanza nei luoghi di produzione, il MoVimento 5 Stelle vuole garantire a tutti i lavoratori il diritto di poter scegliere le proprie sigle e di essere eletti, con una competizione aperta tra tutte le organizzazioni, indipendentemente dall’aver firmato gli accordi con le controparti”.

Non solo. Per il Movimento 5 Stelle “il dipendente e il pensionato devono essere liberi di disdire (o meno) una tessera che sia davvero rinnovabile: non devono più esistere adesioni che si perpetuano in eterno soltanto in base al principio del silenzio-assenso”. Forti critiche anche a chi ha intrapreso la carriera politica dopo quella sindacale.

“Fin troppi ex sindacalisti hanno fatto carriera in Parlamento, nei partiti, al Governo o grazie a posti di potere nella gestione di grandi aziende: una commistione cui bisogna mettere fine. Il grande sindacato va insomma aiutato a sburocratizzarsi per tornare alla sua funzione essenziale: difendere i lavoratori”.

Passaggio che potrebbe creare qualche imbarazzo in futuro. Significherebbe, anche per i 5Stelle, non candidare chi è stato sindacalista ed è possibile che qualcuno tra gli attivisti ci sia.

“Chiusi tre ore in una stanza, io, Grillo e Casaleggio”: De Masi racconta la svolta M5s sul lavoro (di G. Cerami)

Perché la sinistra (anche) in Italia non diventi destra

Sorgente: A testa bassa contro i sindacati

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