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Perché i BTp hanno cambiato pelle e non sono più un prodotto facile per il piccolo risparmiatore

Investire in BTp, e più in generale in titoli di Stato, e ancora più in generale in obbligazioni, è diventato obiettivamente complicato. Questo perché i rendimenti globali sono in costante caduta da diversi anni, oltre 30 per essere più precisi. E ora stanno arrivando le prime avvisaglie di inversione di rotta.

I rendimenti di un bond riflettono principalmente tre elementi: 1) il livello di rischiosità di rimborso legato alla solvibilità della società o del Paese che ha emesso il titolo di debito: 2) la durata (tendenzialmente più è lontana la scadenza maggiore è il rischio potenziale e quindi più alto è il rendimento; 3) aspettative future di inflazione (il rendimento nominale di un bond non indicizzato all’inflazione tende a incorporare le aspettative future sull’andamento dell’inflazione).

È sostanzialmente la somma di queste tre variabili a determinare i prezzi di un bond e, di conseguenza, i rendimenti effettivi (che si muovono in direzione opposta rispetto ai prezzi). Più il titolo viene acquistato, più sale il prezzo e scende il rendimento effettivo a scadenza.

Detto ciò, negli ultimi tre decenni – al netto di casi specifici, come ad esempio la Grecia che ha accettato tre piani di “salvataggio” ad opera di Fmi-Bce-Commissione Ue e che ha visto ballare di molto i tassi – il rendimento medio globale dei bond è diminuito. I prezzi (che si muovono al contrario) sono saliti anno dopo anno offrendo la possibilità a chi acquistava bond non solo di poter beneficiare delle cedole fisse ma anche di poterli rivendere senza problemi anche prima della scadenza naturale, dato che il prezzo risultava quasi sempre più alto rispetto a quello di acquisto.

Continuerà ad essere così? Sono in molti a pensare che la corsa globale dei bond sia finita e che sia arrivato il momento per assistere a un’inversione al rialzo dei tassi. Se così sarà, vorrà dire che i prezzi dei bond saranno destinati a scendere.

Di conseguenza è necessario cambiare il punto di vista che finora il risparmiatore medio ha avuto sui bond, e in particolare sui titoli di Stato dei Paesi più affidabili. Cioè che sono un porto sicuro, che si possono sempre rivendere (tanto il prezzo sale) e che sono esenti da rischi.

La realtà è che con i titoli di Stato, nello scenario attuale, ci si può scottare. Eccome. Ne sa qualcosa chi ha acquistato il nuovo BTp a 50 anni lo scorso ottobre. Il prezzo è passato da 99 a 82. Venderlo oggi equivarrebbe ad accettare una perdita sul capitale investito del 17%, accumulata in sei mesi. Questo esempio – estendibile ad altri bond di tanti altri Paesi – ci fa capire che i titoli di Stato sono oggi diventati uno strumento estremamente rischioso (soprattutto sulle scadenze lunghe) e che possono scottare i risparmiatori che dovessero decidere di venderli prima della scadenza naturale. Perché negli ultimi mesi la volatilità su questi strumenti è diventata la stessa che da tempo siamo abituati a vedere sui mercati azionari.

LA CURVA DEL DEBITO
Tassi di Italia e Spagna a confronto
ItaliaSpagna
3 Mesi6 M9 M1 Anno2 A3 A5 A10 A20 A30 A50 A-2024

 

Il BTp a 10 anni – per restare a uno dei simboli dei risparmiatori italiani – un anno fa rendeva l’1,4%. Oggi “paga” il 2,3%.

RENDIMENTO DEL BTP
Tasso a 10 anni
LugGenLugGenLugGenLugGenLugGenLugGen012345678

Ciò vuol dire, in soldoni, che negli ultimi 12 mesi sul titolo ha prevalso la propensione a vendere da parte dei possessori, trend che ha spinto in sù il rendimento e in giù il prezzo.

Quindi una correzione, e anche rilevante, c’è già stata. E quindi il caso di comprare ai prezzi attuali oppure c’è spazio per cui il prezzo scenda ancora?

«I rendimenti dei titoli di Stato italiani stanno salendo non solo per via dell’inflazione in salita – spiega Angelo Drusiani, esperto del mercato obbligazionario di Banca Albertini Syz -. Ma soprattutto perché l’Italia rappresenta a conti fatti il vero problema dell’Europa e quindi in questo momento paga più della Francia il rischio di una rinnovata crisi dell’eurosistema. Perché gli investitori sanno bene che nel caso in cui alle elezioni francesi di fine mese vincano candidati favorevoli alla rottura dell’euro, il punto debole finale sarebbe l’Italia. In questo scenario incerto aspetterei prima di poter dire che i prezzi sui bond governativi italiani abbiano toccato il fondo. I titoli sulle lunghe scadenze, dai 10 a 50 anni, offrono però delle ottime occasioni per fare trading di breve periodo. Perché la volatilità è aumentata».

Quindi, i BTp su scadenze più lunghe – un tempo habitat naturale dei risparmiatori – sono diventati oggi terreno fertile per i trader.Mentre i titoli a breve scadenza (che offrono rendimenti negativi da quando la Bce ha portato sottozero il tasso sui depositi) sono destinati agli investitori istituzionali, come fondi o banche che li preferiscono piuttosto che pagare una tassa alla Bce (0,4% appunto) per parcheggiarvi la liquidità in eccesso.

Ecco perché, da qualsiasi punto li si osservi nella curva dei rendimenti, i BTp oggi sono diventati un territorio complicato per il piccolo risparmiatore.

Ma c’è qualche altro Paese, osservando la curva dei tassi sul debito per le varie scadenze, che offre invece opportunità di ingresso al momento per un piccolo risparmiatore?

CURVA DEL DEBITO
Tassi internazionali a confronto
GermaniaFranciaGiapponeUsa
3 Mesi6 M1 Anno2 A3 A5 A10 A30 A40 A-2024

«Da un punto di vista teorico -prosegue Drusiani – tutti i rendimenti, compreso anche quello del Bund tedesco che recentemente è sceso per l’effetto-rifugio in vista dell’incertezza elettorale francese, dovranno salire una volta superata questa fase transitoria. I tassi sono troppo bassi e il mercato non può convivere con le soglie attuali all’infinito. Nell’attuale fase di transizione i bond governativi dei Paesi dell’Eurozona, ma anche di Usa e Gran Bretagna, stanno diventando strumenti per operazioni di trading. Ma solo per le lunghe scadenze».

In ogni caso sembrano aver perso le caratteristiche del passato (basso rischio ed elevata liquidabilità anche molto prima della scadenza naturale). I bond stanno cambiando pelle. E questo è bene che i risparmiatori, compresi quelli vecchio stampo, lo capiscano. Per il bene dei loro portafogli.

twitter.com/vitolops

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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