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Londra fuori dall’Ue, l’Esercito di Xi, Venezuela: il mondo oggi – Limes

Le notizie geopolitiche del 20 aprile, a cominciare dalla battaglia fra Bruxelles e il Regno Unito per proteggersi dalle conseguenze dell’uscita britannica dall’Unione.


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FUORI DALL’UE PRIMA DI BREXIT

Mentre il parlamento britannico autorizza la richiesta della premier Theresa May di andare a votare l’8 giugno, Bruxelles inizia a svuotare di senso la residua appartenenza del Regno Unito all’Ue.

La burocrazia dell’Unione, secondo un documento interno visto dal Financial Times, sta procedendo a escludere le compagnie di Sua Maestà dai lucrosi contratti comunitari e a suggerire alle aziende basate Oltremanica di aprire una sede continentale. Inoltre, il rapporto invita a pensare a come tagliare fuori i britannici dai meccanismi di condivisione delle informazioni, per esempio sulla criminalità e sull’asilo.

Ancora prima che Londra lasci la famiglia europea – non prima del 2019 – Bruxelles si attrezza per evitare “complicazioni non necessarie”. La mossa fa il paio con la recente decisione dell’Ue di permettere la cancellazione dei contratti stipulati nell’ultima fase del progetto satellitare Galileo se il paese sede delle aziende interessate esce dall’Unione.

Dal canto suo, la Gran Bretagna sta lottando per conservare sul suo territorio due prestigiose agenzie Ue molto rilevanti per il posizionamento di Londra sui mercati globali della finanza e della ricerca. Si tratta dell’Autorità bancaria europea (Eba) e dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema). Bruxelles risponde picche e i pretendenti non mancano: tra questi la Francia – che sta già proponendo Lille come sede dell’Ema – e Milano, interessata a ospitare entrambi gli organismi.

I preparativi per un’Ue post-Brexit non si svolgono solo all’ombra della burocrazia brussellese, anzi. La Danimarca è in cerca di alleati per compensare l’uscita del Regno Unito, spesso sulla sua stessa linea d’onda in materia comunitaria, e il temuto blocco Germania-Francia. La scelta degli interlocutori non pare felicissima: oltre ai periferici Portogallo e Irlanda, il premier danese ha di recente visitato Austria, Repubblica Ceca e Paesi Bassi. Ossia il cuore della sfera d’influenza tedesca, pertanto meno propenso a sganciarsi dalle posizioni di Berlino.


Carta di Laura Canali

Carta di Laura Canali


INQUIETUDINI POLACCHE

A proposito di malumori europei, la Polonia sta pianificando una riforma del proprio sistema d’asilo sulla falsariga di quella, molto contestata, dell’Ungheria. Varsavia ha proposto di permettere alla polizia di frontiera di trattenere fino a 28 giorni i migranti in campi di concentramento ai confini in attesa di processare la richiesta. Curioso che la manovra venga presentata anche come un modo per impedire ingressi illegali in Europa occidentale.

Quella dei migranti non è l’unica faglia che al momento divide Varsavia da Bruxelles. Il presidente del Consiglio Europeo ed ex premier polacco Donald Tusk ha testimoniato in un’inchiesta sulle possibili connivenze fra il controspionaggio e agenzie d’intelligence straniere. Tusk è accusato da uno degli imputati di essere a conoscenza del dialogo con i russi e di averlo autorizzato – anatema per i polacchi.

L’ex primo ministro descrive l’inchiesta come una campagna del governo del PiS per screditarlo. È ciò che sta avvenendo, scrive Paolo Morawski su Limes, ma l’obiettivo di Varsavia non è tanto Tusk quanto marcare la differenza con l’Ue.


LA RIFORMA MILITARE DI XI [di Giorgio Cuscito]

Un nuovo tassello si aggiunge al processo di riforma dell’Esercito popolare di liberazione della Cina (Epl): l’istituzione di 84 unità militari (junji danwei) al livello di corpi d’armata.

Pechino non ha ancora spiegato come verranno organizzate le nuove 84 unità, ma i media nazionali affermano che probabilmente saranno create raggruppando le truppe esistenti, visto che l’Epl dovrà tagliarne circa 300 mila entro la fine dell’anno. Inoltre, i loro comandanti dovrebbero ricoprire il ruolo di maggiore generale. A giudicare dai rappresentanti delle Forze armate presenti alla cerimonia presieduta dal presidente Xi Jinping per annunciare la novità, la riorganizzazione dovrebbe coinvolgere tutte le branche dell’Epl e i comandi provinciali.

Il piano di modernizzazione dell’Epl lanciato da Xi nel 2015 era iniziato con la modifica dell’assetto degli organi apicali e della catena di comando e controllo.
In questi due anni, i quattro dipartimenti generali sono stati integrati all’interno di 15 agenzie sotto il controllo della Commissione militare centrale (Cmc), presieduta da Xi. Le Forze di terra sono state dotate di un loro quartier generale (ruolo in passato svolto dai quattro dipartimenti) per rendere più equilibrato (almeno sulla carta) il rapporto con le altre branche. In totale, queste sono diventate cinque con la creazione di quella per il supporto strategico, che si occupa delle operazioni elettroniche, di raccolta informazioni e spaziali e la trasformazione del 2° corpo d’artiglieria nella Forza missilistica. Infine, le sette regioni militari sono state ridotte e trasformate in cinque “teatri di guerra”.

Xi ha detto che le nuove 84 unità dovranno concentrarsi sul migliorare la capacità di condurre operazioni congiunte e sullo sviluppo di “nuove tipologie” di combattimento. Questa terminologia è utilizzata generalmente nell’Epl per riferirsi alle operazioni elettroniche, di raccolta informazioni e spaziali.

La riforma dell’Epl ha un doppio obiettivo. Il primo è permettere alle Forze armate cinesi di essere pronte a combattere e vincere le guerre informatizzate. Il secondo è rafforzare il potere di Xi sull’hard power della Repubblica Popolare. I provvedimenti voluti dal presidente cinese hanno ridotto infatti la voce in capitolo dei quattro vecchi dipartimenti generali (e delle Forze di terra), ora pienamente sotto il controllo del “suo” Cmc.


IL VENEZUELA PROTESTA

La nuova moltitudinaria protesta contro Nicolás Maduro non altera gli equilibri (o meglio gli squilibri) in Venezuela.
Il quadro è sempre lo stesso: il movente principale del malcontento è la fame, non la deriva antidemocratica; il governo si è dimostrato tanto incompetente nella gestione dell’economia quanto abile a dividere l’opposizione, ingannare il Vaticano e rinviare elezioni che perderebbe quasi sicuramente; le Forze armate e la boliborghesia preferiscono sostenere un presidente impopolare che rischiare un salto nel vuoto; i vicini regionali e gli stessi Stati Uniti criticano Caracas ma non hanno interesse a rischiare di provocare il collasso del regime chavista.
Fino a quando il quadro rimarrà questo, non basteranno le manifestazioni di piazza a portare quel cambiamento di cui il Venezuela avrebbe bisogno.


OCEANIA ANTI-MIGRANTI

Negli stessi giorni in cui Trump promette una stretta sui visti d’ingresso per motivi di lavoro, due alleati degli Usa nonché membri dei Five Eyes prendono decisioni simili.
L’Australia rende più difficile l’ingresso nel paese ai lavoratori stranieri qualificati e innalza i requisiti necessari all’ottenimento della cittadinanza: padronanza della lingua inglese e adesione ai “valori australiani”, che in un paese nato grazie all’immigrazione inevitabilmente non hanno nulla di autoctono. Tolleranza religiosa ed eguaglianza di genere, citati dal premier Turnbull, non sono una prerogativa di Canberra.
Il vicino sudorientale dell’Australia, la Nuova Zelanda, ha annunciato delle misure volte a limitare l’afflusso di lavoratori stranieri, ritenuti responsabili della stagnazione dei salari e della bolla immobiliare. L’obiettivo del governo di Wellington, che parla esplicitamente di approccio “Kiwi First”, è capitalizzare la stretta anti-migranti alle elezioni politiche del 23 settembre.


Sorgente: Londra fuori dall’Ue, l’Esercito di Xi, Venezuela: il mondo oggi – Limes

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