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L’immaturità della Buona Scuola bis 

Approvati i decreti attuativi del DDL Fedeli sulla scuola. Criticità e perplessità sul nuovo esame di maturità targato PD.

di Lorenzo Sarri

Smorzatasi – almeno per il momento – la polemica circa il suo essere favorevole all’introduzione della c.d. Teoria del gender, e sbollita l’ira per non essere stata chiamata Ministra in una conferenza stampa, l’ex sindacalista esente da titoli di studio che sembra appena uscita da un dipinto del Goya si è subito rimboccata le maniche per mettere mano alla buona scuola targata Giannini e Faraone, piuttosto maldigerita dalla classe insegnante italica. Compito piuttosto ingrato, soprattutto ove si pensi alla scarsissima forza istituzionale del dicastero Gentiloni, alla luce delle lotte intestine scoppiate nel PD all’indomani della sconfitta sul referendum costituzionale e delle spinte dello stesso Renzi dimissionario, che non ha rinunciato affatto alla volontà di restare politicamente a galla, anche a discapito del presente governo. In ogni caso, la Fedeli ha incassato il definitivo benestare del Consiglio dei Ministri sui decreti attuativi, come ha dichiarato in una conferenza stampa appositamente convocata lo scorso 7 aprile. Oltre alle parziali modifiche del regime di assunzione degli insegnanti, il Governo ha previsto una serie di cambiamenti sugli esami di Stato, in particolare su quello di maturità, vero e proprio rito iniziatico di passaggio all’età adulta per  generazioni di giovani. Se tale cambio di regime era stato inizialmente previsto già per il 2018, il Ministro ha inteso dilazionarne l’entrata in vigore al 2019. Già ciò non è sintomo di massima convinzione neppure da parte governativa: eppure non è infrequente, negli ultimi anni, che governi – peraltro non eletti – chiamati ad affrontare situazioni emergenziali in vari campi,rimandino le conseguenze del loro operato per metterne il fardello sulle spalle dei propri successori, segno che ne ventilano prognosticamente gli infausti risultati.

Facsimile di "terza prova" .

Facsimile di “terza prova” .

Se in un primo momento si era ipotizzato persino che bastasse la media del sei calcolata su tutte le materie per l’ammissione alla prova – con l’assurdo risultato che le materie d’indirizzo potessero essere compensate da altre assai meno importanti, per esempio greco ed educazione fisica per un liceo classico – si è fatto su questo punto marcia indietro, rendendo necessario il sei in tutte le materie, condotta compresa (che sembra comunque assai poco, considerando che l’allievo più discolo in genere non ha mai meno di otto in condotta: a pensar male ci si potrebbe vedere una tacita abdicazione dell’auctoritas residua del docente). Il collegio docenti può ammettere però anche chi ha l’insufficienza in una materia, motivando la scelta (in che modo non è dato sapere), sebbene tale ammissione si traduca in minori crediti formativi; in ipotesi quindi, a discrezione dei docenti, chi abbia l’insufficienza in matematica in un liceo scientifico, o in greco o latino a un classico, potrebbe comunque svolgere l’esame e magari diplomarsi, pur con un voto basso. La commissione esaminatrice diverrà mista, per metà composta di membri esterni e per metà interni, e l’esame si articolerà in prova scritta di italiano, prova scritta di indirizzo e prova orale. Dunque, dovrebbe scomparire la c.d. Terza prova, sostituita dalla Prova INVALSI vertente su italiano, inglese e matematica, che si terrà durante l’ultimo anno in periodo diverso da quello dell’esame di maturità, costituendo un requisito per l’ammissione ma senza confluire nel voto finale.

Dunque, la terza prova, che con tutti i suoi difetti si poneva l’intento di verificare le conoscenze generali dei maturandi che non venivano toccate dalle altre prove, va in soffitta, sostituita dall’INVALSI, che diviene obbligatoria – oltre che per gli studenti delle primarie – anche per quelli dell’ultimo anno delle superiori, e si era pensato addirittura di poterne valutare il risultato ai fini dell’accesso all’università. Ebbene, questi test nascono come noto per saggiare il livello di insegnamento in tutte le scuole italiane (già qui sorge un dubbio: se la ratio è valutare attraverso le risposte dello studente la preparazione dell’insegnante, come si può usarli per l’idoneità del maturando a sostenere l’esame?) e non sono stati esenti da critiche. In particolare, da più parti si è rilevato come essi favoriscano un’acquisizione frammentata, settoriale e banalizzante delle nozioni, vedendo anche una contraddizione tra i sempre maggiori tagli alla scuola pubblica e la necessità di valutarne l’operato, quasi che l’inconfessato intento del Ministero fosse una divisione tra scuole di serie Ae di serie B, come avviene regolarmente oltreoceano. Ma c’è di più: anche la prova di italiano subisce modifiche, dato che l’analisi del testo o il saggio breve tradizionali verranno sostituiti da un testo argomentativo riguardante temi di ambito artistico, letterario, filosofico, scientifico, storico, sociale, economico e tecnologico, strutturabile in più parti per meglio verificare le specifiche conoscenze. E’ ragionevole pensare – visti i trend della moderna cultura – che gli studenti potranno cavarsela, se scelgono il tema filosofico, in uno sperticato elogio della società liquida di Bauman. Tanto Aristotele o San Tommaso D’Aquino esulano dal programma dell’ultimo anno.

Lo scomparso filosofo Zygmunt Bauman, teorico della "società liquida".

Lo scomparso filosofo Zygmunt Bauman, teorico della “società liquida”.

Modifiche si annunciano anche per la seconda prova: essa potrà essere in forma scritta, grafica o scritto-grafica, compositivo/esecutiva musicale e coreutica ed avrà per oggetto una o più discipline, differenti a seconda dell’indirizzo. Si potrebbe eccepire che se ne inventano di tutte pur di ridurre al minimo l’opportunità per il maturando di produrre un testo scritto. Quasi che, pur in tempi di strumenti elettronici e smartphone di ogni tipo, la redazione di un elaborato scritto di tre o quattro pagine in bella calligrafia e senza errori grammaticali o sintattici (non essendoci qui il correttore automatico di Word che vigila) fosse di scandalo, e comunque di assai inferiore pregio artistico o estetico di una performance musicale o coreutica. Che poi difficilmente – anche in un liceo classico – si concretizzerebbe nella riscoperta di una coreografia o di una melodia di età ellenistica, bizantina o medievale. Essa più verosimilmente somiglierebbe a quelle presenti nei videoclip rintracciabili facilmente su Youtube o su Mtv ambientati in qualche quartiere malfamato di una megalopoli statunitense, visto il caleidoscopico bombardamento cui i maturandi sono probabilmente sottoposti al di fuori delle ore di sonno. La prova orale poi, verrà del tutto stravolta: l’intento del Ministero è di superare l’impianto nozionistico attuale – il che in genere nasconde spesso un attacco alle nozioni tout-court, vedi in proposito alcune degenerazioni della scuola postsessantottina in Italia e in Europa – per partire dall’analisi di un testo o di un documento, per poi proseguire con una relazione riguardante il periodo di tirocinio formativo obbligatorio, valido anche per il punteggio finale, a discapito però della scelta dello studente circa l’argomento e della possibilità di effettuare collegamenti interdisciplinari.

L'ex ministro dell'istruzione Stefania Giannini.

L’ex ministro dell’istruzione Stefania Giannini.

Si porta così a compimento il disegno di buona scuola renziano portato avanti dall’ex ministro Stefania Giannini, contrariamente alle – per la verità scarse – speranze che la Fedeli, ex sindacalista, aveva suscitato negli insegnanti. Già, perché il rischio sembra essere che il tirocinio obbligatorio in azienda, pomposamente sbandierato come alternanza scuola – lavoro si riduca a uno sfruttamento di manodopera prodromico a una carriera lavorativa fatta di precarietà lavorativa (del resto sostanzialmente sanzionata dal Job’s Act). In astratto, l’aver lavorato da Mc Donald’s potrebbe divenire argomento della prova orale, a tutto discapito di un sapere multidisciplinare e qualitativo. L’inserimento nel mondo del lavoro si fa semmai aumentando le tutele per i giovani lavoratori, non certo garantendo alle grande aziende manodopera a basso costo a tutto discapito della cultura dei maturandi. Senza contare la degradazione del ruolo dell’insegnante da magistera semplice somministratore di test a crocette. In effetti però, sotto la superficie di un esame di maturità in apparenza più facile, tale sembra essere l’obiettivo della scuola laica, per tutti e soprattutto liberale, sempre più americana, targata PD. Il che certo non aiuta la crescita educativa e spirituale della gioventù italiana, già sottoposta a bombardamenti ideologici deleteri da un ambiente saturo di informazioni di tutti tipi come l’odierno.

Sorgente: L’immaturità della Buona Scuola bis | L’ intellettuale dissidente

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