Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

.

La Turchia il giorno dopo, tra incognite e dubbi sulla validità del referendum – Wired

wiewd.it – La Turchia il giorno dopo, tra incognite e dubbi sulla validità del referendumIl referendum sul presidenzialismo passa di misura, il premier turco perde consensi nei grandi centri e si crea una spaccatura tra Turchia e Europa unita  – di Giuditta Mosca

Pasqua con chiamata alle urne per il popolo turco, che ha dovuto esprimersi sul referendum costituzionale per decidere se la Turchia deve rimanere repubblica parlamentare o diventare una repubblica presidenziale. È proprio questa seconda opzione che è stata scelta dal 51,3% dei votanti, con un “” che spacca in due il paese.

Il presidenzialismo di Recep Tayyip Erdoğan non passa tuttavia inosservato, soprattutto agli occhi degli oppositori che denunciano brogli, sostenuti dal parere dell’Ocse. Pomo della discordia le schede non timbrate che sarebbero state conteggiate nonostante la nullità. La commissione elettorale turca conferma la bontà del voto e Erdoğan ne approfitta per lanciare un monito alle nazioni “con spirito da crociati”.

Una vittoria sul filo di lana che mostra una Turchia spaccata in due al suo interno, con ripercussioni ovvie che faranno sentire il loro peso anche sulla politica internazionale, soprattutto nei rapporti con l’Europa unita.

Il referendum lascia nelle mani del premier turco tutti i poteri dello Stato ma la sua posizione, tutt’altro che salda, non è stata rinvigorita neppure dal tentato golpe dello scorso 15 luglio.

Al contrario, le opposizioni, su tutte il partito Chp, hanno chiesto l’intervento dell’Ysk, la commissione elettorale suprema, affinché la tornata elettorale venga annullata per via dell’alto numero di schede non timbrate (quindi non ufficiali) che, secondo una prima stima, dovrebbero essere circa il 37%, dato che è stato ventilato dagli oppositori ma che non trova conferme ufficiali, per le quali – fermo restando la trasparenza – bisognerà attendere 10-12 giorni.

Per l’Ocse le schede dubbie sarebbero 2,5 milioni. Nel frattempo è stato prolungato di altri tre mesi lo stato di emergenza, segnale che gli animi all’interno del paese sono tutt’altro che sedati.

Il voto restituisce risultati che vanno approfonditi, con un’affluenza di circa l’86% (56 milioni le persone chiamate alle urne), tra i quali spicca la perdita di consensi dell’unione tra Akp e Mhp, partiti a sostegno del sì, spalleggiati da un numero minore di affezionati in 63 delle 81 province turche.  Ciò significa che lo zoccolo duro dei due movimenti si sta sganciando, a sottolineare la profonda spaccatura che sta vivendo la Turchia in questi ultimi mesi.

Grafico – Il referendum in Turchia

Il presidente perde consensi nei grandi centri, il no ha vinto ad Ankara (51,3%), a Istanbul (51,4%) e a Smirne (70%). Dalle zone rurali arrivano invece segnali opposti, anche questo è un argomento che va contestualizzato, perché il battage pre-elettorale si è focalizzato di più nelle città, laddove i cittadini più istruiti hanno dimostrato di non condividere l’idea presidenzialista del premier.

Vanno anche considerate le precarie condizioni dell’Hdp, partito filo-curdo, i cui vertici sono stati decimati dalle forze governative sguinzagliate dal premier.

All’estero, ad eccezione della Svizzera, alla vittoria di Erdoğan hanno contribuito i cittadini che vivono in Austria, Belgio, Germania e Olanda, tutti paesi entrati in conflitto con Ankara almeno a partire dal post-golpe.

E ora cosa succede? La situazione è difficile e tutt’altro che distesa. Inimmaginabile un intervento delle organizzazioni internazionali, che creerebbe caos laddove non ce n’è affatto bisogno.

L’Ue seguirà una politica attendista, perché i rapporti con la Turchia sono vitali, perché il portavoce del governo russo Dmitry Peskov ha chiesto che il risultato elettorale venga rispettato e perché il presidente americano Trump ha già inviato il proprio messaggio di giubilo a Erdoğan, ancora prima che lo scrutinio terminasse, si è quindi ancora nella fase in cui tutti gli attori in gioco sono dietro le quinte a ripassare le battute.

I media generalisti, a ragione, hanno titoli diversi. Per alcuni di questi la Turchia si avvicina all’Europa, per altri è vero il contrario. Qualcuno ha certamente torto ma, al momento, ogni soluzione è possibile.

Perché il processo travagliatissimo di avvicinamento reciproco tra Ue e Turchia si raffredda ma, nel contempo, è innegabile che tra i due ci sia un vicendevole bisogno di rinsaldare i rapporti e, in queste ore, le vie negoziali vanno ridisegnate, anche in virtù dei rapporti stilati dalla missione Ocse in Turchia, rappresentata da Tana de Zulueta e dal gruppo dell’Assemblea parlamentare del consiglio d’Europa, diretto da Cezar Florin Preda, entrambi convinti che il voto non abbia rispecchiato gli standard di libertà.

Ogni negoziato per il momento è congelato. L’Ue non può mostrare il fianco e fare finta di nulla ma, in tempi brevi, qualcosa dovrà fare, perché Erdoğan sta sostenendo di avere combattuto (e vinto) contro i paesi più potenti del mondo e contro la loro mentalità da crociati. Soprattutto, il voto ha restituito l’immagine di una Turchia spaccata in due, tra filo-europeisti e filo-presidenzialisti.

I primi sono soprattutto l’obiettivo di Bruxelles, gli altri sono invece sorvegliati speciali del mondo intero, a causa del processo di islamizzazione del paese, sostenuto dal super-presidente Erdoğan.

Sorgente: La Turchia il giorno dopo, tra incognite e dubbi sulla validità del referendum – Wired

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

adv