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E se la Corea del Nord lanciasse la bomba? – Il Post

ilpost.it – E se la Corea del Nord lanciasse la bomba? Come si potrebbero difendere gli Stati Uniti se Kim Jong-un decidesse di usare il suo arsenale nucleare.

Nelle ultime settimane la tensione tra Stati Uniti e Corea del Nord ha raggiunto livelli che non si vedevano da anni. Dopo una serie di test missilistici nordcoreani, il presidente americano Donald Trump ha detto che la Corea del Nord «sta cercando guai» e ha dato ordine di muovere una squadra navale nelle acque del Mar del Giappone, a distanza di attacco dalla penisola coreana (cosa che però non è successa).

In risposta i nordocoreani hanno annunciato che risponderebbero a un attacco colpendo Washington con un’arma nucleare. Pochi giorni dopo hanno fatto sfilare nuovi e giganteschi missili nel corso dell’annuale parata del 15 aprile. Molti dubitano che la Corea del Nord abbia oggi le capacità per colpire gli Stati Uniti con bombe atomiche. Nel giro di pochi anni, però, le cose potrebbero cambiare: anche per questo vale la pena provare a immaginare come si svolgerebbe un simile scenario.

L’arsenale missilistico nordcoreano è impressionante per un paese così povero, ma ha anche molti limiti. Per esempio, nessuno dei grandi missili mostrati nel corso delle minacciose parate ha la gittata necessaria a colpire Washington.

Secondo alcune stime, il Musudan potrebbe arrivare fino in Alaska, ma gli altri modelli, compresi i giganteschi missili della famiglia Uhna usati per inviare satelliti nello spazio, non sono mai stati testati con successo come missili intercontinentali (ICBM). Inoltre i nordcoreani non hanno mai dimostrato di essere in grado di costruire bombe nucleari abbastanza piccole da potere essere caricate a bordo di un missile.

Il problema è che non si tratta di traguardi tecnologici particolarmente difficili da raggiungere. Secondo la maggior parte degli esperti la Corea del Nord riuscirà ad avere armi nucleari e missili intercontinentali affidabili entro 5-10 anni.

Nel marzo del 2016 l’ammiraglio Bill Gortney, responsabile della difesa missilistica americana, ha detto al Senato che sarebbe stato «prudente» comportarsi come se la Corea del Nord avesse già questa capacità.

Ipotizziamo che nel giro di dieci anni gli Stati Uniti decidano di compiere un attacco in Corea del Nord, come un’azione mirata per uccidere il dittatore Kin Jong-un, e che questi in risposta decida di ordinare una rappresaglia nucleare (la Corea del Nord in realtà avrebbe anche strumenti meno drastici per rispondere).

Un simile attacco comincerebbe nelle basi missilistiche fortificate sotto le montagne del paese, dove centinaia di metri di terra e roccia proteggono i TEL, i sistemi di lancio mobili per missili nucleari intercontinentali.

Alla parata dello scorso 15 aprile i nordcoreani hanno mostrato alcuni di questi enormi veicoli lunghi venti metri, in grado di trasportare un missile nucleare e di lanciarlo nel giro di pochi minuti.

Jeffrey Lewis @ArmsControlWonk

.@DaveSchmerler And this thing (left) looks like a Russian Topol (right). Again, no idea what’s inside the canister, if anything.

Gli esperti dubitano che quelli mostrati fossero dispositivi pronti all’uso: probabilmente gli involucri cilindrici destinati a contenere i missili erano vuoti. In un prossimo futuro, però, saranno questi veicoli a trasportare i missili intercontinentali nordcoreani, poiché qualsiasi installazione fissa sarebbe un facile bersaglio per un attacco preventivo americano.

Un TEL di fabbricazione russa durante un test di lancio

Dal momento dell’ordine al lancio «è sufficiente un’ora per muovere il missile fuori da tunnel, prepararlo e lanciarlo», ha spiegato a Vice Rodger Baker, analista specializzato in Corea del Nord di Stratfor, uno dei principali centri studi di intelligence militare. In questi sessanta minuti si concentrano le migliori speranze di fermare l’attacco nordcoreano.

Secondo Baker, sarebbe relativamente facile individuare i TEL prima del lancio. Sono veicoli ingombranti, in grado transitare su un numero limitato di strade e ospitati in poche basi fortificate, tenute sotto costante sorveglianza. È molto probabile, quindi, che le basi che ospitano i TEL vengano controllate e ogni attività sospetta venga segnalata per tempo.

In un momento di grande tensione internazionale è possibile che ci siano costantemente pronti al decollo aerei in grado di colpire i TEL non appena si affaccino fuori dai tunnel. Se questo non fosse possibile, o se solo alcuni dei missili venissero colpiti, sarebbe il turno della difesa antimissile.

Una volta in aria, l’unico modo di distruggere un ICBM è colpirlo con un altro missile: una cosa che gli esperti paragonano a colpire un proiettile con un altro proiettile. Un missile intercontinentale viaggia a circa dieci volte la velocità del suono, più o meno tre chilometri al secondo.

Nella prima fase del lancio segue una traiettoria molto ripida fino a che non esce dall’atmosfera. A quel punto la testata del missile si separa ed inizia una rapidissima corsa di rientro nell’atmosfera, fino al suo bersaglio.

I primi “proiettili” che verrebbero sparati per fermare la corsa di un ICBM nordcoreano sarebbero i missile anti-missile di base in Corea del Sud e nel Mar del Giappone. Il THAAD, che i sudcoreani stanno installando sulla terraferma, e il sistema Aegis a bordo delle navi giapponesi e americane, dovrebbero fermare gli ICBM nordcoreani nella fase di ascesa.

Decine di missili verrebbero sparati in serie. I risultati che potranno ottenere, però, sono molto dubbi. Il THAAD è un sistema pensato per fermare missili a medio raggio diretti verso la Corea del Sud, non per distruggere ICBM diretti verso gli Stati Uniti.

L’Aegis ha il compito di fermare missili diretti contro una nave. Nessuno dei due è mai stato testato contro un missile intercontinentale.

Una volta nello spazio la testata nucleare, più piccola di un’utilitaria, si separa dal resto del missile e quando inizia il suo rapidissimo rientro nell’atmosfera è oramai troppo piccola e veloce per essere fermata. Se falliscono THAAD e Aegis, l’ultima speranza per gli Stati Uniti è fermare i missili mentre si trovano ancora nello spazio.

Questo compito spetta al Ground-Based Midcourse Defense (GMD), un sistema composto da radar, sensori e 30 missili intercettori (che dovrebbero diventare 40 entro la fine del 2017).

A essere impegnati in caso di attacco nordcoreano saranno probabilmente i 15-20 missili di base in Alaska (quelli in California sono probabilmente troppo lontani per essere usati in questa circostanza).

Un test di lancio di un missile intercettore del GBMD.

Questo complesso sistema di difesa ha un’ottima possibilità di intercettare un missile lanciato dalla Corea del Nord e neutralizzarlo molto prima che divenga pericoloso.

Se i missili fossero dieci, però, le cose cambierebbero parecchio. Colpire in volo un oggetto poco più grande di un frigorifero che si muove a dieci volte la velocità del suono è un compito difficile: fermarne un intero stormo è quasi impossibile.

Non si conosce quale sia la soglia di bersagli che il sistema THAAD può tracciare, ma una batteria è composta da 8-10 missili e dovrebbero avere una percentuale di centri vicina al cento per cento per fermare un attacco simile. I THAAD, inoltre, si troveranno a operare in condizioni sfavorevoli.

Lanciati dal sud, dovranno inseguire dei missili in volo verso nord e questo limiterà molto la loro capacità di intercettazione.

L’unica difesa esplicitamente pensata per gli ICBM è iI GMD dell’Alaska, che lancerà probabilmente venti missili. I test, svolti in condizioni ottimali, hanno mostrato che gli intercettori hanno una percentuale di successo del 53 per cento.

Significa che (problemi tecnici permettendo) venti intercettori dovrebbero essere in grado di centrare una decina di bersagli diversi. Il problema è che a quel punto nei cieli sopra gli Stati Uniti gli oggetti da colpire saranno probabilmente diventati centinaia.

Qualsiasi paese in grado di costruire un ICBM, infatti, è perfettamente in grado di costruire una serie di contromisure che rendono intercettare il missile estremamente più difficile.

Uno dei più efficaci è il pallone Mylar, una sfera di poliestere che si gonfia nello spazio come un airbag. Ogni missile ne può portare dozzine e rilasciarli non appena la testata si distacca dal missile.

I missili intercettori americani si troverebbero così a dover scegliere il loro bersaglio tra decine di oggetti quasi indistinguibili da una testata nucleare e con soltanto pochissime frazioni di secondo per decidere chi colpire.

Come funzionano le contromisure degli ICBM

È molto probabile che se la Corea del Nord, o qualsiasi altra potenza nucleare, riuscisse a mettere in aria una decina di missili nucleari intercontinentali gli Stati Uniti subirebbero la perdita di una o più grandi città e di milioni dei loro abitanti.

Per fortuna nel caso della Corea del Nord questo rimane un grande “se”, anche proiettando le sue capacità un decennio nel futuro. Il programma nucleare e missilistico nordcoreano ha mostrato parecchie mancanze, incidenti e fallimenti si sono seguiti con molta più frequenza dei lanci riusciti.

Se i nordcoreani non riusciranno a impostare diversamente e con maggiore professionalità il loro programma missilistico, i malfunzionamenti e la scarsa qualità nella produzione delle armi rimarranno ancora a lungo una delle migliori difese degli Stati Uniti.

L’esercito della Corea del Nord, spiegato
Le foto della minacciosa parata militare in Corea del Nord

Sorgente: E se la Corea del Nord lanciasse la bomba? – Il Post

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