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Internet – Tra fake news e hacking le nuove sfide del giornalismo | Global Project

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globalproject.info – Internet – Tra fake news e hacking le nuove sfide del giornalismo   –  di Gian Luca Pizzotti

Al Festival del Giornalismo a Perugia uno dei temi più trattati negli incontri è stato quello del web e di come questo influisca sull’informazione, nella diffusione di notizie, nella qualità delle notizie che leggiamo e soprattutto nell’uso che poi viene fatto di queste per orientare l’opinione pubblica.

Quello del rapporto tra internet e informazione è certamente uno dei temi più attuali, proprio per il duplice aspetto che lo accompagna.

Da una parte, infatti, può essere visto come una grande opportunità per il giornalismo, per via della facilità nel reperire le informazioni o della possibilità di essere tempestivi nel divulgarle; dall’altra, però, il web crea non pochi problemi per un’informazione affidabile ed eticamente corretta, in quanto mette a disposizione informazioni che non sempre sono facilmente verificabili che a volte si rivelano fake news.

Andando più nello specifico, un esempio concreto dell’utilizzo di internet per l’inchiesta giornalistica è RegeniLeaks, un’iniziativa intrapresa dall’Espresso per raccogliere fonti in maniera anonima riguardo all’omicidio di Giulio Regeni e sul regime di Al Sisi in Egitto.

L’obiettivo era quello, attraverso le segnalazioni dei cosiddetti whistleblower, di raccogliere informazioni che aiutassero a costruire una narrazione.

La figura del whistleblower può essere definita come un qualsiasi cittadino che si rende conto che sta accadendo qualcosa di anomalo nel mondo, nonostante non colga appieno il senso queste anomalie.

In questo caso è particolarmente importante mantenere anonima la fonte, in quanto è una responsabilità del giornalista quella di salvaguardarla. A questo proposito per RegeniLeaks è stata utilizzata la piattaforma Eleaks che si avvale del software Globaleaks, il quale lavora sulla rete Tor.

Quest’ultima permette di non risalire al dispositivo che si sta usando e proprio per questo è stata utilizzata nell’ambito del cosiddetto hacktivism come ad esempio dal gruppo Anonyomous per gli attacchi Ddos, in cui, attraverso l’anonimato, si riescono a moltiplicare per migliaia di volte gli ingressi in una pagina e bloccando quindi i server cha causano il momento oscuramento del sito.

Questa tecnologia è stata quella che ha permesso di divulgare i Panama Papers ed è stata anche molto importante nella prima fase del caso Snowden.

Attraverso questa metodo si è riuscito a mantenere l’anonimato delle fonti, ma questo ha creato un altro problema: quello dell’attendibilità di informazioni e testimonianze.

Marco Pratellesi, condirettore di Agi, ha raccontato, nel dibattito “RegeniLeaks: giornalisti e hacker insieme in nome dell’interesse pubblico”, quanto sia stato importante a tal proposito, un attento lavoro di ricerca e verifica del materiale, proprio per evitare di cadere in segnalazioni false o non corrette. In questo senso, ha sottolineato l’ex giornalista de L’Espresso, è stato particolarmente importante lavorare con i vecchi metodi dell’indagine giornalistica, incontrando di persona le fonti e i colleghi per valutare meglio l’attendibilità.

In un discorso più ampio, emerge in forte rapporto con il web il problema dell’attendibilità e della veridicità delle notizie alle quali tutti i giorni abbiamo accesso. Le fake news sono un esempio calzante.

Si tratta di notizie false spacciate per vere e che hanno diversi scopi: innanzitutto servono per manipolare l’opinione pubblica, indirizzandola verso una posizione politica o ideologica. Possiamo notare, ad esempio, questa tendenza molto diffusa per aumentare l’odio verso il popolo Rom, nei confronti dei rifugiati o, come nel caso delle cosiddette “bufale”, mettere sul web teorie complottiste, in certi casi poco credibili.

Le fake news, vengono inoltre usate in politica o in economia per avvantaggiare una parte rispetto a un’altra, o per aumentare le visualizzazioni sulla propria pagina e averne dunque un guadagno pubblicitario.

Il tutto viene aggravato da quello che può essere definito come analfabetismo funzionale, cioè l’incapacità di comprendere un testo pur sapendo leggere e che mette l’esperienza diretta rispetto a una corretta comprensione della società; l’analfabetismo funzionale porta le persone ad essere più inclini a credere a quello che vedono o leggono piuttosto che essere critici, e questa è sempre più spesso la causa della diffusione di fake news.

Un altro motivo del dilagare delle fake news è la troppa facilità con cui abbiamo accesso alle informazioni. Siamo costantemente bersagliati da informazioni che provengono dal web e spesso questo ci spinge a non verificare le fonti.

Si tratta quindi, oltre che di un problema di disinformazione, anche di una questione etica, che investe il codice deontologico dei giornalisti. In questo senso è l’opinione di Craig Newmark, fondatore di Craiglist, che a Perugia nel dibattito “Democrazia e media: riconquistare la fiducia dei cittadini”, intervistato dal direttore de La Repubblica Mario Calabresi, ha sostenuto con forza quanto sia importante il fact checking. Newmark sostiene che attualmente molti siti web e media più in generale non agiscono in buona fede.

C’è quindi bisogno che il sistema di fiducia nei confronti dei media venga verificato attraverso piattaforme di fact checking che pongano il fondamento per un giornalismo affidabile. Questo perché, sostiene sempre Newmark, in democrazia abbiamo decisioni importanti da prendere e quindi i cittadini devono poter scegliere tra informazioni affidabili.

Infine, internet può essere uno strumento fondamentale per imbavagliare i media. Attraverso internet agisce la censura dei regimi, come ad esempio quello turco. In Turchia, oltre all’arresto di circa centottanta giornalisti, internet è usato per controllare i media, per minacciarli e per censurarli.

Ci sono stati importanti casi di shutdowns, oscuramenti di internet che non permettevano di reperire informazioni sul web né di trasmetterne, limitando sempre di più l’attività giornalistica.

Una tendenza, quella degli shutdowns che è in aumento nel mondo, passando da quindici nel 2015 a cinquantasei nel 2016.

Quello che emerge dalle parole dei giornalisti e degli esperti del settore, internet si sta rivelando un mezzo importante per veicolare notizie. L’arma di difesa contro un’informazione di bassa qualità, che è mezzo di odio e razzismo in molti casi, è sicuramente un maggiore controllo sulle fonti, un fact checking costante.

RegeniLeaks e Panama Papers dimostrano come gli strumenti usati nell’hacktivism siano utili per il giornalismo di inchiesta, che si attesta, in una giungla di false notizie, una delle poche strade da percorrere per un’informazione critica e di qualità.

Sorgente: Internet – Tra fake news e hacking le nuove sfide del giornalismo | Global Project

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