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Il piano del terrorista dell’Isis: “Inseguiamo la morte: da Torino colpirò tutta l’Italia” – La Stampa-torino

foto -L’immagine della città siriana, all’epoca sotto il controllo dell’Isis, è stata pubblicata a gennaio 2016, insieme ad altre fotografie, sul profilo Facebook dell’uomo Secondo gli investigatori si tratta di materiale proveniente «dai canali specifici autorizzati dallo stato islamico»

lastampa-torino – Il piano del terrorista dell’Isis: “Inseguiamo la morte: da Torino colpirò tutta l’Italia”Nelle carte dell’indagine del Ros, i segreti di Mouner El Aoual, detto “Mido”, diventato “portavoce ufficiale dello stato islamico”: ospite di madre e figlio italiani in una casa di Barriera di Milano, cercava seguaci sul web per colpire al più presto nel nostro Paese

federico genta massimiliano peggio
torino -«La gente fugge dalla morte e noi invece corriamo dietro alla morte. E seguiamo la morte finché la troviamo». Ha vissuto per 9 anni come un fantasma. Usciva di casa non più di due ore al giorno. Il resto del tempo lo passava al telefono oppure davanti al computer. Usando apparecchiature, schede Sim e reti internet mai intestate a lui. Così Mouner El Aoual è diventato il «portavoce ufficiale dello stato islamico». Nessuna millanteria, perché con cadenza regolare pubblicava sui suoi canali social «El Bayan», il «notiziario del Califfato».

Proseliti e reclutamento. Ecco l’attività, pressoché quotidiana di «Mido». Cosa usava per comunicare? La piattaforma social Zello, dove compaiono i profili di noti terroristi e utenti legati al jihad.

Sul telefono cellulare aveva scaricato un software di messaggistica, una tastiera araba, una App attraverso cui postare su Facebook (prima sul profilo «Salah Deen» e poi «Charaf El Auoal») e Instagram contenuti con sfondi particolari in caratteri arabi. E ancora un’applicazione per navigare attraverso la rete Tor, in modalità assolutamente anonima.

Così diffondeva l’ideologia jihadista, condivideva istruzioni per preparare esplosivi e condurre attacchi terroristici con i coltelli. Istigava il compimento di attentati «nell’ambito della strategia dei lupi solitari», elogiava e motivava gli interlocutori presenti sui teatri di guerra «incitandoli a restare e continuare la lotta armata».

L’INCHIESTA

Irregolare in Italia, sprovvisto di qualsiasi documento, durante la sua permanenza a Torino, nascosto in un alloggio anonimo di Barriera di Milano, non è mai stato controllato da un agente. Gli era andata male soltanto il 13 novembre 2012, data dell’ultimo fotosegnalamento. Quando il Questore di Trieste gli ha notificato un decreto di espulsione dal territorio Nazionale.  

I carabinieri del Ros di Roma iniziano ad indagare su Mouner El Aoual lo scorso settembre. E una volta rintracciato il suo domicilio, per competenza gli accertamenti vengono affidati ai colleghi di Torino.

È stata l’Fbi ad imbattersi per prima nelle sue conversazioni, quando in una «stanza» della piattaforma Zello – «Lo Stato del Califfato Islamico» – inizia a dialogare con un utente già finito nel mirino degli agenti federali americani.

El Aoual scrive che «l’Isis gli direbbe di condurre un attacco in Italia invece di viaggiare verso la Siria». E ancora che «gli servirebbero tre uomini per aiutarlo». Con quali armi? Il marocchino parla apertamente di «usare coltelli per gli attacchi».

LA DOPPIA VITA

Tra le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita mercoledì pomeriggio, il gip Edmondo Pio definisce il ventinovenne «una cellula individuale ampiamente inserita nella struttura terroristica globale, che attraverso gli strumenti informatici è parte e motore della rete criminale». È il profilo di un personaggio che pare l’alterego di «Mido», il ragazzo accolto a vent’anni da una famiglia torinese, che lo ha trattato per nove anni come un figlio e un fratello, per allontanarlo dalla strada e dalla droga.

Lui, in occasione dei recenti attentati rivendicati dall’Isis, dalla strage di Berlino a quella di Stoccolma, davanti a «mamma» Margherita e al figlio Giuliano commentava i fatti con assoluto distacco. Pochi minuti più tardi, in rete, esaltava invece il sacrificio dei martiri.

Video: ecco chi è El Aoual

«Chi applica la religione di Allah e combatte con la shahada non abbia paura ovunque si trovi, questi sono i veri mujaheddin». Così, con la stessa forza, esaltava le azioni violente nei confronti dei così detti traditori e spie: «Li dovrebbero mettere nello spiedino del kebab e dopo averlo arrostito lo dovrebbero dare ai cani».

I carabinieri del Ros hanno deciso di aver raccolto abbastanza informazioni verso la metà di marzo, quando il rischio di un allontanamento da Torino di El Aoual è diventato sempre più concreto. Lui voleva ritornare in Marocco per raggiungere una donna, da cui probabilmente aspettava anche un bambino.

Aveva già trovato una macchina, ma non ha avuto il tempo di raccogliere il denaro necessario per procurarsi dei documenti falsi.

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Sorgente: Il piano del terrorista dell’Isis: “Inseguiamo la morte: da Torino colpirò tutta l’Italia” – La Stampa

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