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Il debito pubblico è la vera spina nel fianco dell’area dell’euro (e dell’Italia in particolare) – Business Insider Italia

it.businessinsider.com/ – Il debito pubblico è la vera spina nel fianco dell’area dell’euro (e dell’Italia in particolare) Carlotta Scozzari

A dieci anni dall’inizio della crisi economica da cui ha preso il via la Grande recessione, lo stato dei bilanci pubblici dei paesi membri dell’Eurozona è notevolmente peggiorato.

Lo afferma senza tanti giri di parole Emile Gagna, economista di Candriam Investors Group, che alla luce dei dati azzarda una previsione: “Se nei prossimi anni alcune grandi economie dell’Eurozona dovessero faticare a riprendere il controllo del loro debito pubblico e ancor più a riportarlo su una traiettoria discendente conforme agli impegni di bilancio assunti, sorgeranno sicuramente tensioni fra i paesi e anche sui mercati finanziari”.

Un presa di posizione che arriva nel mezzo di una difficile congiuntura economica e geopolitiche: mentre Fitch ha appena tagliato il rating al debito italiano, il mondo guarda all’esito del voto francese con la consapevolezza che chiunque esca vittorioso dal secondo turno metterà in discussione il ruolo dell’Unione europea.

Il rapporto pubblico e il bilancio pubblico in rapporto al Pil per Spagna, Germania, Francia e Italia – fonte Candriam Investors Group
 L’analisi di Candriam passa in rassegna la situazione specifica dei principali paesi dell’area dell’euro. Partiamo dall’Italia, il cui debito pubblico, a febbraio, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Banca d’Italia, si è attestato a 2.240,1 miliardi di euro.
Quello del Belpaese, secondo il gruppo di investimento, è il caso più complesso. “Senza sforzi aggiuntivi – ragiona Gagna – il peso del debito si ridurrebbe dal 130% al 120% del Pil in dieci anni anni”. E questo essenzialmente perché “contrariamente alla Francia e alla Spagna, nel 2016 l’Italia ha beneficiato di un avanzo primario dell’1,7 per cento”.

Tuttavia, aggiunge l’esperto di Candriam, “per riportare il debito al 60% del Pil nel 2037 è necessario rafforzare ulteriormente il suo saldo primario di quasi tre punti di Pil”. Ma il problema è che “la ripresa italiana rimane fiacca e la situazione politica incerta”.

Quanto ai mercati finanziari, “potrebbero anche in questo caso allarmarsi, tanto più che il Governo ha previsto alcuni stimoli all’attività economica nel 2017 e nel 2018, procrastinando in questo modo l’allineamento del suo debito pubblico con quanto prescritto dalla regola del rapporto di 1 a 20.

Così facendo, l’Italia rischia l’apertura da parte della Commissione europea di una procedura per disavanzo eccessivo a suo carico”.

A riguardo, proprio in questi giorni sono attese le misure dettagliate della cosiddetta “manovrina” da 3,4 miliardi indispensabile, almeno per il momento, per mettere l’Italia in carreggiata dal punto di vista dei conti pubblici.

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Roma 14/12/2016, Senato, discussione e voto di fiducia sul nuovo governo. Nella foto Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan – foto di Pierpaolo Scavuzzo / AGF

Fra le grandi economie, sottolinea Candriam, “la Germania è oggi l’unica ad aver già avviato un rapido abbattimento del rapporto fra debito e Pil.

L’attuale prudenza da parte delle autorità tedesche deriva soprattutto da un’evoluzione demografica sfavorevole: a partire dal 2025, in assenza di interventi, i costi legati all’invecchiamento della popolazione dovrebbero comportare una nuova ascesa del debito pubblico rispetto al Pil”.

Si passa poi alla Spagna, che, particolarmente toccata dalla crisi economica e finanziaria, “ha visto il suo debito passare dal 40% del Pil nel 2007 al 100% nel 2016. Per riportarsi al 60% entro il 2037 – ragiona Gagna – il governo spagnolo deve proseguire gli sforzi di riequilibrio.

Il forte recupero dell’attività economica e le numerose riforme già attuate dovrebbero offrire un sostegno. Nei prossimi anni, tuttavia, il paese deve ancora migliorare il suo saldo primario di circa tre punti di Pil.

Se l’attuale politica rimane invariata, infatti, il peso del suo debito continuerà a divergere e potrebbe persino iniziare a salire rapidamente se, in caso di turbolenze sui mercati, il premio pagato dallo Stato spagnolo si riportasse ai livelli di inizio 2012″.

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La cancelliera tedesca Angela Merkel con Horst Seehofer, alla guida del partito Csu, e il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, dicembre 2015 – foto di Thomas Lohnes/Getty Images

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E poi c’è la Francia con un deficit e un debito pubblico che, rapportati al Pil, evidenziano da Candriam, sono sovrapponibili a quelli della Spagna. Come nel paese iberico, “uno sforzo finanziario di poco superiore a tre punti di Pil consentirebbe quindi alla Francia di riportare il suo debito pubblico su una traiettoria discendente, verso un livello del 60% entro il 2037″.

Tuttavia, aggiunge il gruppo di investimento, “contrariamente alla Spagna, negli ultimi anni la Francia ha intrapreso poche iniziative nella direzione delle riforme e il riequilibrio delle sue finanze pubbliche va a rilento.

Da diversi mesi, gli appuntamenti elettorali hanno fatto chiaramente accantonare questi obiettivi. E nei programmi dei diversi candidati, non se ne riparla prima del 2019″.

Guardando invece ai mercati finanziari, “in assenza di un cambio di rotta, potrebbero nel corso dei mesi finire per allarmarsi: l’aumento del premio pagato dallo Stato francese porterebbe così, nel medio periodo, a far salire sensibilmente il rapporto debito/Pil”. In ogni caso, per comprendere l’andamento dell’economia e quello dei mercati sarà fondamentale vedere chi uscirà vittorioso dalle presidenziali.

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Sorgente: Il debito pubblico è la vera spina nel fianco dell’area dell’euro (e dell’Italia in particolare) – Business Insider Italia

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