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Foto Quando eravamo arabi – 1 di 10 – National Geographic

nationalgeographic.it – Quando eravamo arabi – FOTOGALLERIA Oggi ricordiamo soprattutto le invasioni, ma fin dal IX secolo il mondo islamico ha profondamente influenzato la nostra cultura.

Capitale dell’Emirato di Sicilia dall’831 al 1072, Palermo vantava oltre 300 moschee, tra cui quella su cui venne eretta l’odierna cattedrale a partire dal 1185. Oggi ne resta solo una colonna con un’iscrizione in arabo.

Quando il viaggiatore, storico e poeta andaluso Muhammad ibn Jubayr visitò Palermo nel mese santo del Ramadan dell’anno 1184 tornando dal suo pellegrinaggio alla Mecca, la veduta della città, che egli ben conosceva, lo lasciò stupefatto. Palermo era stata la capitale dell’Emirato di Sicilia per circa 130 anni e adesso, all’epoca della sua visita, era governata da re normanni cristiani:

“Essa è la metropoli di queste regioni; aduna in sé i due pregi: comodità e magnificenza. [Troverai quivi] ogni cosa che tu bramar possa, buona o bella […] Stupenda città; somigliante a Cordova per l’architettura […] un limpido fiume la spartisce; quattro fonti erompono da’ suoi lati. […] Le moschee loro sono innumerevoli: la più parte servono di scuola a’ maestri del Corano. […] In questo Cassaro vecchio son de’ palagi che […] abbagliano gli occhi con la loro bellezza [traduzione di M. Amari, da Biblioteca arabo-sicula, 1880]”.

Oggi l’Islam è la seconda fra le religioni più praticate in Italia dopo il cattolicesimo. Ma la quota della popolazione che lo professa, l’1,4 per cento, è di fatto più bassa rispetto a 1.000 anni fa. La presenza musulmana in Italia data dal IX secolo, periodo in cui la Sicilia venne assoggettata dal califfato abbaside.

Fu una presenza consistente già a partire dall’827, quando gli invasori giunti dall’Africa del Nord conquistarono Mazara del Vallo e Marsala (Marsa Allah, il “porto di Dio”), e si protrasse fino al 1300, anno in cui venne distrutto a Lucera l’ultimo insediamento musulmano.

Secondo gli studiosi, sarebbe l’unica testimonianza architettonica del dominio islamico siciliano rimasta intatta dopo la caduta dell’Emirato nel 1061: si tratta dell’hammam di Cefalà Diana, a circa 40 chilometri da Palermo, noto anche come “terme arabe”. La struttura termale è ancora funzionante, ma chiusa al pubblico.

L’Emirato di Sicilia nacque con la presa di Palermo, nell’831. Stando allo storico arabo Ibn al-Athir, la popolazione cittadina passò da 70.000 a 3.000 anime e i sopravvissuti furono perlopiù venduti come schiavi.

Ribattezzata Balarm, o semplicemente al-Madinah (“la Città”), Palermo divenne la capitale dell’Emirato e si ripopolò in pochi decenni; a distanza di un secolo era anzi la città più popolosa dell’intero territorio italico, forte di 300 mila abitanti e 300 moschee. La Grande Moschea sorse dalla conversione di una chiesa bizantina eretta sul sito dove oggi si ammira la cattedrale.

Dall’incrocio di culture prese vita uno Stato multilingue, multietnico e multiconfessionale. Cristiani ed ebrei erano soggetti alla jizya, una tassa imposta ai non musulmani e – non si sa se per sincera convinzione o per non pagarla – molti siciliani si convertirono all’Islam e adottarono la lingua araba. Gli arabi avviarono una riforma agraria e – oltre a migliorare il sistema di irrigazione delle terre – introdussero la coltivazione di carciofi, aranci, limoni e pistacchi, che sono oggi tra i prodotti agricoli siciliani più esportati. Inoltre portarono sull’isola gli alberi di gelso per nutrire i bachi da seta e fondarono un’industria della seta che in seguito si diffuse anche nella penisola.

La Sicilia ha sempre fatto da ponte tra le culture del Mediterraneo e già dal IX secolo era la porta dell’Europa per chi emigrava dall’Africa del Nord. Prima dell’avvento dei trasporti via terra, il mare era elemento d’unione, non di divisione.

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Sorgente: Foto Quando eravamo arabi – 1 di 10 – National Geographic

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