Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

Dal 1953 fine del mondo mai così vicina: portafogli da resettare | Wall Street Italia

wallstreetitalia.com/ – Dal 1953 fine del mondo mai così vicina: portafogli da resettare  di Daniele Chicca

Viste le crescenti tensioni nella penisola coreana e la polveriera mediorientale, che in Siria vede per esempio da ormai cinque anni coinvolte le maggiori potenze mondiali in una guerra per procura sanguinolenta, c’è il timore concreto che scoppi un conflitto internazionale.

Pyongyang in particolare viene percepita come una grande minaccia dagli investitori, ma gli analisti finanziari spiegano come mai non c’è troppo da allarmarsi.

Lo dimostra il fatto che l’orologio della fine del mondo (il Doomsday Clock realizzato da un gruppo di scienziati americani) è dal 1953 che non era così vicino alla mezzanotte (due minuti di distanza). In quell’epoca a fare paura erano la Guerra Fredda e i test di armi termonucleari da parte di Stati Uniti e Unione Sovietica; oggi è piuttosto la Corea del Nord.

L’apocalisse potrebbe essere provocata infatti, secondo gli scienziati, dall’uso di armamenti nucleari oppure dai cambiamenti climatici. Oltre alla minaccia atomica di Pyongyang, un regime isolato diplomaticamente ma fortemente militarizzato, a fare paura sono le mire espansioniste di Nato e Russia, in conflitto fra loro, e la minaccia dell’ISIS alla sopravvivenza dell’Occidente come lo conosciamo ora.

L’impatto economico e sui mercati finanziari delle montanti tensioni geopolitiche è palpabile, ma i motivi per cui non vale la pena farsi prendere dal panico sono spiegati nel dettaglio da Claudia Segre, di Banca Intermobiliare, la quale offre anche consigli di investimento in un quadro così incerto.

La strategist spiega come Kim Jong-un, leader del regime nordcoreano, è convinto che Cina e Russia – per via di interessi commerciali e strategici – non lasceranno mai che il suo governo cada.

Cosa c’è dietro la minaccia della Corea del Nord

Le ragioni sono per gran parte anche geopolitiche: “la Cina non vuole l’implosione del regime nordcoreano e tanto meno la riunificazione con la Sud Corea perché, esattamente come per il caso Ucraina, vorrebbe dire trovarsi le truppe Usa ai confini. Esattamente lo stesso problema della Russia con l’Ue”.

Sotto il profilo del commercio “la Russia vede nella Nord Corea un partner ideale per un corridoio energetico verso il sud est asiatico e dalla Sud Corea verso l’Europa tramite la via transiberiana. Il paradosso poi delle sanzioni deriva anche da un’interpretazione di comodo per cui non bisogna stupirsi se soggiornando nel lussuoso Sky Resort di Masik tutti gli impianti di risalita siano stati forniti dall’Austria”.

Se da un lato la Cina pare fare il doppio gioco con gli Usa, dall’altro vi sono i russi, che “si rendono disponibili a coprire le esigenze del piccolo Stato che ha abbandonato la strategia della semplice minaccia per avere beni di sussistenza ed ha sviluppato un’industria bellica anche di violazione digitale alle reti informatiche occidentali piuttosto ben organizzata come nel famoso caso della Sony del 2014″.

Tra i finanziatori del Nord Corea poi non bisogna dimenticare che c’è anche il Regno Unito, che “ha supportato con oltre 4 milioni di sterline negli ultimi sei anni e 740 mila sterline solo nel 2015 progetti di aiuto tesi a salvaguardare i valori occidentali, secondo i documenti ufficiali”.

Il consiglio di Segre è quello di “avviare un riposizionamento dei portafogli a favore della sterlina inglese, dei mercati azionari europei core rispetto ai periferici e verso i mercati emergenti”. Il tutto escludendo però la Turchia.

A parte le questioni geopolitiche, comprese le ansie belliche di Trump, e l’incertezza per la tornata elettorale in Europa (con gli appuntamenti in Francia, Regno Unito e Germania), a preoccupare l’analista sono anche “il crollo dell’acciaio e delle altre commodities tranne il petrolio e l’oro (per ovvi motivi legati all’incertezza politica diffusa)” e le nuove prospettive di riduzione del programma di Quantitative Easing di Mario Draghi, governatore della Bce.

Questo perché, alla luce dei ragionamenti fatti sopra, “pare evidente che non c’è nessun interesse a far degenerare il conflitto ma piuttosto a trovare degli accordi favorevoli per il mantenimento di stati cuscinetto come la Nord Corea ed il prosieguo di quel dialogo con Sud Corea e Usa per evitare che un’intromissione dell’Iran crei una spirale negativa con il conflitto mediorientale in corso, dove Israele sta diventando un altro attore cruciale per riprendere il dialogo perduto sulla parola fine della guerra civile in Siria”.

Usa, Corea del Nord: “potente attacco preventivo”

Corea del Nord, ex militare Usa: “Vicini a una vera crisi”

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

.