Pages Navigation Menu

il contenitore dell'informazione e della controinformazione

C’è l’Iran dietro l’atomica nordcoreana?

Secondo i servizi segreti (italiani compresi), il rapporto tra Teheran e Pyongyang è più stretto che mai. Soprattutto sui progetti nucleari

Dopo i Tomahawk sulla Siria e gli avvertimenti alla Corea del Nord, adesso tocca all’Iran. È di ieri infatti la notizia che il presidente americano ha chiesto entro novanta giorni una verifica del rispetto dell’accordo sul nucleare, faticosamente raggiunto tra l’amministrazione Obama e il governo di Teheran. Un repentino cambio di attenzione e scenario da parte della Casa Bianca ridimensionato dal portavoce Sean Spicer alla stregua di un passo “prudenziale”, che sembrerebbe però confermare il tratto di imprevedibilità o improvvisazione di Donald Trump in politica estera. Ma in apparenza. Perché secondo le ultime analisi dei servizi occidentali d’intelligence, e non solo dal punto di vista di Washington, l’agenda nordcoreana e iraniana sarebbero una cosa sola, con un denominatore comune: il travaso di tecnologia necessaria allo sviluppo dei rispettivi progetti nucleari.

Il rapporto che lega Pyongyang a Teheran, ma anche a Damasco e viceversa, data almeno 35 anni: stabilito ai tempi dell’invasione dell’Iran da parte dell’Iraq di Saddam Hussein, quando la Corea del Nord diventò un fornitore cruciale di armi per l’esercito ancora sbandato della teocrazia sciita, in pieno embargo e isolata nel mondo. Ebbene, dicono i servizi segreti (italiani compresi), non solo quel rapporto non si è mai interrotto, ma in questi anni e in questi mesi si sarebbe consolidato grazie ad una collaborazione intensa e segreta a favore dei rispettivi progetti nucleari, con l’Iran ufficialmente impegnato a utilizzare l’atomo per scopi civili e la Corea del Nord lanciata invece in un’escalation militare che l’ha vista sviluppare bombe di tipo A e (forse) più devastanti di tipo H (all’idrogeno).

Ma chi avrebbe aiutato chi, fino a che punto e con quali strumenti o know-how? È questa la preoccupazione delle intelligence occidentali che stanno analizzando il rapporto Corea del Nord-Iran alla luce della crisi in corso e le opzioni messe sul tavolo da Donald Trump che vengono considerate tutt’altro che verbali ma assolutamente concrete. Il presidente americano ha ormai sostituito la “pazienza strategica” delle precedenti amministrazioni con la minaccia concreta (anche questo dicono le analisi) di un’azione preventiva o di una ritorsione nel caso di una mossa avventata di Pyongyang, come il lancio di un missile contro la Corea del Sud o la preparazione per un ennesimo test nucleare. E questo per quanto riguarda il regime di Kim Jong-un. Ma la domanda sottintesa nella richiesta di revisione dell’accordo sul nucleare con Teheran fatta ieri da Trump è un’altra e si baserebbe proprio sugli elementi recenti raccolti dall’intelligence: e cioè, gli iraniani continuano davvero ad arricchire l’uranio per le centrali civili, oppure stanno cercando di sviluppare parallelamente e segretamente anche l’atomica?

Un passo indietro sull’intesa per il nucleare tra Teheran e Washington farebbe felici Israele e Arabia Saudita, che non hanno mai digerito il riposizionamento minaccioso della teocrazia sciita al centro dei giochi in Medio Oriente. Ma le conseguenze sarebbero davvero imprevedibili nel teatro di guerra iracheno dove, ad esempio, i reparti speciali della forza Quds iraniana hanno costituito un muro di contenimento irrinunciabile per salvare il Kurdistan dalle mire del Califfato. E dove in cambio di questo supporto, fino all’intervento russo che ha saldato sul campo l’alleanza Mosca-Teheran-Damasco a sostegno di Assad, gli americani si erano persino adattati a chiudere un occhio pur di consentire all’aviazione della Repubblica islamica di entrare nello spazio aereo iracheno e siriano per bombardare le roccaforti dei jihadisti dell’Isis e dei ribelli anti Assad.

Dunque, non due ma tre partite contemporaneamente aperte per il presidente degli Stati Uniti e i suoi strateghi politici e militari, che in due settimane sono passati dal concetto di “America first” a quello di “America first in the world”, rispolverando in fretta il sogno di una nazione superpotenza e arbitro dei destini del mondo, che la campagna elettorale di Trump sembrava aver cancellato.

Sorgente: C’è l’Iran dietro l’atomica nordcoreana?

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  
468 ad
< >

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *