Bologna, 29 aprile 2017 – Il fantasma continua a lasciare tracce dietro di sé, ma resta sempre un passo avanti al piccolo esercito che gli dà la caccia. Sono passate quattro lunghissime settimane dal primo delitto, ma Norbert Feher, alias ‘Igor il russo’, ancora non si trova. Sembra trascorso un secolo da quella terribile notte del 1° aprile, quando il serbo di 36 anni è entrato al bar Gallo di Riccardina di Budrio armato di fucile e pistola per fare una rapina e, dopo una furiosa colluttazione con il titolare, è scappato lasciando a terra il povero Davide Fabbri (guarda le foto). In realtà è passato un mese e da allora sono successe tante cose. Tutte terribili: il secondo delitto a Portomaggiore della guardia volontaria Valerio Verri, la cui unica colpa è stata capitare nel posto sbagliato al momento sbagliato, la fuga senza fine del killer, la perdita di serenità di un territorio che la caccia ai latitanti l’aveva sempre e solo vista in televisione.

Procura e carabinieri hanno messo in campo uno spiegamento di forze imponente: 1.200 uomini di reparti speciali, compagnie territoriali e nuclei investigativi. Cani molecolari e psicologi per tracciare il profilo del fuggiasco. Senza contare i mezzi tecnici: elicotteri, visori notturni, sensori di calore, perfino droni. Uno sforzo enorme e senza precedenti che però, purtroppo, non ha dato ancora il risultato che tutti speravano e che, va detto con onestà, tutti si aspettavano.

I giorni passano e ogni tanto viene trovato un giaciglio di Igor, la sua tana in un casolare abbandonato, il suo ultimo rifugio di fortuna fatto di foglie e rami secchi vicino a un fiume (guarda le foto). Ma il fuggitivo non si trova mai. Un esercito di specialisti tenuto in scacco da uno uomo solo, per giunta ferito. E la domanda che corre di bocca in bocca nella zona rossa fra Molinella e Portomaggiore è sempre la stessa: com’è possibile?

I giorni passano e qualcuno insinua il dubbio che ci siano stati errori e ritardi. Perché le ricerche non sono partite con la stessa intensità subito, fin dal primo omicidio? Perché ci è voluta la seconda vittima per fare arrivare i reparti speciali? E perché, chiede la famiglia Verri, non è stato deciso di togliere dalla zona rossa le guardie ecologiche volontarie? Infine, com’è stato possibile che Igor, intercettato da una pattuglia di carabinieri a Marmorta, sia riuscito a fuggire senza che sia stato sparato nemmeno un colpo? I giorni passano. E il killer è ancora libero.