“L’Italia è il Paese di Masaniello”. Dei commi cancellati e dei passi indietro. Il pasticcio del governo sul depotenziamento dell’Anac è tutto in una battuta di Raffaele Cantone durante la registrazione del Faccia a Faccia, il programma condotto da Giovanni Minoli che andrà in onda stasera alle 22,30 su La7 e del quale sono state diffuse le anticipazioni.

Il presidente dell’Anticorruzione parla dopo giorni di furibonde polemiche innescate dalla vicenda della riduzione dei poteri dell’Autorità che presiede da tre anni in fatto di appalti e terminata con un solenne impegno del governo a fare dietrofront.

Scotta il tema dei poteri cancellati in sordina, sopprimendo il comma che nel testo originario del codice riformato consentiva all’Anac di intervenire su sospette irregolarità prima dei giudici.

Vicenda spinosa che ha provocato irritazioni, accuse incrociate e tentativi degli esponenti più vicini al dossier appalti di scaricare la colpa sui tecnici. Ma parla anche di altro. Della Rai ad esempio, “il mio più grande insuccesso e mi pesa”. Il male peggiore dell’Italia?

La riforma federale del titolo V, “fra le più criminogene del Paese”. Il giornalista incalza l’ospite passando dai temi professionali al vissuto privato che pure s’incrociano, quando Cantone ammette – ad esempio – che l’incarico al fratello da Romeo è stato “inopportuno”. Oppure quando parla di Masaniello, appunto, nel quale non si riconosce e dal quale anzi si sente distante, al punto da cercare “un antidoto nella normalità e nella famiglia”.

IL TAGLIO DEI POTERI: “RETROMARCE TIPICHE DEL NOSTRO PAESE”
Non attribuisce particolari colpe Cantone, non punta il dito, ma formula un j’accuse alla classe politica che farà discutere. Inserisce l’operazione in un preciso contesto, fatto di resistenze e interferenze che arrivano dall’alto: la riforma del codice, infatti, è stata “una rivoluzione copernicana, solo che poi si è fatta retromarcia su molte cose e non si è data la possibilità di attuarlo il codice. Io credo che fosse una buona riforma e il fatto di andare avanti e indietro è un classico del nostro Paese.

Ci sono tante opere incompiute in tutta Italia. Il problema vero è che qualcuno ha pensato che bisogna fare realizzare opere pubbliche per smuovere l’economia non perchè davvero servono. E non smuovono nulla”.

CONSIP: “NESSUNA GUERRA TRA PROCURE” 
Dagli appalti all’appalto: vicenda Consip. Cantone non entra nel merito ma chiarisce che dal suo punto di vista l’indagine non è figlia ne madre di una lotta tra le procure di Napoli e Roma.

“Se le procure controllano fino in fondo la polizia è una garanzia per i cittadini” dice, riferendosi alla nota revisione degli aspetti investigativi che ha portato a indagare il carabiniere del Noe che aveva commesso errori ed omissioni nelle informative trasmesse ai pm campani (attribuendo la frase su Tiziano Renzi a Romeo invece che a Bocchino, omettendo che parte delle sospette inferenze dei servizi sulle indagini erano state fugate).

“MAGISTRATI IN POLITICA? NON SI PUO’ IMPEDIRE”
E dalle indagini a chi indaga e magari poi lascia la toga per fare politica. L’indomani della svolta dell’Anm, che sposa la linea dura su chi rientra nei ranghi della magistratura, il magistrato napoletano al vertice dell’Anac non ha dubbi: “Vanno regolamentate in maniera chiara ma credo che non si posso impedire a un magistrato di fare politica perché rappresenterebbe una violazione di un diritto”.

Anche qui un messaggio alla politica che è alle prese con i casi Emiliano e Finocchiaro e con il ddl che promette di mettere paletti appena approvato alla Camera e rimandato al senato che lo aveva approvato tre anni prima.

CONTRATTI RAI, “IL MIO PIU’ GRANDE INSUCCESSO”
E’ su La7 Cantone, ma parla anche di Rai e di contratti. “E’ stato il mio più grande insuccesso e mi pesa. Abbiamo ricevuto risposte formalistiche sulle assunzioni e in audizione Campo Dall’Orto ha risposto in modo parziale. Abbiamo trasmesso l’informativa alla Procura della Repubblica che sta indagando”.

Vicenda urticante per Cantone che era stato chiamato dal sindacato Usigrai a valutare la regolarità delle nome effettuate dall’ad di Viale Mazzini dopo l’entrata in vigore, il 26 gennaio scorso, del nuovo statuto aziendale che, proprio nelle disposizioni anticorruzione prevede procedure più rigide per la scelta dei dirigenti.

Almeno 11 dei 21 esterni chiamati in Rai, aveva rilevato l’Anac, sarebbero illegittimi. Nel mirino, tra gli altri, quelli di Daria Bignari (Rai3), Gabriele Romagnoli (Rai Sport) e la pluriennale consulenza per Francesco Merlo.

“RIFORMA FEDERALE DELLA COSTITUZIONE: CRIMINOGENA”
Fuori dal mondo catodico invece il dramma, vero, che si consuma sotto gli occhi di tutti e con effetti dirompenti è l’insostenibile effetto della riforma del Titolo V della Costituzione del 2001. “Una delle riforme più criminogene del Paese, il cui effetto più devastante è nella sanità dove ci sono troppi soldi che girano e c’è grande discrezionalità nell’utilizzo”. Cantone promuove invece la Severino “della della quale spesso si chiedono modifiche che invece ha funzionato”.

A suo avviso, con questa normativa “per la prima volta viene messa al centro l’amministrazione per prevenire la corruzione, e non più un’amministrazione da criminalizzare”. Cantone, infine, pur escludendo che ci siano vere e proprie infiltrazioni mafiose nel fronte antimafia, sottolinea tuttavia che “qualcuno si è voluto mettere il distintivo di antimafioso senza esserlo approfittando del brand”.