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Allattare non è mai appartenuto alle donne – Al di là del Buco

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abbattoimuri. – Allattare non è mai appartenuto alle donne – di Beatrice Toniolo

Viviamo in un’epoca di grandi polemiche circa la libertà delle madri di allattare dove vogliono, o meglio, dove capita di trovarsi quando la creatura ne ha bisogno, perchè non siamo più relegate in casa.

Questo del “permesso” di allattare non è affatto un discorso nuovo, anzi ha radici profonde.

La versione dei nostri anni è semplicemente un nuovo capitolo di una saga che ha origini antichissime perchè in quella che sarebbe una funzione fisiologicamente naturale, l’uomo-maschio-marito si è inserito immediatamente, fin dall’Antica Grecia.

Allattare era visto come un ostacolo alla vita di coppia e alla procreazione di altri figli, sia perchè la donna finiva per dedicarsi interamente al figlio, trascurando il marito, sia perchè si pensava che allattare causasse una sorta di sterilità.

La percezione di venire rifiutato dalla moglie e l’urgenza di consumare rapporti sessuali, hanno fatto sì che l’uomo si inserisse immediatamente nel rapporto madre-figlio, politicizzandolo e modificandolo.

D’altra parte, la questione se restare moglie dando precedenza al marito oppure subordinare la propria vita di coppia in favore del nuovo nato, diventando prima madre poi moglie, è tutt’ora attuale e lo dimostrano i numerosi libri che trattano l’argomento, come “Sono una cattiva mamma” di Ayelet Waldman; certo, adesso sono le donne a discuterne, ma il succo del dilemma non cambia, sembra per forza di dover scegliere per che squadra si vuole giocare.

Tornando al passato, nel suo libro “Nelle mani delle donne”, Maria Giuseppina Muzzarelli esplora come l’intervento del marito abbia dato vita all’esercizio del baliatico – o nutrice – una donna meno abbiente pagata per allattare il bambino al posto della madre naturale, così che questa potesse continuare a “servirlo” a letto e sfornare altri bambini. E chi selezionava la balia perfetta?

Chi discuteva di denaro? L’uomo, il padre del bambino. Di istruzioni per la selezione e l’uso della balia scritte da pensatori, più o meno eminenti, uomini, la storia è piena.

Per assicurare al piccolo il nutrimento necessario e mantenere il ruolo centrale del marito, la balia doveva essere bruna, non superare una certa età, meglio se aveva avuto un figlio da poco, era fondamentale non avesse rapporti sessuali durante il periodo d’ingaggio, altrimenti si sarebbe sciupato il latte, avvelenando o indebolendo il prezioso, piccolo cliente.

Per quanto queste poche righe risultino abbastanza degradanti, c’è da considerare che allattare a pagamento è stata una delle prime forme di lavoro indipendente femminile, in un certo senso si può dire che non sia una professione meno antica della prostituzione.

La balia non veniva strapagata, ma acquisiva un’entrata che le permetteva di tirare un sospiro di sollievo; in molti casi, scegliere di fare la balia salvava molte ragazze madri, non sposate per qualsivoglia ragione, di non finire a prostituirsi per mantenere il loro piccolo: potevano sia lasciarlo in un brefotrofio (forse l’esempio più famoso è lo Spedale degli Innocenti di Firenze), che tenerlo, mantenendolo poi coi frutti di quel lavoro meno pericoloso.

In caso il cliente fosse particolarmente ricco, la balia si trasferiva addirittura nella dimora di costui, vivendo se non da signora, quasi.

La balia è stata la prima figura considerata effetivamente donna lavoratrice.
La figura della nutrice arriverà fino agli inizi del ‘900 in Europa, per poi venire sostituita dal latte in polvere.

Parlando delle madri naturali, la loro figura è stata certamente più discussa, manipolata e politicizzata.

Aristotele, riprendendo teorie ancora precedenti, esortava le madri naturali ad allattare perchè il loro liquido continuava a formare il bambino anche dopo la nascita – fermo restando che secondo la teoria dell’emogenesi, la madre non aveva alcun legame di sangue col frutto delle sue viscere: il bambino apparteneva ed ereditava solo il sangue del padre.

Da questa idea, ne scaturirono altre che sconsigliavano l’allattamento da parte delle madri naturali perchè il loro latte avrebbe trasmesso tratti materni, vuoi caratteriali o fisici, al bambino. La madri erano forni, senza identità, senza eredità genetica da trasmettere.

Dopo Aristotele, Rousseau – e poco importa fosse un grandissimo ipocrita che in realtà aveva costretto la compagna ad abbandonare un figlio dopo l’altro negli istutiti d’accoglienza.

Il seno è stato discusso ancora più dell’atto di allattare. Sessualizzato, poi santificato, sessualizzato di nuovo, usato in modo propagandistico, in un turbine dominato dalla volontà del maschio-marito e dalla Chiesa.

Le Madonne che allattano a seno scoperto non sono, come piace pensare a molte, un simbolo di liberazione femminile.

Al contrario. Rientrano nel periodo durante il quale Savonarola predicava di allattare il proprio nato come la Vergine, condannando quelle (ricche ovviamente) che sceglievano di non allattare per motivi estetici.

Esattamente come succede oggi a quelle che optano per ogni tipo di surrogato del latte perchè preferiscono non allattare, ma almeno oggi lo scegliamo noi, mentre all’epoca degli ammonimenti savonaroliani, sembravano tutti “dimenticarsi” del fatto che la scelta circa l’allattamento del proprio figlio, non spettava alle donne.

Ironicamente, la voce della Chiesa entrava in conflitto con i possibili desideri delle donne abbienti (perchè qualcuna che non se la sentisse di allattare, trovando sollievo nella pratica del baliatico voluta dal marito, sarà vissuta) e dei loro mariti.
Allatta come Maria.

Se allatti sei una cattiva moglie e trascuri tuo marito.
Se non allatti, sei una pessima cattolica.

Le mie prediche sono indirizzate a te, donna, anche se a decidere della tua relazione con tuo figlio, è tuo marito, un altro uomo.

L’assimilazione alla Vergine coicide anche con la trasformazione del matrimonio in sacramento (XIII secolo circa), il che significava che la donna divenuta moglie veniva riscattata e acquisiva uno status rispettabile nonostante la perdita della verginità.

La deflorazione rendeva la donna “meno”, ma essere sposata la assolveva dal peccato. Da qui al concetto di stupro quale crimine contro la morale, piuttosto che che contro la persona, il passaggio è evidente.

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L’immagine della Madonna che allatta venne usata dai primi istituti di credito per rappresentare la genorisà, l’elargire ricchezza e quindi, protezione. E forse questo è uno dei momenti storici in cui la figura femminile è stata più policizzata in assoluto.

Nel Seicento, la Vergine che allatta sparisce, era “troppo forte” e poteva turbare le sensibilità. Le raffigurazioni di donne che allattano diventano quindi materiale della pittura profana e può darsi che la problematica del seno mostrato in pubblico oggi, derivi da questa fase: le raccomandazioni da una parte e la raffigurazione anatomica prodotta e fatta circolare di nascosto, un po’ come il porno.

Oggi le donne di moltissime culture possono scegliere come nutrire i figli, a seconda delle proprie necessità fisiche o semplicemente dei propri desideri e certamente, non siamo più costrette a stare in casa.

Ma è anche vero che vivamo nel secolo più sessualizzato e cresciamo con l’idea che il corpo femminile sia un oggetto principalmente preposto al sesso e tutto questo, più i retaggi antichissimi, tornano a galla quando una madre si siede al parco a godersi la bella giornata di sole e scopre il seno per allattare il suo bambino.

Risultati immagini per Allattare non è mai appartenuto alle donneSe da una parte possiamo apprezzare come la scelta di allattare ora non riguardi più gli uomini, bisogna riconoscere come abbia generato attriti fra donne – come molte cose che hanno smesso di essere regolate dai maschi e sono diventate motivo di critiche, anche aspre, da parte di donne ai danni di altre donne – un esempio banalissimo, la suocera.

Il problema ora sembra essere dove allattare e se condividere foto sui propri social sia consono, perchè un seno scoperto è percepito come elemento sessualizzato e mostrarlo è quindi un atto trasgressivo.

Insomma, la questione dell’attamento non solo non si è risolta, ma ancora non appartiene alle donne.

Forse non ci è mai appartenuto e ce ne stiamo impossessando dopo duemila e passa anni.

Fonti:

https://ninafranklinblog.wordpress.com/

http://www.huffingtonpost.com/robin-cassady/the-misconceptions-of-not-breastfeeding_b_7215474.html

http://womensenews.org/2002/08/breastfeeding-in-public-basic-civil-right/

Muzzarelli Maria Giuseppina, “Nelle mani delle donne”, Editori Laterza, 2013

Sorgente: Allattare non è mai appartenuto alle donne – Al di là del Buco

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