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Trump, il ruggito del coniglio nella guerra dei dazi – Remocontro

remocontro.it – Stati UnitiTrump, il ruggito del coniglio nella guerra dei dazi.

l titolo di una storica trasmissione radio rilanciato dal Manifesto che bene fotografa l’attualità. Contro il bando Ue sulla carne agli ormoni, la minaccia di dazi al 100% su alcuni prodotti europei. Nel mirino protezionista di Trump dalla Vespa al Roquefort. La mossa dopo la caduta sull’Obamacare e lo scontro con i repubblicani. 70 giorni di presidenza e una catena di insuccessi, Trump cerca il ricatto di immagine a qualsiasi costo. Di 

Siamo in guerra? Si chiede Fabrizio Tonello sul Manifesto. «Donald Trump vuole scatenare conflitti commerciali con mezzo mondo, umiliare l’Unione Europea, ferire a morte le nostre economie? Forse sì, ma per adesso le indiscrezioni del Wall Street Journal sui dazi del 100% che dovrebbero colpire alcuni prodotti italiani e francesi somigliano più al celebre film del 1959 “Il ruggito del topo”, che all’invasione della Polonia del 1939».

Repubblica ci dice invece che il personaggio fa sul serio: «Trump oggi firma due ordini esecutivi che lanciano l’offensiva protezionista. Per il presidente Usa serviranno a recuperare i 500 miliardi di deficit nella bilancia commerciale con il resto del mondo». Mentre Rampini ci ricorda che è vecchio conto, quello della carne agli ormoni: «Nel 2008 l’organizzazione del commercio mondiale (Wto) diede torto agli europei e ragione agli americani».

A mettere sull’avviso anche il Corriere della Sera. «Il 2016 anno record (40 miliardi) per l’export italiano negli Usa. Il paese d’oltreoceano è il terzo approdo per il «made in Italy» il primo per il settore meccanico e dell’arredamento. Crescita del 18% rispetto al periodo precedente», ci ricorda Carlo Del Frate.

E torna la prima domanda. Siamo in guerra? La guerra in Vespa, all’afrore di Roquefort. O siamo alle comiche? ‘Il ruggito del coniglio’, appunto, storica e starica trasmissione di Radio Rai? Ma il ruggito di Trump c’è stato.
La giustificazione sarebbe l‘ormai antica guerra commerciale attorno alla carne agli ormoni, un contenzioso di vecchia data tra Usa e Ue, che risale a quasi vent’anni fa. Rampini ci ha ricordato il ‘torto commerciale’ Ue. La Commissione Ue aveva proposto di risolvere la disputa nell’accordo commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, il Transatlantic Trade and Investment Partnership, naufragato dopo l’elezione di Trump.

Dai tempi dei ‘cow boy’ la carne è un settore economico importante negli Stati Uniti: le esportazioni valgono 6 miliardi di dollari l’anno e quindi il governo Trump potrebbe imporre dazi su merci europee di valore equivalente.

Per Francia e Italia, partiamo dai due Paesi i cui prodotti sono stati citati nei twitt del personaggio, l’agroalimentare costituisce una voce importante delle esportazioni verso l’America, basta pensare a prodotti come lo champagne, il prosecco, il parmigiano o il foie gras.

Incerti tra il ridere e il piangere, tra la preoccupazione e l’ironia, torniamo al cinema con Fabrizio Tonello. ‘Il ruggito del topo’, da un romanzo dello scrittore irlandese Leonard Wibberley.

La trama, un conflitto commerciale. Peter Sellers, nelle vesti del primo ministro del ‘ducato di Grand Fenwick’, propone una rappresaglia contro gli Stati Uniti a causa della sleale concorrenza che i vini californiani fanno al pregiato Pinot nero delle cantine del minuscolo stato alpino, piazzato in mezzo tra Francia, Svizzera e Italia.

Il film propone lo sbarco a New York di un’armata Brancaleone equipaggiata di archi e frecce, con trionfo finale della vecchia Europa.

Torniamo seri. Trump tromboneggia soltanto, si tratterà di rappresaglie limitate oppure di una strategia globale che crea un diversivo sull’Atlantico per poi colpite il vero bersaglio sull’altro oceano?

La Cina, partner commerciale ben più importante dell’Europa. In campagna elettorale Trump se l’era presa in particolare con le merci cinesi ma qualcuno deve avergli spiegato che un braccio di ferro con Pechino danneggerebbe prima di tutto i consumatori americani, oltre a provocare un crack della Borsa di Wall Street.

Il guaio vero è che la Casa Bianca ha un disperato bisogno di mostrare che sta facendo qualcosa di concreto perché fino ad oggi non ne ha azzeccata una.

La promessa di cancellare “il primo giorno” l’odiata riforma sanitaria di Obama è affondata nel caos del partito repubblicano, incapace di elaborare un modello alternativo. Il bando all’ingresso dei mussulmani è stato bloccato dalle corti federali per incostituzionalità.

Il muro al confine con il Messico è da costruire, e costerà caro, e dei miliardi che servono nessuno pare ne voglia sentir parlare.

Colpo basso con l’ambiente, che certo cancellerà le minime tutele ambientali di Obama, ma, nonostante i tweet di Trump, non riporterà i posti di lavoro promessi ai minatori del Kentucky.
Il ruggito del coniglio, appunto.

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Sorgente: Trump, il ruggito del coniglio nella guerra dei dazi – Remocontro

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