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Lucia Del Grosso »  LA CADUTA DEGLI DEI, UN FILM GIA’ VISTO

Sono decenni, da Tangentopoli o giù di lì, che in Italia si gira sempre lo stesso film. Spazzata via una classe dirigente che aveva abdicato al suo ruolo di guida della Nazione, ma, se non altro, conservava gli strumenti culturali per poter tentare l’impresa, l’Italia si è affidata, sotto l’onda dell’antipolitica, al decisionismo del leader senza legami forti con i partiti, che si affida a personaggi e personaggetti riuniti in cerchi o gigli che non hanno niente di magico, ma sono l’espressione più prosaica dell’affarismo e della cialtroneria.

E questo non ha nessuna attinenza con il moralismo, che sia ben chiaro, perché è una tragedia politica, è una tara genetica di sistema:  se saltano i meccanismi di controllo esercitati da partiti che coltivano l’effettiva partecipazione degli iscritti e militanti non ci si può stupire della permeabilità dei cerchi o gigli dei leader a frequentazioni losche, con conseguente zoppìa di chi va con lo zoppo, secondo il noto proverbio.

Dopo decenni di ascesa e caduta di dei non ancora impariamo questa verità palmare e ci affidiamo alla magistratura per decidere il destino dei leader che ci hanno deluso. E perché mai non ci dovrebbero deludere? Senza un pensatoio collettivo rappresentato dai partiti che rappresentano ciascuno un pezzo di società non c’è progetto condiviso e di ampio orizzonte, c’è solo la scalata al potere e, se tutto va bene, un riformismo dall’alto che non suscita passione e partecipazione di popolo.

Ma è solo l’ipotesi più ottimistica, che già è molto triste.

Nei fatti il riformismo di cui hanno dato prova i leader senza partito è stata una restaurazione tinteggiata di demagogia.

Ma si continua a ripetere compulsivamente lo schema e sempre nella stessa sequenza:

1) la magistratura scoperchia vasi di merda che non si sa se poi avranno esiti giudiziari, ma sempre puzzolenti sono;

2) iniziano le sconcertanti dissociazioni dal capo caduto in disgrazia (i topi hanno più dignità, per lo meno rischiano di affogare attirati dai gorghi della nave che affonda);

3) caduta del dio (l’attributo di “dio” non è un’esagerazione: vi ricordo che nell’Olimpo degli antichi greci non c’erano solo dei cinconfusi di luce e bellezza, ma anche divinità miserabili e grottesche. A noi sono toccate queste ultime, che ci volete fare);

4) ritornello: “Torniamo allo spirito originario del PD”, coro: “Rifondiamo il centrosinistra”;

5) e qui si entra in loop e non se ne esce più.

I futuri studenti di storia saranno fortunati perché potranno compendiare decenni di storia in questi pochi passaggi.

Ma tutti sono speranzosi di liberarsi finalmente di Renzi e di celebrare primarie vere di centrosinistra, che sono una festa della democrazia perché incoronerà il leader che ricomincerà da capo questa spirale infernale.

E nessuno avrà il coraggio di dire che la sinistra invece ha bisogno di un bel bagno ristoratore nell’acqua gelata dell’opposizione per ritessere la tela dei legami con la sua gente e riprenderne la rappresentanza. No, qualcuno c’è, ma si prende le accuse di minoritarismo, mancanza di cultura di governo e irrilevanza politica.

Continuiamo così, mi raccomando, non azzardiamoci a fare nessuna autocritica che stiamo andando benissimo, appuntamento tra tre o quattro anni davanti ad un altro magistrato.

 

Sorgente: Lucia Del Grosso » Blog Archive » LA CADUTA DEGLI DEI, UN FILM GIA’ VISTO

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