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La proposta italiana alla Ue: tre fondi per occupazione, banche e riforme – Il Sole 24 ORE

membri sul fronte dell’occupazione, delle crisi bancarie e per dare piena attuazione al piano nazionale delle riforme. E le risorse? Arriverebbero da una quota parte delle imposte e delle tasse che banche e imprese versano nelle casse dei rispettivi Stati di appartenenza. Dunque nessuna tassa aggiuntiva, ma come spiega Vieri Ceriani, consigliere del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, «né nuove, né maggiori tasse: semplicemente, meno gettito agli Stati, più gettito all’Europa, per bilanciare il fatto che alcune spese vengono accentrate».

Non solo una cooperazione rafforzata nella difesa, la sicurezza e l’immigrazione, ma anche su disoccupazione, riforme e banche. L’obiettivo su cui si sta lavorando al Mef sarebbe dunque quello di dare alla Ue una nuova spinta propulsiva migliorando, spiega ancora Ceriani, l’operatività della zona euro. Come raccomanda lo stesso Parlamento europeo si potrebbe aggiungere al fianco del bilancio dei 27 anche un bilancio specifico su risorse proprie per l’Eurozona, da spendere per affrontare «alcune sue specificità».

Al primo posto ci sono «gli shock asimmetrici, con riequilibri pesanti in termini di crescita e disoccupazione». Ecco allora che si potrebbe prevedere un fondo di assicurazione europeo per ridurre la disoccupazione. Un fondo certamente non sostitutivo ma che al contrario viaggi di pari passo con quelli nazionali. Un’altra specificità sono gli effetti positivi che le riforme strutturali fatte da un Paese hanno sugli altri, data la forte interconnessione delle economie. I piani nazionali di riforma sono parte essenziale del patto di stabilità e crescita. Troppe volte però restano sulla carta e la stessa Commissione europea nell’esprimere il parere sullo stato di attuazione non riesce a fornire la spinta necessaria per arrivare a risultati concreti. Quindi si potrebbe immaginare un fondo che cofinanzi le riforme nazionali. Darebbe un senso ad un ministro delle Finanze dell’euro-area, che dovrebbe gestire i fondi per i Piani nazionali di riforma usando un sistema di incentivi, carota e bastone.

Si tratterebbe in sostanza di un’erogazione di incentivi da parte dell’Europa ai governi nazionali chiamati ad attuare le riforme necessarie. Al crescere degli obiettivi raggiunti aumenterebbero le risorse erogate dal fondo e dunque da Bruxelles; se gli obiettivi non fossero raggiunti, i fondi sarebbero tagliati.

I fondi comuni per la disoccupazione e per le riforme, come detto, verrebbero finanziati non da nuove tasse ma da una parte del gettito dell’imposta sulle società. A condizione, però, che si arrivi alla definizione di una base imponibile armonizzata. «La base imponibile armonizzata per le imprese è già un progetto europeo», ricorda Ceriani. «I Paesi sarebbero liberi di fissare le aliquote, ma quelli dell’euro-area potrebbero, come per l’Iva, destinare una parte del gettito delle imposte sugli utili a questo bilancio comune».

Stessa logica potrebbe essere applicata al sistema bancario. «Quello che versano le banche, o una parte di quello che versano, come risorsa propria dell’euro-area potrebbe finanziare gli strumenti dell’Unione bancaria, che è un’altra importante specificità dell’euro-area». Oltre agli strumenti per il bail-in, si potrebbero potenziare gli strumenti per fronteggiare le crisi sistemiche, potenziando la dote del Fondo di risoluzione bancaria.

Sorgente: La proposta italiana alla Ue: tre fondi per occupazione, banche e riforme – Il Sole 24 ORE

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