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Docenti in prestito da altre Facoltà per scongiurare il numero chiuso – La Stampa/Torino

lastampa.it – Docenti in prestito da altre Facoltà per scongiurare il numero chiuso. A Comunicazione, Economia e Chimica rischia di scattare la tagliola.

All’Università è nata una cabina di regia sui numeri chiusi, coinvolge gli studenti ed è stata affidata alla prorettrice Lorenza Operti. Deve decidere entro maggio quali corsi potranno restare a numero aperto. Il ministero chiede alle Facoltà di migliorare, lamenta l’ateneo, ma non riesce a fornire sufficienti risorse

fabrizio assandri
TORINO – La prorettrice Elisabetta Barberis garantisce: faremo di tutto per non tornare ai numeri chiusi. Il decreto ministeriale che sposta verso l’alto i requisiti minimi del numero di docenti necessari per ogni corso, però, rischia di azzoppare la politica di inclusione verso tutti gli studenti. E ha fatto scattare l’allarme.

Con il progressivo aumento di matricole ci sono corsi che sempre più faticano a rientrare in quei requisiti, o sono già fuori.

Si tratta di Comunicazione, Economia, Scienze internazionali, Scienze naturali, Chimica. Barberis non dice espressamente che sono tutti a rischio numero chiuso, ma è chiaro che è una possibilità. E se non è quest’anno, se continua il trend, sarà il prossimo.

IN SOFFERENZA

L’ateneo punta a racimolare i docenti mancanti da altri dipartimenti meno in sofferenza.

Un prestito. Ma si può fare fino a un certo punto: perché non si può mandare un chimico a insegnare filosofia. È nata una cabina di regia sui numeri chiusi, aperta agli studenti e affidata alla vicerettrice Lorenza Operti, dovrà decidere entro maggio.

«Non sappiamo se ce la faremo a tenere a numero aperto i corsi più in difficoltà», ammette Barberis. Mette le mani avanti: «La decisione del ministero è sensata: punta a migliorare la qualità della didattica. Ma finisce per punire gli atenei più virtuosi che attirano studenti e che hanno visto per contro calare i docenti, per i blocchi al turnover».

In pratica, il ministero chiede agli atenei di migliorare, ma non fornirebbe sufficienti risorse. A rimetterci sono gli studenti: tagliati fuori da corsi che danno lavoro e che dovranno restringere come un imbuto gli accessi. «Per ogni universitario la media di spesa è 7-8 mila euro. Ma noi tra tasse e fondi ministeriali riceviamo un contributo ben inferiore».

LEGGI ANCHE: Politecnico: non arriva la stretta sul numero chiuso 

«MANOVRA RESTRITTIVA»?

Un’ipotesi, che al momento non trova conferma in rettorato, potrebbe essere una manovra «restrittiva»: l’esclusione dei fuoricorso per i quali il ministero non dà risorse dagli sconti sulle tasse. In questo contesto generale si inserisce anche la polemica dei precari che chiedono all’ateneo più assunzioni.

Per quanto riguarda i numeri chiusi, Economia è chi più concretamente va in questa direzione. Lo hanno chiesto, con una delibera interna, i due dipartimenti di Economia e commercio e di aziendale: avevano abolito il numero chiuso solo un anno fa. Ma l’aumento di oltre il 30 per cento di studenti (ad aziendale da 1177 a 1530) fa saltare il rapporto coi docenti previsto dal decreto.

DAL PICCO ALLA CRISI

I paletti fissati dal documento ministeriale riguardano le lauree umanistiche, non le scientifiche. Ma queste ultime hanno un altro problema. Due anni fa molte hanno tolto il numero chiuso, da Scienze Naturali a Chimica a Scienze agrarie, e ora hanno «troppi» studenti. Un anno fa c’è già stata la marcia indietro di Tecnologie alimentari, che tornò al numero chiuso. Ad essere in crisi sono tutti i corsi che hanno avuto un picco.

Gli studenti dell’area della comunicazione sono cresciuti del 115 per cento in tre anni. Nella sola Scienze della comunicazione sono passati da 306 a 507. A Scienze internazionali +51 per cento, la triennale da 295 studenti a 406. «Ci mancano quattro o cinque docenti, l’ateneo s’è impegnato a trovarli e per ora il numero chiuso è scongiurato», dice Franca Roncarolo, direttrice del dipartimento di Culture, Politiche e Società, prima a lanciare l’allarme.

A Economia sembra che i numeri siano più alti: ne mancherebbero una trentina. «Non è un problema dei singoli corsi – insiste -. Bisogna agire sull’insieme. Informatica, che per ora regge, è passata in tre anni da 349 studenti a 539. Corriamo ai ripari adesso, o la situazione esploderà».

Sorgente: Docenti in prestito da altre Facoltà per scongiurare il numero chiuso – La Stampa

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