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Il ruolo del giornalismo nell’era delle ‘fake news’ | l’Unità TV

Se il giornalismo cessa di svolgere il proprio ruolo nella formazione di un’opinione pubblica consapevole, inseguendo le logiche del sensazionalismo e dei click facili, a risentirne è la tenuta dell’intero sistema democratico di un paese

Continua la guerra tra Donald Trump e i media tradizionali, continuano a essere diffuse fake news e “alternative facts”, continuiamo tutti noi a stupircene. Eppure, dal caso Brexit (ricordate
la falsa promessa del fronte del Leave di poter destinare 350 milioni a settimana al servizio sanitario nazionale anziché all’UE, smentita dallo stesso Nigel Farage qualche ora dopo la chiusura dei seggi?) alla proposta grillina di istituire “giurie popolari” contro giornali e TG, la politica post-fattuale conta molti esponenti anche su questa sponda dell’Atlantico.

Il punto è che quando la categoria dei “fatti” inizia a essere contaminata dalle falsità (ancorché verosimili), diventa difficile per il pubblico discernere di volta in volta i fatti da veri da quelli “alternativi”. Questo, tuttavia, non vuol dire che dobbiamo arrenderci a un mondo senza verità. Ma quando la sfera pubblica è inquinata e ampie fasce di cittadinanza non sono più in grado di distinguere quali verità sono vere e quali no, si aprono scenari nuovi per le nostre democrazie. I punti di vista e le “notizie” verosimili hanno la capacità di viaggiare sul web in modo virale, giocando sul sensazionalismo e adattandosi ai nuovi media in modo più efficace rispetto alle notizie prodotte dalle vecchie redazioni dei quotidiani.

Nell’era della carta stampata, era proibitivo per la gente comune sfidare il potere della stampa. Oggi viene molto più naturale diffidare di ciò che viene presentato come un fatto, specie se è in contrasto con le nostre esperienze quotidiane e con le nostre opinioni. Nell’era digitale, è più facile che mai pubblicare informazioni false, che possono essere condivise rapidamente e prese per vere da una grande platea di cittadini. Che l’informazione distorta sia prodotta in buona fede da cittadini impauriti di fronte alla complessità del mondo globale, o in modo deliberato da soggetti interessati a trarne profitto economico o politico, il risultato non cambia.

Oggi stiamo assistendo a un cambio di paradigma nel ruolo del giornalismo e ad una svolta in senso consumistico nel mondo dell’informazione. Accanto alla vocazione originale a creare un pubblico informato e a rafforzare perciò le difese immunitarie del sistema democratico, se ne sta affermando un’altra basata essenzialmente sulla ricerca di click facili. Come conseguenza di questo sistema alimentato dai social media assistiamo alla creazione di “bolle” di disinformazione in cui si rafforzano i pregiudizi personali non sulla base di fatti accertati ma sulla base di opinioni (quando va bene) o fake news (quando va male).

Quando scorriamo il feed di Facebook sul nostro telefono tutte le storie hanno lo stesso aspetto, che provengano da una fonte credibile o meno. Questo non può essere considerato solo come il problema di un business – quello del giornalismo tradizionale – in crisi ormai da decenni. A preoccuparci non dovrebbero essere soltanto i giornalisti che rischiano di perdere il proprio posto di lavoro, bensì quello che rischiamo di perdere tutti noi nei processi decisionali che guidano le nostre scelte politiche.

Se il giornalismo cessa di svolgere il proprio ruolo nella formazione di un’opinione pubblica consapevole, inseguendo le logiche del sensazionalismo e dei click facili, a risentirne è la tenuta dell’intero sistema democratico di un paese. Tenendo questo a mente, la delegittimazione condotta da Trump – e, in Italia, da Beppe Grillo – ai danni dei maggiori media mainstream nazionali assume i contorni di un chiaro disegno politico.

Il giornalismo tradizionale, però, deve riuscire a tirarsi fuori da solo da questa minaccia alla propria sopravvivenza, rinnovandosi profondamente e trovando nuovi modelli di business. Non può essere il potere politico a salvare il proprio “cane da guardia”, pena il trionfo degli stessi movimenti populisti che hanno accumulato parte delle proprie fortune denunciando l’asservimento dell’establishment dell’informazione a quello della politica. Il giornalismo deve riuscire a rinnovarsi mantenendo intatta la propria autorevolezza, operazione tanto più difficile quando il clima generale nella società è avverso all’establishment (compreso quello giornalistico) e la fiducia nelle istituzioni tradizionali è in caduta libera.

La cattiva notizia è che le fake news non smetteranno di circolare facilmente, neanche minacciando sanzioni penali per chi le diffonde – come proposto da un recente DDL al Senato.  La buona notizia è che fino a quando ci saranno le bufale, i media tradizionali manterranno intatta la propria ragion d’essere.

Sorgente: Community – Il ruolo del giornalismo nell’era delle ‘fake news’ | l’Unità TV

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