Legge elettorale, dalla Consulta le motivazioni della decisione: garantire maggioranze omogenee – Repubblica.it

9 Febbraio 2017 0 Di luna_rossa

In 99 pagine i motivi in base ai quali la Corte costituzionale il 25 gennaio scorso ha dichiarato la parziale illegittimità dell’Italicum. “Il ballottaggio avrebbe falsato rappresentatività ed eguaglianza del voto”

ROMA – E’ stata depositata la sentenza con cui la Corte costituzionale spiega perché, il 25 gennaio scorso sancì la parziale illegittimità dell’Italicum. In 99 pagine i punti bocciati dalla Consulta che riguardavano, in particolare, il ballottaggio e la libertà di opzione per i capilista eletti in più collegi. Si tratta delle sentenza n. 35/2017, relativa alla legge n.52/2015, lunga 100 pagine è firmata dal presidente della Corte, Paolo Grossi, e dal giudice relatore Nicolò Zanon.

La soglia di sbarramento introdotta con l’Italicum “non è irragionevolmente elevata” e “non determina di per sè, una sproporzionata distorsione della rappresentatività dell’organo elettivo”, scrivono i giudici. La Corte evidenzia che “non può essere la compresenza di premio e soglia, nelle specifiche forme ed entità concretamente previste dalla legge elettorale, a giustificare una pronuncia di illegittimità del premio: ben vero che qualsiasi soglia di sbarramento comporta un’artificiale alterazione della rappresentatività di un organo elettivo, che in astratto potrebbe aggravare la distorsione pure indotta dal premio”.

La legge elettorale deve garantire maggioranze omogenee tra Camera e Senato. La Corte Costituzionale “non può esimersi dal sottolineare che l’esito del referendum ex art. 138 Cost. del 4 dicembre 2016 ha confermato un assetto costituzionale basato sulla parità di posizione e funzioni delle due Camere elettive”, è la premessa.

In tale contesto, prosegue la Consulta, la Costituzione, “se non impone al legislatore di introdurre, per i due rami del Parlamento, sistemi elettorali identici, tuttavia esige che, al fine di non compromettere il corretto funzionamento della forma di governo parlamentare, i sistemi adottati, pur se differenti, non devono ostacolare, all’esito delle elezioni, la formazione di maggioranze parlamentari omogenee”.

“Le modalità di attribuzione del premio attraverso il turno di ballottaggio determinano una lesione” perché per come è congegnato l’Italicum “il premio attribuito al secondo turno resta un premio di maggioranza e non diventa un premio di governabilità”. Per questo tale premio deve essere vincolato all’esigenza costituzionale “di non comprimere eccessivamente il carattere rappresentativo dell’assemblea elettiva e l’eguaglianza del voto”. Lo scrive la Corte Costituzionale nelle motivazioni sull’Italicum.

La Consulta spiega che con l’Italicum “una lista può accedere al turno di ballottaggio anche avendo conseguito al primo turno un consenso esiguo, e ciononostante ottenere il premio, vedendo più che raddoppiati i seggi che avrebbe conseguito sulla base dei voti ottenuti al primo turno. Le disposizioni censurate riproducono così, seppure al turno di ballottaggio, un effetto distorsivo analogo a quello che questa Corte aveva individuato nella sentenza N.1 del 2014, in relazione alla legislazione elettorale previgente”.

Per la Corte costituzionale “ben può il legislatore innestare un premio di maggioranza in un sistema elettorale ispirato al criterio del riparto proporzionale di seggi, purché tale meccanismo premiale non sia foriero di un’eccessiva sovrarappresentazione della lista di maggioranza relativa”. In questo caso, però, la Corte ravvisa una “lesione” della Costituzione per le “concrete modalità dell’attribuzione del premio attraverso il turno di ballottaggio” laddove “prefigura stringenti condizioni che rendono inevitabile la conquista della maggioranza assoluta dei voti validamente espressi da parte della lista vincente”.

“L’assenza nella disposizione censurata di un criterio oggettivo, rispettoso della volontà degli elettori e idoneo a determinare la scelta del capolista eletto in più collegi, è in contraddizione manifesta con la logica dell’indicazione personale dell’eletto da parte dell’elettore”, scrive la Consulta nella parte della sentenza sull’Italicum dichiarando illegittima l’opzione del collegio da parte dello stesso candidato che abbia una pluricandidatura. La Corte ha individuato come criterio da applicare quello del sorteggio, “che restituisce, com’è indispensabile, una normativa elettorale di risulta anche per questa parte immediatamente applicabile all’esito della pronuncia”. “Ma appartiene con evidenza alla responsabilità del legislatore sostituire tale criterio con altra più adeguata regola, rispettosa della volontà degli elettori”, avverte la Corte.

La legge elettorale che deriva dall’Italicum dopo la sentenza della Consulta che cancella il ballottaggio “è idonea a garantire il rinnovo, in ogni momento” della Camera. “Infatti – si legge nelle motivazioni – qualora all’esito del primo turno, la lista con la maggiore cifra elettorale nazionale non abbia ottenuto almeno il 40 per cento dei voti validi espressi, s’intende che resta fermo il riparto dei seggi tra le liste che hanno superato le soglie di sbarramento”.

E’ legittimo il sistema dei capilista bloccati previsto dall’Italicum, in quanto l’elettore ha comunque la possibilità di scegliere i candidati nell’ambito di liste brevi ed esprimendo fino a due preferenze. “Mentre lede la libertà del voto un sistema elettorale con liste bloccate e lunghe di candidati, nel quale è in radice esclusa, per la totalità degli eletti, qualunque indicazione di consenso degli elettori, appartiene al legislatore – spiegano i giudici della Consulta – discrezionalità nella scelta della più opportuna disciplina per la composizione delle liste e per l’indicazione delle modalità attraverso le quali prevedere che gli elettori esprimano il proprio sostegno ai candidati”.

“Alla luce di tali premesse”, le norme contenute nell’Italicum “non determinano una lesione della libertà del voto dell’elettore, presidiata dall’articolo 48, secondo comma, della Costituzione. Il sistema elettorale previsto” dalla legge all’esame della Corte “si discosta da quello previgente (Il Porcellum, ndr) per tre aspetti essenziali: le liste sono presentate in cento collegi plurinominali di dimensioni ridotte, e sono dunque formate da un numero assai inferiore di candidati; l’unico candidato bloccato è il capolista, il cui nome compare sulla scheda elettorale (ciò che valorizza la sua preventiva conoscibilità da parte degli elettori); l’elettore può, infine, esprimere sino a due preferenze, per candidati di sesso diverso tra quelli che non sono capilista”.

Il “permanere del criterio del sorteggio” dopo la ‘bocciatura’ dell’opzione arbitraria dei capilista eletti in più collegi, “restituisce, com’è indispensabile, una normativa elettorale di risulta anche per questa parte immediatamente applicabile all’esito della pronuncia, idonea a garantire il rinnovo, in ogni momento, dell’organo costituzionale elettivo”, spiega la Corte sottolineando però che “appartiene con evidenza alla responsabilità del legislatore sostituire tale criterio con altra più adeguata regola, rispettosa della volontà degli elettori”.

Italicum (modificato)
per la Camera
Consultellum
per il Senato
Sistema Proporzionale con premio di maggioranza Proporzionale
Premio di maggioranza Alla lista più votata che ottiene su base nazionale più del 40% Nessun premio
Liste Solo capilista bloccati Niente liste bloccate
Preferenze Due preferenze Una preferenza
Soglie di sbarramento 3% su base nazionale Su base regionale:

  • 8% per la lista (3% se la lista è in una coalizione)
  • 20% per le coalizioni
Collegi elettorali 100 + collegio estero 20, uno per ogni regione, + collegio estero

La Consulta – nella sua nota – aveva spiegato che “la legge è suscettibile di immediata applicazione”. Ovvero sui sistemi elettorali in Italia non si è creato un vuoto normativo e quindi se il presidente della Repubblica decidesse di sciogliere le Camere (sulla spinta dei partiti che tifano per il voto) si potrebbe andare a votare immediamente. Anche se con una legge elettorale che, di fatto, è diventato un sistema proporzionale con un premio di maggioranza difficile da raggiungere.

SCHEDA – Italicum e Consultellum: se si votasse oggi come eleggeremmo Camera e Senato

COSA CAMBIA DELL’ITALICUM – Il nuovo Italicum resta un sistema elettorale proporzionale (ovvero il numero di seggi verrà assegnato in proporzione al numero di voti ricevuti). Il calcolo sarà fatto utilizzando la regola “dei più alti resti” e sarà fatto su base nazionale.

Stop al ballottaggio. La caratteristica principale dell’Italicum era il secondo turno. Ovvero che tra i due partiti più votati senza raggiungere il 40% dei voti si tenesse uno ‘spareggio’ due settimane dopo per assegnare una maggioranza assoluta dei seggi della Camera. La Consulta ha bocciato questo aspetto che quindi scompare dalla legge.

Sì al premio di maggioranza. Via libera della Corte Costituzionale invece al premio di maggioranza alla lista più votata, se questa dovesse ottenere almeno il 40% dei voti. Alla lista saranno assegnati 340 seggi su 617 (sono esclusi dal calcolo il seggio della Valle d’Aosta e i 12 deputati eletti all’estero): si tratta del 55% dei seggi.

Candidature multiple. La consulta non ha toccato il sistema delle candidatura plurime, quindi un capolista potrà essere inserito nelle liste in più di un collegio elettorale, come già succedeva nel Porcellum, fino a un massimo di 10. Quello che la Consulta ha bocciato è la possibilità – in caso di elezioni in più di un collegio – che sia l’eletto a scegliere in quale collegio risultare eletto. In questo caso interverrà invece un sorteggio.

SCHEDA – Cosa resta dell’Italicum

COSA RESTA – Sono molti i punti che non sono stati toccati e su cui la Corte non è dovuta intervenire. Eccoli:

Capilista bloccati – Le liste non sono bloccate, ma i suoi capilista sì. Questo punto non è stato toccato dalla Consulta. Quindi i capilista saranno i primi ad ottenere un seggio, mentre dal secondo eletto in poi intervengono le preferenze (ogni elettore ne potrà esprimere due), reintrodotte rispetto al Porcellum.

Questo sistema avrà come conseguenza che i partiti più piccoli, che difficilmente eleggeranno più di un parlamentare in una circoscrizione, vedranno eletti i capilista, mentre i partiti più grandi avranno anche una quota di parlamentari scelti con le preferenze.

Soglie di sbarramento. L’Italicum prevede una distribuzione dei seggi su base nazionale ma al tempo stesso, per limitare il proliferare di gruppi parlamentari, al riparto potranno accedere solo le liste che supereranno la soglia del 3%.

È prevista anche una soglia per le minoranze linguistiche nelle regioni che le prevedono: lo sbarramento è del 20% dei voti validi nella circoscrizione dove si presenta.

Circoscrizioni più piccole e tornano le preferenze. Invece delle 27 circoscrizioni previste dalla precedente legge elettorale si passa a circoscrizioni di dimensione minore. Saranno 100 collegi (in media di circa 600mila abitanti ciascuno) e in ognuno verranno presentate mini-liste, in media di 6 candidati.

L’eccezione in Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta. La legge prevede che la regione Val d’Aosta e le province di Trento e Bolzano siano escluse dal sistema proporzionale. Qui si voterà in nove collegi uninominali (8 per T.A.A. e 1 per la Val d’Aosta), come già avveniva con il precedente sistema elettorale. Se alla regione Trentino-Alto Adige sono assegnati più di 8 seggi, questi verranno assegnati con il sistema proporzionale.

Quote rosa. Nessuno dei due sessi potrà essere rappresentato in misura superiore al 50% (con arrotondamento all’unità inferiore) e nella successione interna alle liste nessun genere potrà essere presente per più di due volte consecutive. Inoltre ciascuno dei due sessi può essere rappresentato massimo nel 50% dei capilista e se l’elettore esprimerà due preferenze, dovranno essere relative a due candidati di sesso diverso, pena la nullità della seconda preferenza.

Nessuna di queste ipotesi garantisce che a essere elette sarà un numero consistente di donne, tutto dipenderà da come saranno scritte le liste e dalle preferenze che le donne otterranno.

Sorgente: Legge elettorale, dalla Consulta le motivazioni della decisione: garantire maggioranze omogenee – Repubblica.it

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