Le continue polemiche nel Pd stanno provocando ferite profonde ed inguaribili | l’Unità TV

6 Febbraio 2017 0 Di luna_rossa

La discussione ed il confronto non deve far paura, se corretta e rispettosa

Ma cosa deve diventare esattamente il Pd? Era la domanda che ponevo in un articolo, tempo fa. Ma soprattutto, in questi giorni più che mai, c’è da chiedersi piuttosto cosa sia diventato. Perché ció chesi legge, ovunque, dai social ai giornali, è una continua ed insostenibile guerra fratricida, che non prelude a nulla di buono. Non sono mai mancati gli attacchi della minoranza al Segretario, ed ex premier Renzi, lo sappiamo bene. Molti lo hanno vissuto sulla propria pelle come militanti, avendolo sostenuto nelle prime file. Ma questo era nei patti, nei giochi del perimetro della tanto decantata Democrazia. E va bene.

Durante la campagna referendaria è stata più forte l’opposizione interna che quella esterna al partito, ed anche qui la dice lunga sul tipo di comportamento che di democratico ha ben poco. I NO hanno vinto, con tanto di brindisi e gaudio di chi non aspettava altro che l’occasione per “riprendersi ” quello spazio occupato “indebitamente” (così dicevano) da Matteo Renzi, tanto da chiederne, oggi, da parte di alcuni addirittura le dimissioni.

Le ha date, come giusto, da Presidente del Consiglio. Perché mai dovrebbe darle da Segretario? Per caso ha fallito come dirigente di partito? No. Possiamo dire che hanno sbagliato fortemente altri, che invece di unirsi in nome di “quell’unità” che oggi sbandierano ai quattro venti, hanno fatto di tutto per schierarsi contro. Si, possiamo dirlo. Ed è a questi ” vecchi signori” della politica che mi rivolgo, da vecchia militante e con la stessa domanda iniziale.

Cosa volete esattamente per il nostro Pd? Cosa pensate debba diventare ( e come) per tornare ad essere credibili così da non permettere avanzata di forze politiche o movimenti che di democratico hanno ben poco? Mi pare che si faccia di tutto per evitare di guardare oltre le baruffe chioggiotte e ci si soffermi sulle proprie leadership per riaffermare se stessi, più che la collettività di cui si è responsabili.

Nei territori qualcuno ha iniziato percorsi partecipati chiedendo contributi, molti gli interventi che si uniscono al coro della mancata unità, salvo poi, ovunque, leggere che l’obiettivo è destabilizzare comunque e sempre il Segretario. Ed in tutta questa bagarre ci sarebbero i milioni di sostenitori che ascoltano, seguono, leggono, provano a capire, spesso inascoltati, soli, isolanti, inutili, sbigottiti. Tutti noi, semplici militanti, apprendiamo dai media le invettive, gli attacchi, le decisioni, le divisioni, le guerre intestine ed ogni giorno viviamo in attesa di buone cose.

Noi tutti, che abbiamo sempre messo faccia, testa e cuore. C’è chi chiede al Segretario le dimissioni, e c’è chi lo invita a maggiore coerenza e decisionismo, e non ad accomodamenti di sorta. Ed è quella moltitudine di persone che, esattamente sette anni fa, in una stazione dismessa chiamata Leopolda, ha seguito convintamente l’idea di un rinnovamento politico, sapendo che avrebbe comportato dissensi e ripercussioni ( e lo abbiamo ben visto) ma non certo sognava di tornare al punto di partenza. E dunque, se è vero come è vero, che politica è “un bene comune”, dobbiamo tutti sforzarci di immaginare una nuova forma della soggettività politica che sia pluralista, inclusiva, che sempre più incoraggi e organizzi la partecipazione dei cittadini, degli elettori.

Perché non è poi così sbagliato volere un “nuovo” Partito che sia davvero democratico, dove la gente possa contare, presente con risposte ai territori, magari avvalendosi di esperti nei vari temi. Come si può pensare di avere consensi con questo clima? Oggi ciò che appare è solo la guerra per la leadership che il voler lavorare su programmi. Ed in nome della presunta “unità” si continua a commettere errori, perché è un’idea che al momento risulta impossibile.

Ferite profonde ed inguaribili stanno venendo in luce, esattamente come le contraddizioni nella comunicazione dei vari personaggi, leader di se stessi, in cerca di riposizionamento. È davvero l’ora di finirla, perché così continuando inizieremo, dapprima, con il perdere comuni importanti, per arrivare a perdere, poi, anche le elezioni nazionali. Guardiamoci in giro, con occhio attento e laico, fuori dalle nostre personali similitudini a quello od a quell’altro rappresentante politico che meglio ci identifica, e chiediamoci che immagine stiamo offrendo al palcoscenico politico.

Io sogno ancora un partito, nato nel 2007, dove tutti veramente possano contribuire alla costruzione e attuazione di una buona politica, fatta di rispetto e condivisione, non di accozzaglia opportunamente messa in campo. E se da un lato occorre mantenere saldi i valori del progressismo, dall’altro il PD necessita di una notevole infusione di liberalismo. E quindi, caro Matteo, e caro Pd, anche io mi unisco al coro del #nonconcilio.

E per me rimane ancora intatto l’obiettivo che ci siamo dati anni fa, quello di cambiare il Paese, in meglio, per farlo diventare una nazione moderna, civile, accogliente, prospera e ricca di valori che abbiamo. Un ideale troppo grande? E cosa è la politica se non perseguire gli ideali? Non ci siamo spaventati nel 2009. E non lo faremo certo oggi. Ovunque si parla di conciliare. Nelle varie Amministrative si negano valutazioni di eventuali candidature per non ” spaccare” ulteriormente il partito, si decide sopra la testa dei militanti, si escludono dalla scena persone in grado di dare contributi importanti. Ovunque è cosi, non ne faccio un caso isolato, sarebbe assai migliore.

E chi riesce a candidarsi alle primarie, per me ancora e sempre un momento altamente democratico, viene visto come il nemico. Conciliare, trovare l’unità di partito, certamente obbiettivo importante e perseguibile, ma con questo incedere bellicoso? Ecco perché, caro Matteo, ci siamo uniti in tanti al coro di chi ti sostiene e sostiene anche che la rottamazione non sia mai, di fatto, avvenuta. Rottamazione di metodi vecchi e vecchia visione politica, non certo di persone che possono ancora essere risorse importanti. E se nei territori più di qualcosa non va, di chi è la responsabilità? Non certo nostra. E si badi bene, non è un attacco a te, bensì a tutto il Pd.

Chiedevamo attraverso di te, quel rispetto e quella meritocrazia, l’ascolto e la partecipazione ed il potere decisionale. Ma non è stato possibile. Quale paura, quale ansia ora, così da generare l’arresto del percorso iniziato. Lo sapevi, e lo sapevamo tutti che i mal di pancia sarebbero arrivati. Sin dalla prima Leopolda ho respirato assieme a migliaia di persone, aria di cambiamento, di vera democrazia, quella che non riuscivo più a vedere nel mio partito. Un partito di cui sono fiera essere stata parte della costituente, e che ancora oggi riveste interesse ed importanza per i miei ideali. Un partito democratico, dove la democrazia però viene tirata fuori dal cassetto solo quando serve a cavalcare la tigre delle varie tornare elettorali, che siano essi congressi o elezioni.

Se davvero fosse l’unità vera il fine, sarei la prima ad essere al fianco della minoranza, e sicuramente non sarei la sola. Ma sappiamo bene che così non è. E non mi si dica che in un partito si deve stare con chi vince e con chi viene scelto come candidato, non accetto lezioni da nessuno, perché quando ero minoranza, ed ho perso le elezioni, ho agito sempre esattamente così. Da Bersani a Bertinelli.

Un minuto dopo la vittoria i miei auguri, i complimenti e la mia totale disponibilità. Cosa che non vediamo e non abbiamo visto mai fare da altri. Ed oggi, da donna che crede ancora fortemente in questo progetto e che ancora milita in questo partito, che nonostante la crescita degli ultimi, soffre di defezioni, inviterei a rivolgere uno sguardo ai Circoli, molti già chiusi o esistenti solo sulla carta, alla mancata partecipazione alle riunioni che paiono essere più condominiali che politiche, ben documentate oggi dal pericoloso strumento che è Facebook. Oggi non si mente più, oggi si contano i presenti. E dovunque, nonostante l’elogio alla grande partecipazione, spesso c’è il deserto. Perché da un po’, la gente la sera preferisce stare a casa in famiglia, che perdere tempo sulle sedie di un circolo. Per cosa? E quindi, nuovamente e seriamente dico, rivolgendomi al Segretario ed ai Segretari del mio territorio, sicuri che non sia il caso di prendere coscienza di ciò che siamo diventati e che sia necessaria davvero una discussione costruttiva e senza rivendicazioni ? E, magari, iniziare a creare progetti e programmi che potranno, poi, essere la linea del prossimo o prossimi candidati? I temi non mancano certo. Sono i temi che da sempre connotano la sinistra. Più volte ho espresso l’idea di una piattaforma da creare, che possa ricevere contenuti dagli iscritti, anche attraverso i Circoli sia territoriali che on line. Nome pensate potrebbe essere davvero la svolta necessaria? Senza paura, senza ansia. Ma con discussione leale e schietta. La discussione ed il confronto non deve far paura, se corretta e rispettosa. E poi il Congresso, ma che sia davvero aperto e non utile a posizionare le persone. E non addossiamo la totale responsabilità alla maggioranza o alla minoranza. Perché ognuna ha la sua fetta di colpe. E più tempo passa più il malato si aggrava. In questa società sempre più liquida, il lungo tempo delle discussioni, anche necessario, rischia però di aggravare il malato, e condurlo alla fine. Sappiatelo.

Sorgente: Community – Le continue polemiche nel Pd stanno provocando ferite profonde ed inguaribili | l’Unità TV

Spread the love
  •  
  •   
  •   
  •   
  •  
  •