La palude in cui ci troviamo – unità.tv

2 Febbraio 2017 0 Di macwalt

Lo stand dell'Unitàunità.tv- La palude in cui ci troviamo. È arrivato il momento in cui tutti sono chiamati a un atto di responsabilità –  @unitaonline

ndr – un vero quotidiano cmq deve essere plurale e non sempre arroccato su posizioni filo-governative. Non un bollettino di partito, ma specchio informativo delle Società contemporanee; consenso e dissenso ..  Anche per questo non sono mai d’accordo nella chiusura forzata e no di ogni foglio di informazione, per la difesa della nostra Libertà di stampa [email protected]

Ci sono diversi modi di uccidere un giornale. Si può decidere di farla finita con un taglio secco, una decisione chiara e netta, oppure si può decidere di lasciare che si spenga a poco a poco senza che nessuno faccia nulla. Per l’Unità , evidentemente, è stata scelta la seconda opzione.

Quella di ieri doveva essere la giornata delle decisioni: far vivere l’Unità (e quindi ricapitalizzare) o decretarne la fine mettendo l’azienda in liquidazione. Si è scelto di non scegliere e paradossalmente in qualche modo anche questa è una scelta.

L’assemblea dei soci ordinaria che si sarebbe dovuta tenere ieri è stata rinviata al 10 febbraio. Si è scelto insomma di lasciar passare altro tempo senza dare risposte alla redazione che da mesi continua a porre domande precise e chiedere garanzie per la sopravvivenza del quotidiano e il mantenimento dei livelli occupazionali. In questa vicenda, come abbiamo sempre detto, nessuno può credersi assolto. Sopratutto adesso.

Non l’azionista di maggioranza, che in queste settimane ha eluso ogni confronto rispondendo con gli insulti e le minacce alle più che legittime istanze della redazione. Non il Partito Democratico, che nello stesso tempo non è andato oltre le rassicurazioni vuote sull’impegno per il futuro del giornale. In queste ultime settimane ci sono stati paventati licenziamenti di massa, e ad ora nessuno ha ritirato questa minaccia.

È stata adombrata la concreta possibilità della messa in liquidazione della società che edita il giornale, e nessuno ha sgombrato il tavolo da questo rischio. Anzi, l’ennesimo rinvio ci preoccupa ancora di più soprattutto per gli esiti di un braccio di ferro senza precedenti fra i soci di cui soltanto i lavoratori rischiano di restare vittime. Il rimpallo di responsabilità, lo scaricabarile, i veleni incrociati e le veline fatte circolare ad arte e ad orologeria per screditare sono le armi di chi ha scelto di infilare questo giornale nella palude e lasciarlo affondare senza assumersi la responsabilità dell’assassinio.

Noi non assisteremo inermi a questo scempio anche a costo di restare da soli a difendere il futuro de l’Unità e i nostri posti di lavoro. È arrivato il momento in cui tutti sono chiamati a un atto di responsabilità: non ci può essere più spazio per i personalismi, per le accuse incrociate, per le minacce o per interviste rilasciate fuori tempo e fuori luogo da figure che rappresentano l’azienda ma sembrano disconoscere il proprio ruolo.

Non offendete la comunità ampia dei lavoratori, dei lettori e degli elettori di centrosinistra che nell’Unità si riconoscono ancora.

Il comitato di redazione de l’Unità

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 unità.tv- La palude in cui ci troviamo
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