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Trump alla Casa Bianca con un governo di maschi, bianchi e ricchi

Con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti arriva un governo formato in stragrande maggioranza da uomini bianchi, molti ricchi, molti ex militari. Sono infatti appena tre le donne del governo Trump – già soprannominato il governo dei miliardari dal momento che nel loro insieme valgono, secondo Politico, una fortuna di circa 35 miliardi di dollari, cifra che non ha precedenti nella storia – ed uno solo il ministro afroamericano, nessuno in un dicastero di rilievo, come dipartimento di Stato, Tesoro o Giustizia.La miliardaria Betsy DeVos, ardente sostenitrice della scuola privata, con un patrimonio familiare di oltre 5 miliardi, è stata nomina ministro dell’Istruzione. Elaine Chao, che è la moglie del leader della maggioranza Gop al Senato, Mitch McConnell, ai Trasporti e la governatrice, di origine indiana, Nikki Haley sarà il nuovo ambasciatore all’Onu. Mentre l’unico afroamericano, il medico Ben Carson che è stato avversario di Trump alle primarie, sarà ministro dell’Edilizia popolare.Ma la questione che provocando polemiche è il fatto che Trump, che ha vinto le elezioni promettendo il pugno di ferro contro gli immigrati ispanici senza documenti e la costruzione di un muro sul confine con il Messico, non abbia nominato nessun ministro ispanico. Così per la prima volta dal 1988, dagli ultimi mesi della seconda amministrazione Reagan, attorno al tavolo della White House Cabinet Room non vi sarà nessun rappresentante della principale minoranza etnica del Paese. Gli ispanici nel 2014 erano 55 milioni, vale a dire il 17% della popolazione del Paese, e, come è noto, il loro numero è in costante ascesa.In realtà dovrà passare ancora qualche giorno prima che Trump potrà riunire l’intero suo governo alla Casa Bianca: ad oggi infatti hanno ottenuto la conferma al Senato solo il generale Mattis, alla guida del Pentagono, e il generale Kelly, alla Sicurezza Interna. Trump, che entra alla Bianca con un’impopolarità record del 54%, anche su questo fronte registra un altro record negativo, dal momento che erano decenni che un presidente si insediava senza un gruppo consistente di ministri confermati.Ad allungare i tempi del processo di conferma – anche se non si prevedono bocciature o sorprese dal momento che i repubblicani hanno la maggioranza al Senato e le nuove regole impediscono ai democratici di bloccare le nomine con il filibuster – sono non solo questioni politici ma soprattutto questioni etiche e di conflitti di interessi posti dai patrimoni ed investimenti dei nominati.Ecco la lista dei principali ministri di Trump, a partire dai due confermati.James Mattis, DifesaEx generale dei Marines, 66 anni, in prima linea in Afghanistan ed in Iraq, dove ha partecipato alla battaglia di Falluja, comandante dell’Us Central Command fino al 2013, anno in cui è andato in pensione, Mattis è noto per le sue dichiarazioni taglienti e schiette che gli sono valse il soprannome di ‘mad dog’. Nel 2005 finì al centro di una controversia per aver detto “è divertente sparare contro delle persone” parlando alle reclute a San Diego. Contrario alla politica di Barack Obama in Medio Oriente ed in particolare all’accordo sul nucleare con Teheran, ha definito l’Iran come “la singola più duratura minaccia alla pace ed alla stabilità” nella regione.John Kelly, Sicurezza InternaIl 66enne generale dei Marines a riposo fino allo scorso febbraio guidava l’U.S. Southern Command, che coordina le operazioni militari in centro e sud America ed ha anche la supervisione della prigione di Guantanamo. Ha 40 anni di carriera militare alle spalle, ed è un Gold star father avendo perso il figlio militare ucciso in Afghanistan nel 2009. La sua scelta da parte di Trump è anche dovuta al fatto che il generale ha ha infatti più volte lanciato l’allarme riguardo al fatto che dal Messico possono entrare negli Stati Uniti, insieme al flusso di migranti, droga e terroristi, attaccando i “burocrati” di Washington che non prendono in considerazione queste minacce e insistendo sulla necessità di rafforzare la difesa militare del confine meridionale.Rex Tillerson, segretario di StatoL’Ad Exxon Mobil che Donald Trump ha nominato segretario di Stato, incarico che Barack Obama nel 2009 diede ad una donna Hillary Clinton, è finito sotto il fuoco di fila delle domande dei senatori, tra i quali anche il repubblicano Marco Rubio, che hanno messo in discussione i suoi troppo stretti rapporti con la Russia e con Vladimir Putin. Senza contare le preoccupazioni per il rischio di conflitto di interessi a cui potrà essere esposto il capo della diplomazia americana dopo che per decenni ha guidato il gigante petrolifero, dotato in una propria agenda geopolitica. Da parte sua, Trump nell’annunciare la nomina di Tillerson aveva rivendicato questo aspetto un ‘grande vantaggio”: “è molto più di un manager, è un attore di classe mondiale, è alla guida della compagnia più grande del mondo, e per me è una grande vantaggio che conosca, e conosca bene, molti degli attori globali”.

Jeff Sessions, segretario alla Giustizia

Sempre motivi politici, ma di politica interna, hanno reso burrascosa l’audizione di Jeff Sessions, il senatore dell’Alabama, che Trump ha nominato segretario alla Giustizia, incarico che Obama nel 2009 diede all’afroamericano Eric Holder, poi sostituito da un’altra afroamericana Loretta Lynch. Senatori democratici, e anche dimostranti in aula, hanno infatti ricordato come negli anni ottanta il senatore, allora procuratore nello stato del profondo Sud, non era stato confermato giudice federale dalla stessa commissione che lo valuta oggi perché accusato di razzismo nei confronti degli afroamericani. Un viatico certamente controverso per il ministro che oltre ad avere in mano uno dei dossier più delicati dell’amministrazione Trump, quello sull’immigrazione, si troverà a gestire anche le tensioni razziali profonde riemerse in America con le proteste per l’eccessivo uso della forza da parte della polizia contro gli afroamericani. Trump e Sessions hanno già fatto dichiarazioni pubbliche riguardo alla necessità di contrastare quella che definiscono “cultura anti-polizia” che si è diffusa nel Paese.

Steven Mnuchin, segretario al Tesoro

Fa parte del consistente drappello di ex Goldman Sachs entrati nel governo di Trump che ha fatto campagna elettorale attaccando le elite di Washington e di Wall Street. In effetti Goldman Sachs è una tradizione di famiglia del 53enne finanziere, di fede ebraica: suo padre, Robert, ha lavorato per 33 anni nella banca e il fratello Alan, è il vice presidente. Mnuchin ha lavorato 17 anni nella banca arrivando nel 1999 all’incarico di chief information officer. Dopo che Mnuchin ha lasciato, dopo un periodo al fianco George Soros, ha fondato il proprio private equity fund, Dune Capital Management, registrata alle Cayman. Il suo più famoso, e controverso, investimento è stato l’acquisto della banca IndyMac, specializzata in mutui per l’acquisto di case, nel momento più drammatico della crisi finanziaria del 2009. Rifondata e trasformata in OneWest, la banca ha raddoppiato le filiali ed aumentato il capitale, ma è finita sotto accusa per la politica aggressiva di pignoramenti e discriminazioni nei confronti dei proprietari di casa afroamericani.

Sorgente: Trump alla Casa Bianca con un governo di maschi, bianchi e ricchi

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