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Terremoto – Rigopiano, l’hotel è ormai solo una tomba | l’Unità TV

A 6 giorni dalla tragedia sale ancora il numero delle vittime accertate

Quel che tutti temevano è diventato realtà: l’hotel Rigopiano è come una tomba e dal resort a quattro stelle vengono estratti soli i corpi delle vittime. Nessuno dice ufficialmente che non c’èpiú alcuna possibilitá
di trovare vivo chi ancora manca all’appello, ma i silenzi valgono più di mille parole.

Lunedì, quando i vigili del fuoco sono riusciti finalmente a bucare il muro che separava la parte già controllata dell’hotel dalle cucine e dalla zona bar. Speravano che dietro a quel muro di cemento armato spesso 80 cm la furia della valanga avesse risparmiato almeno qualcosa. Una stanza, un angolo dove le persone rimaste intrappolate avessero potuto trovare riparo. In fondo è quel che è successo per i bimbi nella sala biliardo e per i sopravvissuti nella hall, vicino al camino. Ma non è andata cosi’: “Dietro quel muro – spiegano – c’è un ammasso di neve ghiacciata e compatta, tronchi d’albero, fango, detriti della frana e pezzi di cemento. Tutto frullato insieme. Mai vista una cosa simile. L’unica cosa che ci possiamo augurare, a questo punto, è che siano tutti lì e che li troviamo prima possibile”.

Da là dentro, lunedì sera, hanno estratto quattro corpi. Ma era solo l’inizio: in venti ore ne hanno recuperati altri nove, cinque uomini e quattro donne.  Poi stanotte altri 3, due di sesso femminile e uno di sesso maschile. Sale così a 21 il numero delle vittime e scende ad 8 il numero dei dispersi. Alcuni di loro devono ancora essere identificati, e tra questi ci sarebbe anche Faye Dane, il rifugiato senegalese che lavorava in hotel e il cui nome non era stato inizialmente inserito nella lista dei dispersi.

Cinque sono i corpi che sono stati identificati oggi: sono quelli di Paola Tomassini, Marco Vanarielli, Pietro Di Pietro, Stefano Feniello e dell’amministratore dell’ albergo, Roberto Del Rosso. “Si va avanti, dobbiamo terminare il lavoro – dice il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio -. E’ un lavoro complicato e lo sapevamo fin dall’inizio, ma andiamo avanti”. Parole ribadite da Luigi D’Angelo, il funzionario del Dipartimento della Protezione Civile al centro di coordinamento dei soccorsi a Penne. “Non ci fermeremo fino a quando non avremo la certezza che non ci sia piu’ nessuno” sotto le macerie o sotto la neve. “Stiamo scavando nel cuore della struttura e dobbiamo continuare a cercare fino alla fine”.

Sia Curcio sia D’Angelo sorvolano sul fatto che le ricerche, ormai, sono concentrare sui morti, anzichè sui vivi. Ma anche in questo caso le parole servono a poco davanti alle immagini che i soccorritori continuano a girare dove una volta c’era l’hotel. L’unica possibilità che qualcuno sia potuto sopravvivere, infatti, era riposta nell’integrità dei locali al piano terra: dei tre piani che formavano il corpo principale dell’hotel, quello dove c’erano le camere degli ospiti, non è rimasto più nulla. Il tetto spiovente, crollato dopo esser stato travolto dalla valanga, ha schiacciato completamente tutti e tre i piani. I soccorritori non ci sono neanche andati, a cercare lì dentro. Perchè, se qualcuno era in camera, è morto nell’istante in cui la massa di neve ha colpito l’albergo.

La sensazione di tutti, dunque, è che si stia davvero arrivando alla parola fine. Diversi volontari del soccorso alpino e della Guardia di Finanza hanno già iniziato a smobilitare e lassù sulla montagna si procede alla rimozione delle macerie e della neve con le ruspe. Ma fin quando l’ultimo corpo non sarà restituito ai familiari, nessuno abbandonerà mai quell’albergo maledetto.

Intanto i due fidanzati superstiti, Giorgia Galassi e Vincenzo Forti, sono stati ascoltati per oltre 5 ore dal maggiore dei carabinieri Massimiliano di Pietro, comandante del Nucleo investigativo, e dal tenente colonnello dei carabinieri forestale, Annamaria Angelozzi, presso il Comando provinciale dei carabinieri di Pescara. Davanti agli investigatori avrebbero ricostruito tutti i fatti precedenti alla slavina che la scorsa settimana ha travolto l’hotel Rigopiano di Farindola.

Una testimonianza che nei prossimi giorni aiuteranno a ricostruire quanto successo nelle ore immediatamente precedenti alla tragedia. Nel frattempo, però, oggi è stato possibile aggiungere un tassello a quanto è accaduto subito dopo. Secondo quanto riportato da Repubblica, nei cinque minuti della chiamata che il centralino del 113 girò alla sala operativa del Ccs, il Centro di coordinamento dei soccorsi attivato la mattina stessa nella prefettura di Pescara, si è consumato un terribile equivoco. All’origine dell’incomprensione tra la funzionaria e il ristoratore che aveva chiamato per avvertire della slavina che si era abbattuta sull’Hotel, c’è stato un altro stabile poco lontano. Si tratta di una stalla di un piccolo imprenditore di Farindola che lì produce formaggio. La stalla, come l’Hotel, era stata raggiunta dalla valanga e aveva subito dei danni. Cosa che ha sviato la funzionaria che al telefono dice: “Questa storia gira da stamattina. I vigili del fuoco hanno fatto le verifiche a Rigopiano, è crollata la stalla di Martinelli”. Un’incomprensione che potrebbe aver fatto ritardare i soccorsi di circa un’ora, stando alla valutazione fatta dalla procura di Pescara, ma che non avrebbe inciso in maniera rilevante nelle successive operazioni di soccorso.

Sorgente: Terremoto – Rigopiano, l’hotel è ormai solo una tomba | l’Unità TV

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