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SUSANNA CAMUSSO su “Avgi”Stato sociale e lavoro le sfide della crisi.-Argyrios Argiris

SUSANNA CAMUSSO su “Avgi”:
“Stato sociale e lavoro le sfide della crisi”
Abolire i voucher nelle urne e proteggere i diritti in Italia e in Europa
L’intervista ad A. Panagopoulos è stata pubblicata su “Avgi” Domenica 22 Gennaio 2017.

“Abbiamo raccolto 3,3 milioni di firme perché vogliamo abolire i voucher e garantire la trasparenza negli appalti pubblici con i referendum e ricorrere alla Corte europea contro i licenziamenti “facili””, ha sottolineato su “Avgi “ di domenica 22 gennaio, Susanna Camusso, la segretaria generale del più grande sindacato italiano la CGIL, e grande amica del popolo greco nella nostra lotta comune contro l’austerità.

-La sentenza della Corte Costituzionale ha aperto la strada per il voto su due dei referendum proposti dal vostro sindacato…
La Cgil ha detto che ha cominciato la campagna per i referendum e è pronta a lottare per vincere. Abbiamo iniziato già una campagna di informazione di tutti i quadri del sindacato e abbiamo cominciato a mobilitare i suoi membri e la società. Allo stesso tempo siamo in attesa che il governo fissi la data per il referendum.

-Perché Cgil ha proposto un referendum per l’abolizione dei licenziamenti senza giusta causa, che è stato respinto dalla Corte Costituzionale, e i voucher?
Chiediamo l’abolizione dei voucher, perché da uno strumento per alcuni lavori occasionali si è trasformato in “lavoro di sostituzione” del lavoro strutturato, con il risultato di essere convertito in uno strumento di un’ulteriore forma di precariato e di relazioni industriali flessibili consentendo un vero e proprio dumping nei luoghi di lavoro.
La loro estensione a tutti i settori è un ulteriore esempio della politica seguita da tutti i governi per allargare i lavoro flessibili e temporanei. Abbiamo incaricato la nostra assemblea di regolarizzare i pochi lavori occasionali che non hanno nulla a che fare con l’uso esplosivo dei voucher nel nostro paese.

-Come avete vissuto la negazione del referendum per l’abolizione dei licenziamenti senza giusta causa da parte della Corte costituzionale?
Per quanto riguarda il cosiddetto articolo 18 dello “Statuto dei Lavoratori”, che il governo ha abolito e noi vogliamo ripristinare perché tocca i diritti fondamentali dei lavoratori, come i licenziamenti senza giusta causa o i licenziamenti collettivi, aspettiamo che la Corte Costituzionale pubblichi le ragioni del rigetto, anche se sapevamo fin dall’inizio le difficoltà per far passare il referendum. Naturalmente noi non abbiamo smesso di lottare per la tutela dei diritti dei lavoratori. La nostra lotta sarà ancora più forte in quanto i dati ufficiali pubblicati oggi dal istituto di prevenzione a livello nazionale, l’INPS, registrano un’esplosione dei licenziamenti disciplinari del 27% nei primi undici mesi del 2016.
La Cgil non si arrende e farà ricorso alla Corte europea contro le nuove disposizioni contrarie alla contrattazione collettiva e che non tutelano più i lavoratori dal licenziamento, nemmeno in presenza di una sentenza giudiziaria, in quanto il datore di lavoro può offrire una compensazione e insistere sul licenziamento. Abbiamo bisogno di proteggere i lavoratori contro i cosiddetti licenziamenti illegali.

-Avete raccolto 3,3 milioni di firme per chiedere i referendum e porre il tema della centralità del lavoro in un periodo di crisi di rappresentanza e del movimento sindacale in Europa. Come ci siete riusciti?
La storia della Cgil è la storia dei lavoratori e del lavoro nel nostro paese. Se non affrontiamo il tema della centralità del lavoro non possiamo affrontare la questione delle disuguaglianze, l’impennata delle quali caratterizza questa crisi. Dobbiamo cercare le risposte alla crescita delle disuguaglianze.
I rapporti di lavoro dei giovani rappresentano un grosso problema che è in continua espansione. Non possiamo rinunciare alla lotta ai nazionalismi e ai populismi. Dobbiamo tornare alle grandi questioni che uniscono i lavoratori, l’occupazione e lo stato sociale. Solo così possiamo uscire dalla crisi che tormenta da anni l’Europa.

-Il recente incontro tra Gentiloni e la Merkel a Berlino è svolto in mezzo a una polemica sull’industria dell’auto dei due paesi, in un momento in cui Luxottica “guarda” a Parigi, Italcementi è passata nelle mani dei tedeschi, Alitalia “parla” quasi arabo, e una parte del vostro settore bancario francese. Si vede il rischio di de-industrializzazione del paese o di un dumping?
Dobbiamo sottolineare che la nostra prima proposta riguarda il “Piano per l’occupazione”, perché abbiamo proposto e proponiamo come creare posti di lavoro nel nostro paese e quali scelte di politica industriale dobbiamo fare. Il fatto che abbiamo venduto e vendiamo i “gioielli di famiglia” dimostra che non abbiamo una strategia industriale. La crisi ha frantumato e distrutto circa un quarto dell’attività produttiva in Italia. Per questo motivo dobbiamo partire dalla questione del “Piano per l’occupazione”.
Il lavoro degradato e malpagato, il lavoro “qualsiasi” pur che qualcuno lavori, i piccoli lavoretti sono elementi della crisi, del tipo di sviluppo che abbiamo e del tipo di produzione che abbiamo. Il “Piano per l’occupazione” e la qualità del lavoro vanno insieme.

-Un “Piano per l’occupazione” non ha bisogno di investimenti pubblici? In Italia stanno cercando di imporre ulteriori nuovi tagli per 3,4 miliardi, subito dopo il voto della legge di bilancio che contiene tagli per 5,5 miliardi.
Dobbiamo passare ad un sistema fiscale più equo e costringere i ricchi a pagare le tasse. Non è solo una questione di giustizia, ma anche una possibilità di reperire risorse per gli investimenti e la creazione di posti di lavoro. Sottolineiamo che il “Piano Juncker” non era sufficiente e che l’Europa fa un grosso errore continuando ad applicare le politiche di austerità e che dobbiamo puntare sulla ripresa avendo come asse gli investimenti, investimenti pubblici e privati.

-In primavera si terrà a Roma il Consiglio europeo per gli 60 anni dalla creazione della CEE e in seguito l’Unione europea, che attualmente sta affrontando una profonda crisi …
La Cgil, in collaborazione con i sindacati europei, sta progettando una presenza massiccia per l’anniversario dei 60 anni dalla istituzione delle istituzioni comunitarie perché l’Europa in questo momento rappresenta il campo per elaborare un’uscita dalla crisi. I sindacati possono unire i lavoratori in opposizione al nazionalismo e al populismo. L’Europa deve procedere immediatamente al cambiamento per evitare un’ulteriore frammentazione. Deve cambiare immediatamente la sua politica e dare risposte ai problemi sociali e a quelli del lavoro. Dobbiamo rifiutare il rigore fiscale e le privatizzazioni, ed elaborare un nuovo modello di cittadinanza attorno ad un nuovo modello sociale concentrandoci sul lavoro e sullo stato sociale.

Sorgente: (80) Facebook

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