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Spiegelman: “Trump è un demagogo. Nei gesti del suo governo ci sono i segni dell’odio” – La Stampa

foto – Art Spiegelman, 68 anni, è un fumettista americano. È uno dei fondatori della rivista «Raw»

lastampa.it – Spiegelman: “Trump è un demagogo. Nei gesti del suo governo ci sono i segni dell’odio”Il fumettista: peggio di quanto mi aspettassi. Vuole distruggere le fondamenta dell’America

paolo mastrolilli, inviato a washington

Quando risponde al telefono, Art Spiegelman chiede un momento per riflettere, «altrimenti il mio primo istinto sarebbe rovesciarle addosso una valanga di insulti, che non potrebbero essere pubblicati sul suo giornale». Poi l’autore di «Maus» si ricompone, e attacca: «Steve Bannon, il consigliere di Trump autore dei suoi decreti, è uno xenofobo, antisemita e misogino, legato ai gruppi neonazisti di Alt Right. Trump non è abbastanza sofisticato per capirlo, ma tutto questo è parte di un piano preparato e annunciato pubblicamente da tempo dai suprematisti bianchi. Non a caso, il decreto sul bando dei musulmani è stato firmato proprio nel Giorno della Memoria dell’Olocausto».

Sta dicendo che lo hanno fatto apposta?

«Certo, sono antisemiti. Non vi siete accorti che nel comunicato per il Giorno della Memoria non c’era nemmeno la parola ebreo? Qualcuno lo ha fatto notare, pensando che si trattasse di una svista, ma la Casa Bianca ha confermato che non voleva citare di proposito gli ebrei, ricordando l’Olocausto».

Secondo lei perché?

«Era un segnale lanciato ai gruppi neonazisti di Alt Right, che Trump ha sempre tollerato al suo fianco. America First è uno slogan razzista e suprematista».

Lei è nato in Svezia da una coppia di ebrei polacchi sopravvissuti all’Olocausto, e quando era bambino vi trasferiste negli Usa. Sta paragonando la sua esperienza a quella dei rifugiati di oggi?

«Esatto».

E sta dicendo che l’America ha perso il senso di solidarietà e accoglienza offerta a voi?

«La storia dell’accoglienza degli ebrei negli Stati Uniti dopo l’Olocausto è meno rosea di quanto si racconti, e ora quella stessa repulsione viene applicata ad altri esseri umani. Trump è molto peggio di quanto mi aspettassi, nel suo governo ci sono tutti i simbolismi iniziali del fascismo».

Lui dice che il bando non è contro i musulmani, ma contro i terroristi che minacciano di colpire l’America.

«È fuori dalla realtà. Primo, nella lista dei Paesi banditi non ci sono Egitto e Arabia, quelli da dove venivano gli attentatori dell’11 settembre, e anche quelli dove Trump ha interessi commerciali. Secondo, dal 2001 ad oggi gli Usa non sono stati più colpiti da terroristi venuti dall’estero: o siamo stati fortunati, oppure le misure di prevenzione adottate dalle amministrazioni repubblicane e democratiche hanno funzionato. Terzo, tutti gli esperti di sicurezza sostengono che per proteggere il Paese bisogna concentrarsi sugli individui che vogliono attaccarlo, non su interi Stati in maniera indiscriminata. Questo è un provvedimento che non ha alcun senso pratico, è solo un atto politico demagogico. Qualcuno ha detto che la Statua della Libertà piange: vogliono distruggere le fondamenta dell’America».

Però oltre 60 milioni di elettori hanno votato Trump, aspettandosi questo genere di provvedimenti. Perché?

«Dicono che sia stata una risposta alla crisi economica. In parte è vero, ma io vedo soprattutto una reazione a dove sta andando l’America. Abbiamo avuto il primo presidente nero, i matrimoni gay, il dibattito sui bagni bisex, come peraltro sono in tutte le nostre case. Una parte della popolazione si è ribellata. Io devo dividere il bagno con un finocchio? Farmi ordinare da un nero come comportarmi, e poi da una donna? Le elezioni di novembre sono state il colpo di coda, l’ultimo conato della parte peggiore della mia generazione. Ma quando passerà, se Trump non farà troppi danni, torneremo sulla strada che stavamo percorrendo».

Come?

«Dobbiamo riscoprire la mentalità dei miei cari Anni Sessanta, quando la gente decise di organizzarsi e mobilitarsi contro un potere che violava i suoi diritti. Io sono stato alla marcia della donne, un esempio della resistenza permanente da costruire. Per fortuna, il sistema giudiziario sta già reagendo. Dobbiamo tornare al volontariato, l’organizzazione di base dell’origine. Poi è necessario riformare il Partito democratico, affinché a guidarlo non sia solo un settantenne come Sanders. Bisogna fare in modo che l’America esca da questo disastro, usandolo per mettersi definitivamente alle spalle l’ideologia che lo ha provocato».

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Sorgente: Spiegelman: “Trump è un demagogo. Nei gesti del suo governo ci sono i segni dell’odio” – La Stampa

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