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Sistema Credit Suisse, ecco la lista dei 
nomi eccellenti – l’Espresso

espresso.repubblica.it –  Sistema Credit Suisse, ecco la lista dei 
nomi eccellenti. Il vero patrimonio offshore degli Aleotti. 
I conti esteri del fratello di Verdini. Il tesoro 
del deputato Genovese. L’elenco dei presunti evasori a cui la banca svizzera prometteva l’anonimato   –  di Paolo Biondani

Una carovana di furgoni blindati con un’enorme quantità di banconote, 700 milioni di franchi svizzeri, in viaggio tra Lugano e Vaduz.

E altri 600 milioni di euro nascosti con un contratto in codice tra la Confederazione elvetica e le Bermuda. Sembrano scene da film, ma sono le basi economiche del più grande bottino scoperto in Italia con anni di indagini fiscali: il tesoro esentasse di una potente famiglia di industriali farmaceutici di Firenze.

Che ora svetta in cima alla lista dei presunti evasori del «sistema Credit Suisse». In compagnia di molti altri clienti italiani, a cui la banca prometteva l’anonimato. Imprenditori, manager, banchieri.

Ma anche intestatari di fortune misteriose. E personaggi legati alla politica. Come un parlamentare siciliano e il fratello (e partner d’affari) di un senatore toscano da anni al centro degli equilibri del potere nazionale.

Il colosso di Zurigo è la prima banca accusata dalla procura di Milano di aver aiutato migliaia di italiani a nascondere all’estero fiumi di denaro, alimentati dall’evasione fiscale e da altri possibili reati. Le prove raccolte, tra cui spiccano le istruzioni ai funzionari interni per tenere segreti i clienti italiani (rivelate dall’Espresso nel febbraio 2016 nell’articolo “ Manuale del perfetto evasore ”), hanno convinto Credit Suisse a chiedere il patteggiamento per il reato di riciclaggio.

La banca elvetica ha accettato di versare 101 milioni all’Agenzia delle Entrate e altri 8 milioni e mezzo di sanzioni. Chiusa l’inchiesta sulla banca, ora il fisco comincia a presentare il conto ai clienti identificati dopo i primi due anni di indagini.

[[(article) Manuale
 del perfetto evasore: così viene aggirato il fisco]]

Il nucleo di Milano della Guardia di Finanza aveva acquisito, con una perquisizione del dicembre 2014, i codici di oltre 13 mila soggetti (persone o società) che, grazie all’interposizione dell’istituto, hanno portato all’estero somme enormi: circa 14 miliardi. Gran parte dei file però sono criptati, mentre i soldi sono mescolati in conti anonimi, che fanno meramente da contenitore.

Finora l’Agenzia delle Entrate ha identificato circa tremila italiani. Metà hanno già approfittato dello scudo del 2009-2010 o della voluntary disclosure del 2015. Gli altri 1.500 non hanno mai chiesto sanatorie e ora rischiano sanzioni pesanti.

Quasi tutti risultano titolari di apparenti contratti assicurativi, studiati per garantire l’anonimato (e quindi ribattezzati polizze-mantello) e nascondere i soldi alle Bermuda.

I clienti italiani di Credit Suisse sono a conoscenza del fatto che il fisco indaga su di loro. Alcuni hanno addirittura fatto causa in Svizzera per violazione del segreto bancario. In attesa dei processi, bisogna presumere che siano tutti innocenti e possano giustificare i capitali esteri. L’unica certezza per ora è che il fisco li accusa di aver evaso una montagna di tasse. Ecco i primi casi accertati da oltre dieci milioni.

Il Forziere dei toscani

Ettore Verdini, 68 anni, è accusato di aver nascosto all’estero più di 13 milioni di euro. L’imprenditore e consulente toscano ha un fratello molto in vista: il senatore Denis Verdini, ex capo dei parlamentari berlusconiani, poi diventato leader di Ala, il gruppo di centro-destra che ha sostenuto i governi Monti, Letta e Renzi.

Gli inquirenti stanno approfondendo il caso per verificare se si tratti solo di redditi personali non dichiarati. Ettore Verdini è azionista di alcune società che non navigano nell’oro: ha un quinto delle azioni ed è amministratore della Watertech, una fabbrica di contatori che nel 2015 gli ha garantito una quota di utili per circa 200 mila euro; inoltre è contitolare di tre immobiliari e di una holding che hanno dichiarato perdite complessive per circa due milioni.

Ettore Verdini è stato anche controllore dei conti (in gergo, sindaco) di una ventina di aziende, soprattutto edilizie.

E ha lavorato spesso al fianco del fratello minore Denis, con cui ha condiviso anche l’indirizzo societario di Campi Bisenzio. Insieme sono stati sindaci di società per azioni come la Ed.In.Uno, incorporata nel 2003 dalla Baldassini-Tognozzi-Pontello (Btp), il gruppo edilizio poi travolto dalle indagini sulla cosiddetta cricca dei lavori pubblici.

Le verifiche sui 13 milioni e 330 mila euro portati all’estero in modo anonimo sono dovute anche a un problema giudiziario: Ettore Verdini è stato condannato a cinque anni, in primo grado a Firenze, per una bancarotta fraudolenta.

Secondo l’accusa avrebbe beneficiato con una sua società di 450 mila euro sottratti ai creditori di un’impresa edile fallita. Annunciando appello, il suo avvocato, Umberto Schiavazzi, ha dichiarato all’agenzia Ansa che «non un centesimo del fallimento è rimasto in tasca al mio cliente».

L’accusa era nata dalle indagini sui prestiti clientelari che hanno portato al crac della Bcc di Campi Bisenzio: Denis Verdini è stato per vent’anni presidente di quella banca, commissariata con un buco di oltre 100 milioni e poi venduta al prezzo simbolico di un euro. Per la bancarotta della Bcc, il fratello Ettore è stato prosciolto.

Il miliardo degli Aleotti

Nel 2008-2009 il governo Prodi aveva ricevuto la parte italiana della cosiddetta lista di Vaduz, comprata dai servizi segreti tedeschi: un elenco di 390 nostri connazionali con i conti alla banca Lgt del Liechtenstein. Al primo posto, con 476 milioni, c’era la famiglia Aleotti, titolare del gruppo farmaceutico Menarini.

Alle richieste del Fisco, all’epoca, gli industriali di Firenze oppongono due scudi (anonimi) del 2002 e 2009. I pm di Firenze però aprono un’inchiesta per capire come sia stato creato tutto quel nero.

E nel 2011 scoprono che il colosso delle medicine ha un «ufficio-ombra» a Lugano, che fin dal 1985 controlla decine di offshore: servono a gonfiare i prezzi delle materie prime e tenersi i profitti all’estero. Una presunta frode fiscale che annulla gli scudi.

Al processo che si è svolto nel tribunale fiorentino viene ricostruita anche la scena dei furgoni con i 700 milioni di franchi in viaggio tra Zurigo, Lugano e Vaduz. La procura però accerta che patron Alberto Aleotti aveva “scudato” molto di più: ben 1,2 miliardi.

Morto il fondatore, il tribunale condanna in primo grado i due figli ed eredi, accusati di riciclaggio del tesoro del padre: dieci anni e mezzo per Lucia Aleotti, sette per il fratello Giovanni. La sentenza del settembre scorso ordina la confisca dei soldi, ma dovrà essere confermata fino in Cassazione.

Per recuperare il denaro, però, bisogna trovarlo. Il tribunale indicava solo un’ipotetica cassaforte: Credit Suisse Life & Pension. Dove la Finanza di Milano ha ora rintracciato il secondo tesoro di Aleotti, dopo quello di Vaduz: altri 600 milioni. Nascosti alle Bermuda.

Gioielli e contanti

Fracantonio Genovese, ex sindaco di Messina, parlamentare dal 2013, non ha mai dichiarato né condonato capitali esteri. Ma l’Agenzia delle Entrate ora gli contesta di aver nascosto 14 milioni e 613 mila euro tra Svizzera e Bermuda.

Anche il suo caso verrà approfondito: il deputato Genovese è stato arrestato nel 2014 (con il via libera della Camera) per falsi corsi di formazione, secondo l’accusa, pagati dalle casse pubbliche con milioni veri ma spariti. Eletto nel Pd, dopo la scarcerazione è passato a Forza Italia.

Tra gli altri grandi clienti di Credit Suisse compaiono soprattutto imprenditori del Nord. In Piemonte svetta su tutti Carlo Re, l’industriale di Valenza che è azionista di maggioranza e presidente della Recarlo, un noto marchio di gioielli con ricavi (nel 2015) per 26 milioni e utili dichiarati per 139 mila euro. Secondo il fisco, avrebbe affidato alla banca svizzera più di 74 milioni.

L’inchiesta Credit Suisse indagata per frode

In Lombardia la classifica è guidata da un imprenditore milanese di origine iraniana, Albert Gorjian, che ha liquidato nel 2011 la sua società di orologi e gioielli, dopo aver spostato ai Caraibi, secondo il fisco, oltre 51 milioni.

In Liguria spicca Emma Tanlongo, che oggi non ha imprese, ma è stata per vent’anni amministratrice di un’azienda di trasporti marittimi: doveva rendere bene, visto che la signora di Genova, secondo l’accusa, ha immagazzinato oltre 23 milioni fuori dall’Italia.

Nato e residente a Roma è invece il banchiere Carlo Maria Calabria, ex dirigente di Merrill Lynch, poi fondatore della finanziaria Cmc Capital, infine assunto a Barclays. Ora deve spiegare al fisco perché non ha dichiarato oltre 19 milioni custoditi dal Credit Suisse, un’altra banca in cui ha lavorato.

Nonna Paperona

Le indagini puntano anche a chiarire se siano valide le sanatorie (disclosure) chieste da persone che non hanno mai gestito imprese in grado di produrre grosse quantità di nero. Ad esempio una pensionata milanese, che non ha mai avuto cariche societarie ed è proprietaria solo di due appartamenti del valore massimo di due milioni, ha chiesto di condonare più di 66 milioni di euro targati Credit Suisse.

Un’ultraottantenne friulana, che possiede solo un’abitazione e una casettina al mare, ha domandato di sanare quasi 12 milioni. Mentre una nonnina pavese senza aziende ha lasciato agli eredi la bellezza di 19 milioni e mezzo.

Denari mai dichiarati né condonati. E nascosti fino all’ultimo alle Bermuda, un paradiso lontanissimo dalla Lombardia.

Sorgente: Sistema Credit Suisse, ecco la lista dei 
nomi eccellenti – l’Espresso

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