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Schiaffo dei liberali europei a Grillo, no al gruppo comune a Strasburgo Verhofstadt: non ci sono le condizioni – Corriere.it

Il presidenti del gruppo Alde: «Troppe le differenze». Grillo: «L’establishment ha fatto di tutto per fermarci». Per il sì aveva votato il 78% degli iscritti grillini

di Laura De Feudis e Alessandro Sala

Il M5s ha detto addio all’alleanza con l’Ukip di Nigel Farage in Europa e ha votato per il passaggio ai liberali di Alde. La consultazione online tra gli iscritti che ha ratificato a grande maggioranza la proposta avanzata domenica da Beppe Grillo – i sì al cambio di «famiglia» sono stati pari al 78,5% dei votanti – si è tuttavia rivelata completamente inutile: il capogruppo dei liberali europei Guy Verhofstadt ha deciso di ritirare la proposta di accordo con i pentastellati. Formalmente per una presunta insufficienza di garanzie da parte del Movimento sulla linea politica che sarebbe stata tenuta dopo il «matrimonio» tra due forze politiche che fino ad ora erano state molto distanti (fortemente europeisti i liberali, euroscettici i grillini). In realtà ha pesato la posizione assunta dalla vicepresidente del gruppo, la francese Marielle de Sarnez, che aveva parlato di «alleanza empia» (secondo alcune agenzie avrebbe detto addirittura «diabolica») e annunciato il voto contrario di tutti i parlamentari francesi e tedeschi. Il regolamento prevede che la modifica della composizione del gruppo sia approvata dai due terzi dei componenti e il fronte dei contrari era poteva già contare su 23 voti su 68. De Sarnez aveva anche lasciato intendere che in caso di ingresso dei pentastellati, molti degli attuali membri del gruppo sarebbero stati pronti ad andarsene. Verhofstadt ha dunque rinunciato a porre la materia in votazione: «Sono arrivato alla conclusione che non ci sono sufficienti garanzie di portare avanti un’agenda comune per riformare l’Europa. Rimangono differenze fondamentali sulle questioni europee chiave».

«Fermati dall’establishment»

Grillo non ha potuto che prendere atto del «gran rifiuto»: «Siamo stati fermati dall’establishment, tutte le forze possibili si sono mosse contro di noi. Abbiamo fatto tremare il sistema come non mai». A questo punto il M5S «continuerà la sua attività per creare un gruppo politico autonomo per la prossima legislatura europea: il Ddm (Direct Democracy Movement)». Nell’attesa di nuovi sviluppi, tuttavia, i pentastellati restano formalmente ancora nell’Efdd con l’Ukip, ma dopo l’annuncio dell’abbandono è probabile un loro prossimo passaggio ai «non iscritti».

Lo stop dei liberali francesi
Marielle De  Sarnez
Marielle De Sarnez

Lo stesso Grillo con Davide Casaleggio, il primo in collegamento e il secondo de visu a Bruxelles, si erano confrontati nel pomeriggio con gli europarlamentari del Movimento, che fino a domenica erano all’oscuro delle trattative avviate con Verhofstadt, candidato alla presidenza dell’Europarlamento in sostituzione di Martin Schulz e a cui il sostegno grillino avrebbe potuto fare comodo. Sembrava un passaggio formale, dopo l’avallo plebiscitario alla scelta già presa dal fondatore. Tra M5S e Alde era già stata raggiunta un’intesa in 21 punti sulla natura del rapporto e sulla spartizione dei ruoli. Ma dall’interno dello stesso gruppo liberale è arrivato l’altolà. Il fuoco amico aperto già domenica sera da Sylvie Goulard, eurodeputata eletta in Francia, si è intensificato oggi con la presa di posizione della De Sarnez che ha fatto pesare il proprio ruolo di numero due del gruppo e paventato una possibile scissione, facendo notare che quello con i pentastellati sarebbe stato un abbraccio mortale, che avrebbe fatto sfumare anche la possibilità di un’intesa con i socialisti sull’elezione della nuova presidenza di Strasburgo. E alla fine il pressing interno ha dato i suoi risultati.

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I numeri del voto online

Grillo aveva cercato di far pesare la decisione di cambiare famiglia europea come una scelta di popolo e aveva diffuso con entusiasmo l’esito della consultazione online a cui hanno partecipato «40.654 iscritti certificati». Il responso finale è stato senza margini di dubbio: «I sì sono stati il 78,5% dei votanti pari a 31.914 iscritti; 6.444 hanno votato per la permanenza nell’EFDD e 2.296 per confluire nei non iscritti». Ha votato lo stesso numero di iscritti rispetto alle consultazioni sul codice etico: meno di 41mila persone. A ottobre 2016 sul «non-statuto e regolamento» avevano votato in 135.023. I fedelissimi avevano fatto quadrato: per Luigi Di Maio «nell’Europarlamento la scelta del gruppo è una questione tecnica, se l’adesione ad un gruppo fosse per affinità politica, allora avremmo sbagliato gruppo»; il deputato Danilo Toninelli, molto vicino al vertice M5S, su Twitter aveva invece sentenziato: «Gli iscritti hanno compreso i motivi».

Lo scambio Grillo-Farage

Dal suo blog Beppe Grillo aveva salutato anche Farage e lo Ukip: «Tu hai ottenuto la vittoria della battaglia principale di Ukip: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Un risultato epocale che non sarebbe mai arrivato senza la tua leadership. E sono felice che sia arrivato tramite un referendum, massima espressione della volontà popolare. Il Movimento 5 Stelle invece la sua battaglia deve ancora vincerla e abbiamo valutato di andare in un altro gruppo politico in Parlamento Europeo perché riteniamo di poter affrontare con più concentrazione entrambi, noi e voi, le prossime sfide». La reazione di Nigel Farage non era però stata tenera: «Beppe Grillo si unirà ora all’establishment eurofanatico di Alde, che supporta il Ttip (il trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico, ndr), l’immigrazione di massa e l’esercito europeo ma si oppone alla democrazia diretta». Anche sul blog di Grillo erano stati molti i commenti negativi all’esito del voto: tra gli iscritti c’era chi parlava di forzatura non democratica e chi non capiva le ragioni politiche di un’alleanza con un gruppo che fino a due giorni fa in ambito Ue era il «nemico» e a cui fanno capo anche Mario Monti e Francesco Rutelli.

Sorgente: Schiaffo dei liberali europei a Grillo, no al gruppo comune a Strasburgo Verhofstadt: non ci sono le condizioni – Corriere.it

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