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Richiamo Ue sui conti dell’Italia – ilsole24ore

ilsole24ore – Richiamo Ue sui conti dell’Italia. Padoan: valutiamo se servono misure –di

«La via maestra è la crescita», e proprio per questa ragione la «valutazione» da parte del governo sulle possibili misure da mettere in campo per rispondere alle richieste europee sarà parecchio prudente.

In questa indicazione, espressa ieri dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in un’intervista al Tg3 della sera, ci sono le ragioni del confronto a tutto campo con Bruxelles sui conti italiani riavviato dopo la sospensione legata a referendum e nuovo governo. Le stesse ragioni alimentano l’irritazione che trapela da Palazzo Chigi, dove si giudica sbagliata sia nel merito sia nei tempi la ripresa del dibattito comunitario sui decimali nei giorni dell’insediamento di Trump e degli altri scossoni geo-politici che infittiscono gli interrogativi sulle prospettive del Pil. In quest’ottica un nuovo intervento sui conti è dato al momento come tutt’altro che scontato, e l’obiettivo è quello di parlarne al massimo con il Def di aprile. I conti, è il ragionamento, vanno tenuti sotto controllo ma senza soffocare sul nascere le chance di tornare a spingere la produzione di ricchezza; anche su questo la linea linea viaggia in continuità con quella del governo Renzi, e punta quindi a confermare il 2,4% di deficit/Pil senza chiedere “sconti” ma senza nemmeno produrre rotture clamorose con i vincoli europei.

La discussione sui decimali ha una base tecnica, e poggia sul rischio di «scostamenti significativi» (cioè superiori allo 0,5%) fra i target europei e il deficit effettivo messo a bilancio dall’Italia. Il suo sviluppo però è politico perché sulla bilancia, accanto all’aggiustamento dei conti, c’è appunto l’esigenza di non abbattere con misure restrittive una crescita dalle gambe ancora troppo fragili.

Per questi motivi la trattativa con la Ue appare destinata a mettere in campo un ventaglio ampio di temi: dai «fattori rilevanti» che secondo Roma giustificano le decisioni assunte nella manovra al lungo confronto sull’output, cioè sui calcoli della distanza fra la crescita potenziale e quella reale, le voci sono molte e concentrate tutte sulla questione Pil.

Giusto ieri dal Fondo monetario internazionale è arrivato il taglio sulle stime per il prodotto interno italiano, che secondo i nuovi calcoli dovrebbe crescere quest’anno dello 0,7% e non dello 0,9% (il governo punta invece all’1%) per arrivare nel 2018 a un +0,8% (invece dell’1,1%, mentre il governo calcola 1,2%). I numeri del Fondo, insomma, si allontanano da quelli del programma di bilancio italiano, e Padoan dal canto suo si dice «un po’ stupito» dalle nuove stime del Fondo monetario e soprattutto dalle loro ragioni. Il riferimento è all’«incertezza politica, difficile da argomentare» secondo il ministro dopo il passaggio di testimone fra Renzi e Gentiloni, e ai «problemi con le banche», su cui però «il governo ha preso importanti misure».

L’Analisi: Più crescita e avanzo primario per «attenuare» le richieste

Ad alimentare le obiezioni di Bruxelles c’è invece ancora una volta il debito pubblico, che nel 2016 non ha innestato la marcia indietro promessa a suo tempo dai programmi italiani rimandando a quest’anno l’appuntamento con l’inversione di rotta. Anche alla base del debito rimasto troppo alto nel 2016, sostiene però Padoan, sono state le dinamiche troppo opache della crescita, che hanno prodotto la deflazione (confermata ieri dall’Istat) e condizioni di mercato inadatte allo sviluppo dei programmi di privatizzazione. Programmi che, assicura il ministro, «riprenderanno quota quest’anno», a partire dalla seconda tranche di Poste.

Fuori dalla discussione sulle dinamiche strutturali del debito restano invece i 20 miliardi potenziali messi a disposizione dal decreti di Natale per il sostegno alle banche in difficoltà. Queste emissioni, quando ci saranno, saranno una tantum, nel senso che l’intervento dello Stato sarà temporaneo (lo impongono anche le regole Ue) e che le risorse saranno recuperate con il ritorno sul mercato delle banche “salvate”: un meccanismo, giura Padoan, che si chiuderà «con profitto» per i conti pubblici.

L’acqua gettata dal ministro dell’Economia sulle richieste europee non spegne naturalmente la polemica dell’opposizione, con il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta che chiede a Gentiloni «discontinuità» dopo il «fallimento della politica economica di Renzi. Lui e Padoan hanno giocato con il fuoco – accusa – e si sono voluti comprare il consenso al referendum: è andato male il referendum e vanno male anche i conti».

Dai Cinque Stelle, invece, il blog di Beppe Grillo prende spunto dal downgrade arrivato venerdì da Drbs per parlare di «economia terminale» e chiedere le dimissioni di Gentiloni e Padoan oltre al «ritiro definitivo» di Renzi dalla scena politica.

 

 

Sorgente: Il Sole 24 ORE

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