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Regole nuove contro il land grabbing – nigrizia.it

foto – Quartier generale della Sun Biofuels a Kisarawe (Tanzania). Foto: Mikael Bergius

nigrizia.it – Tanzania / Cambia la “land policy”Regole nuove contro il land grabbing.  Per frenare l’accaparramento di terreni produttivi da parte di investitori stranieri, il governo di Dodoma sta per varare una legge che riduce di due terzi gli anni di concessione e vieta l’acquisto di terre di proprietà dei villaggi e delle comunità locali.  –  di Marta Gatti

Il governo della Tanzania vuole limitare il rischio di speculazione sulle sue terre. Il paese sta lavorando ad una nuova legislazione terriera che dovrà entrare in vigore nel 2017. Il testo prevede la riduzione del periodo di concessione delle terre agli stranieri: da 99 a 33 anni. La modifica adottata dal governo, frutto di lunghi mesi di negoziazione, dovrebbe limitare l’intento speculativo degli investitori, che non valorizzano le terre a loro assegnate ma le utilizzano come bene rifugio o come assicurazione per altri investimenti.

Le nuove disposizioni prevedono anche la riduzione di un altro fenomeno: quello della contrattazione diretta tra investitore e capi villaggio, per ottenere la concessione delle terre della comunità. Nonostante la legge preveda già il controllo diretto del Centro Tanzaniano per gli Investimenti, molti stranieri scavalcavano la burocrazia, contrattando singolarmente e concludendo accordi che rimangono opachi. Per ridurre i conflitti di accesso alla terra tra comunità rurali e investitori, le compagnie straniere non potranno acquisire in alcun modo i terreni appartenenti ai villaggi.

Secondo il codice terriero tanzaniano del 1999 la terra è proprietà dello Stato, unico soggetto in grado di concedere diritti di proprietà o di affitto dei terreni. In un paese dove l’agricoltura rappresenta la principale fonte di guadagno per la popolazione, la terra è un bene ancora più prezioso.

La Tanzania, come molti altri paesi dell’area sub sahariana, è stata oggetto negli ultimi anni di importanti investimenti terrieri. Secondo i dati dell’osservatorio Land Matrix, pubblicati nel dicembre 2016, la terra concessa a investitori stranieri è pari allo 0,67% di quella arabile, circa 266.000 ettari.

Agli accordi conclusi si aggiungono 13 contratti in corso di negoziazione. Non tutti gli accordi arrivano alla fase esecutiva, alcuni di essi falliscono dopo anni di contrattazione. In Tanzania il 60% dei contratti è in fase di implementazione ma la superficie effettivamente coltivata è inferiore rispetto a quella prevista. Oltre a Regno Unito e Stati Uniti, tra gli investitori compaiono anche Nigeria e Kenya. La maggior parte delle terre sotto contratto sono destinate alla produzione di cibo, alle piantagioni di alberi e alle energie rinnovabili.

In questo contesto la nuova land policy dovrebbe limitare l’impatto degli investimenti che non arrivano mai alla fase di implementazione, bloccando per anni le terre delle comunità.

Non sembra però cambiare molto per le terre destinate alla pastorizia estensiva, spesso considerate dai governi poco valorizzate e quindi oggetto di concessione. Più di altri, in Tanzania, sembrano essere penalizzati i pastori Maasai, la cui libera circolazione è messa in discussione dai confini dei parchi naturali.

A questa problematica vuole dare risposta l’azione di Edward Loure Palmelo, Maasai che ha vissuto sulla sua pelle l’allontanamento forzato dalle terre della sua famiglia. Grazie alla sua associazione, Ujamaa Community Resource Team, è riuscito a garantire la sicurezza dei pascoli comunitari e dell’ecosistema.

La chiave del suo lavoro, che gli è valso l’Environmental Goldman Prize nel 2016, è stata quella di assegnare dei titoli di proprietà comunitaria a più di 80.000 ettari nel nord della Tanzania. In questo modo la terra collettiva non rischia di essere ceduta perché la decisione deve essere condivisa e gli investitori non possono dividere la comunità, negoziando con i singoli.

Sorgente: Regole nuove contro il land grabbing – nigrizia.it

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