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Record di donatori di organi ma mancano i centri-trapianto – La Stampa

Italia seconda in Europa dopo la Spagna, salvate 3736 vite nel 2016

paolo russo
roma

Un popolo di santi, navigatori e adesso anche di donatori. Sì, perché con il 2016, anno record delle donazioni di organi, l’Italia in Europa è dietro solo alla Spagna.

E questo ha significato 3.736 vite salvate, grazie ai trapianti, ben 409 in più rispetto all’anno pre cedente. Un boom che ha finito per alleviare anche il calvario delle migliaia di pazienti in lista d’attesa.

 

In un Paese che le analisi sociologiche descrivono sempre più chiuso in se stesso, per colpa della crisi, lo spirito di solidarietà sembra insomma scaldare ancora il cuore di tanti italiani. Di quei quasi 300 che in vita hanno deciso di fare a meno del proprio rene o di un pezzo di fegato, per ridare speranza a un proprio caro. Ma anche di quei 1.303 che non ci sono più, ma che in vita avevano espresso la volontà di donare una parte di sé a chi ne ha bisogno, quando la scelta non l’hanno fatta a posteriori i loro familiari (erano appena 821 nel 2000). Un aumento poderoso reso possibile anche al moltiplicarsi dei Comuni che ora chiedono l’autorizzazione all’espianto di organi, al momento del rilascio della carta d’identità. Per non parlare di quei tre samaritani, ma ce ne sono altri due pronti a seguirne l’esempio a giorni, che un organo lo hanno donato a un perfetto sconosciuto, innescando così una catena di donazioni, che da una ha permesso di salvare 4 o 5 vite.

 

«Sono dati che si commentano da soli», ha chiosato il ministro della salute, Beatrice Lorenzin, alla presentazione del Report 2016 del Centro Trapianti d’Organo (Cnt), diretto da Alessandro Nanni Costa. Risultati che la Lorenzin vuole migliorare ancora, mettendo fine allo spezzatino di campagne regionali a favore della donazione di organi, sotto l’unico motto «Diamo il meglio di noi». E che ci sia bisogno di sensibilizzare ancora di più la popolazione lo dimostrano le opposizioni dei familiari all’espianto, che al Sud restano forti.

 

I dati snocciolati da Nanni Costa dicono che l’anno passato le donazioni sono state 1.596, ben 107 in più rispetto al 2015. L’aumento dei trapianti riguarda tutti gli organi, e le performance migliorano in tutte le regioni, anche se il Sud continua ad arrancare rispetto al Centro-nord. Anche perché la metà dei trapianti si fa in soli quattro centri d’eccellenza, tutti al di sopra della linea gotica: San Matteo di Padova, Molinette di Torino, Sant’Orsola di Bologna e Niguarda di Milano.

 

 

«Registriamo finalmente anche una ventina di donazioni dopo accertamento di morte con criteri cardiocircolatori, ossia dopo 20 minuti dall’arresto cardiaco. Una modalità che in Italia potrebbe ulteriormente sviluppare l’attività di espianto, come sta avvenendo nelle principali nazioni europee», commenta soddisfatto il direttore del Cnt.

 

Bene anche l’andamento dei donatori di cellule staminali del midollo, che sfiorano oramai il mezzo milione, con un aumento di quasi 30 mila donatori in un solo anno. Segno che le bufale di Stamina non hanno intaccato, in tanti, la fiducia nella scienza. Quella vera.

 

Tutto questo non poteva non avere benefici effetti anche sulle liste d’attesa, che oggi lasciano col fiato sospeso 8.856 pazienti, che aspettano il trapianto. In netto miglioramento quelle per rene e polmone, sostanzialmente stabili quelle per il fegato, mentre aumentano quelle per il cuore, ma a causa della sempre maggiore richiesta di cuori artificiali. «L’80% di chi è in lista d’attesa riesce comunque ad arrivare in tempo al trapianto», rimarca Nanni Costa. Segno che, dietro i pazienti sdraiati a terra del pronto soccorso di Nola, c’è anche una sanità che funziona.

Sorgente: Record di donatori di organi ma mancano i centri-trapianto – La Stampa

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