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Processo rating, la procura chiede pene fino a 3 anni per i vertici di S&P – CorrieredelMezzogiorno.it

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TRANI (BAT) — La procura di Trani ha chiesto la condanna per manipolazione del mercato a 2 due anni di reclusione e 300 mila euro di multa per Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P, e a 3 anni di reclusione ciascuno e 500mila euro di multa per Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e per gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. Per la società Standard & Poor’s è stata chiesta la condanna alla sanzione pecuniaria di 4,647 milioni di euro.

La requisitoria del pm

È cominciata, dinanzi al Tribunale di Trani (presidente Giulia Pavese), con le richieste di condanna la requisitoria del pm Michele Ruggiero al processo per manipolazione del mercato a carico di cinque tra analisti e manager di Standard & Poor’s e della stessa società di rating, imputata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Sono parti civili Federconsumatori, Acu, Adusbef e alcune decine di consumatori. Gli imputati – ha ricordato il pm all’inizio della sua discussione – sono accusati di aver fornito «intenzionalmente» ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull’affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal governo per «disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore». L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decreto’ il declassamento del rating dell’Italia di due gradini (da A a BBB+). Gli altri tre report sono: il taglio dell’outlook del debito sovrano italiano da stabile e negativo (20 maggio 2011); la diffusione della nota (primo luglio 2011) contenente valutazioni negative sulla manovra finanziaria correttiva del Mef; e il credit watch negativo sull’Italia (5 luglio 2011). Sono imputati Deven Sharma, all’epoca dei fatti presidente mondiale di S&P, Yann Le Pallec, responsabile per l’Europa, e gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer.

«Menzogne e falsificazioni»

Nel 2011 l’Italia «stava messa meglio di tutti gli altri» Stati europei, ma da parte di S&P c’è stata «la menzogna, la falsificazione dell’informazione fornita ai risparmiatori» mettendo così «in discussione il prestigio, la capacità creditizia di uno Stato sovrano come l’Italia» ha sostenuto il pm di Trani Ruggiero. Gli imputati sono accusati di aver fornito «intenzionalmente» ai mercati finanziari – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni tendenziose e distorte sull’affidabilità creditizia italiana e sulle iniziative di risanamento adottate dal governo per «disincentivare l’acquisto di titoli del debito pubblico italiano e deprezzarne così il valore». L’ultimo report sotto accusa è quello con cui S&P, il 13 gennaio 2012, decretò il declassamento del rating dell’Italia di due gradini (da A a BBB+).

«Mail interna bazooka fumante»

Con la sua mail il manager di S&P Alessandro Panichi «non ci ha dato la pistola fumante, ma il bazooka fumante» perché sia con quello scritto sia con la sua deposizione in aula, «ha affondato la sua società e ha fatto gli interessi dei risparmiatori» ha affermato Ruggiero. «Dare questi fati falsi – ha detto il pm – è da criminali». La pubblica accusa ha ricordato che il giorno in cui Standard & Poor’s declasso’ l’Italia, il 13 gennaio 2012, esprimendo giudizi negativi anche sulle banche,il responsabile per gli istituti di credito di S&P, Renato Panichi, inviò una mail agli autori del report contestando loro di aver espresso giudizi contrari alla realtà sul sistema bancario. A giudizio della pubblica accusa, la mail è una prova determinante sulle condotte illecite contestate agli imputati, accusati di manipolazione del mercato. Nella mail interna Panichi scrive a Eileen Zhang e Moritz Kraemer (questi ultimi due imputati) e contesta al primo che «non è giusto» scrivere nel `RU´ dell’Italia «che c’è un elevato livello di vulnerabilità ai rischi di finanziamenti esterni. Attualmente – sottolinea – è proprio il contrario, uno dei punti di forza delle banche italiane è stato proprio il limitato ricorso/appello ai finanziamenti esterni o all’ ingrosso». La missiva si conclude con un invito esplicito: «Per favore rimuovi il riferimento alle banche!». Durante la sua deposizione in aula nei mesi scorsi, l’imputato Moritz Kraemer ha spiegato ai giudici che la mail «ha un contenuto non corretto perché chi l’ha scritta, Renato Panichi, è un analista bancario che non ha visto l’analisi sul rating dello stato sovrano», che segue criteri diversi da quelli sul rating delle banche, e che «faceva riferimento ai soli dati delle banche».

La nota di Standard & Poor’s

«Nessuna di queste accuse è stata dimostrata da prove degne di questo nome. Nessun testimone, neanche quelli del pubblico ministero, hanno avvalorato queste tesi. Inoltre, le udienze hanno ripetutamente dimostrato che le analisi di Standard & Poor’s sono state coerenti con le valutazioni pubblicate dalla Banca d’Italia e dalle maggiori istituzioni sovranazionali, e più volte hanno mostrato la solidità dei nostri processi di rating. Le accuse contro Standard & Poor’s si basano su una cattiva interpretazione del normale dibattito analitico, fondamentale per il nostro processo di rating, e da una visione revisionista delle difficoltà macro-economiche in cui versava l’Italia durante la crisi dei paesi dell’Unione Europea. Siamo fiduciosi che la Corte ci darà ragione, scagionando Standard & Poor’s e i suoi dipendenti».

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