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PopBari, quelle valutazioni sospette. Le analogie con il caso PopVicenza – Affaritaliani.it

Le azioni della Banca Popolare di Bari hanno una valutazione doppia rispetto alle principali concorrenti e a Banco Bpm, la maggiore banca popolare italiana

La crisi bancaria italiana si intreccia col tentativo di riforma del settore del credito popolare fortemente voluto dal governo Renzi ma di fatto congelata, come ha ribadito la sesta Sezione del Consiglio di Stato accogliendo l’istanza di Banca Popolare di Sondrio, volta a ottenere chiarimenti e integrazioni all’ordinanza cautelare n. 5383/2016 del 2 dicembre 2016 della stessa Sezione, in attesa della decisione della Corte Costituzionale in merito ai limiti per l’esercizio del diritto di recesso.

Così la stessa Banca Popolare di Sondrio e la Banca Popolare di Bari, uniche due tra gli istituti popolari sottoposti alla riforma a non essersi ancora trasformate in Spa, restano alla finestra. La situazione dei due istituti è peraltro molto diversa: Sondrio è quotata in borsa e ha chiuso la settimana a 3,32 euro per azione, da inizio anno recupera il 3,26% pur mantenendosi a livelli del 16,75% inferiori a quelli di 12 mesi fa, mentre Bari non è quotata. Da tempo l’istituto fondato dalla famiglia Jacobini nel 1960 e da allora controllato dalla stessa, i cui rappresentanti della terza generazione (Gianluca e Luigi, figli di Marco, attuale presidente, nipoti del fondatore ed ex presidente Luigi) sono da tempo entrati nell’alta direzione, naviga in cattive acque. Per anni la banca è cresciuta tramite acquisizioni, tra cui la Banca Popolare della Penisola Sorrentina e la Banca Popolare di Calabria (nel 2003), una serie di sportelli ceduti da Banca Mediterranea (50 filiali, nel 2004), Intesa Sanpaolo (47 sportelli nel 2007), CR Firenze (4 sportelli nel 2008) e CR Orvieto (43 sportelli nel 2008).

Nel 2014 l’ultima acquisizione, quella di Banca Tercas e della sua controllata Banca Caripe, da tempo in crisi, si è rivelata più difficile da gestire di quanto non si immaginasse, tanto che il bilancio 2015 dell’istituto si chiuse con 475 milioni di perdite (ridotte a 296,7 milioni grazie ad alcune partite fiscali positive), il peggior risultato di sempre per Banca Popolare di Bari. Proprio alcune rettifiche su valori di avviamento per 271,3 milioni di euro (di cui 80 milioni riferibili a CR Orvieto) oltre a 251,8 milioni di rettifiche su crediti deteriorati e altre attività finanziarie in gran parte derivanti da Tercas (che dal bilancio 2014 risultava avere 307 milioni di sofferenze, mentre CR Orvieto registrava altri 47 milioni di perdite).

L’assemblea che nell’aprile dell’anno passato ha dato libera al bilancio 2015 ha anche accettato di tagliare del 21% il valore delle azioni Banca Popolare di Bari, da 9,53 a 7,50 euro e se è vero che la maggior parte dei titoli venne collocata a 5 euro, è anche vero l’anno prima (giugno 2015) l’aumento da 50,95 milioni di euro (di cui 30,41 milioni in azioni e 20,46 milioni tramite emissione obbligazionaria) aveva visto le azioni collocate a 8,95 euro l’una. Aumento, si noti, che seguiva quello del 2014 da 500 milioni tra azioni e obbligazioni.

Mentre la Procura di Bari da luglio indaga sulle ricapitalizzazioni incrociate con CariFe, su alcune cessioni di azioni e su ipotesi di finanziamenti a soci locali per comprare azioni dell’istituto, dopo la svalutazione dei titoli anche Banca d’Italia ha avviato un’ispezione, mentre in Consob (che approvò l’aumento senza muovere obiezione alcuna) sono iniziati a piovere esposti, anche perché trattandosi di titoli illiquidi, gli azionisti che volessero venderli al momento possono solo presentare domanda scritta all’istituto e sperare che nell’asta mensile vi sia una corrispondente domanda d’acquisto.

La trasformazione in Spa non cambierà questo stato di cose, visto che per il momento non si parla in alcun modo di quotare l’istituto. Ma è congruo il valore di 7,5 euro o vi è il rischio di ulteriori svalutazioni? Secondo il bilancio 2015, il patrimonio netto dell’istituto è di 1.063 milioni di euro, mentre il capitale sociale è rappresentato da 156.862.936 azioni; il “book value” risulta pertanto pari a 6,78 euro. A 7,5 euro le azioni dell’istituto della famiglia Jacobini sono dunque state valutate 1,11 volte il book value: a titolo di paragone in borsa il titolo Banco Bpm, la maggiore banca popolare italiana, alle attuali quotazioni di 2,78 euro vale circa 0,30 volte il proprio book value, mentre Banca Popolare di Sondrio a 3,32 euro oscilla attorno a 0,58. Anche altri titoli come Bper Banca e Banco Desio e Brianza registrano valori tra le 0,49 e le 0,33 volte il book value.

Delle due l’una: o Banca Popolare di Bari è una gemma grezza, tale da giustificare una valutazione doppia rispetto alle principali concorrenti italiane o 7,5 euro (valore a cui è stato fissato anche il diritto di recesso, nella convinzione che ci sarebbero state poche richieste di rimborso) è ancora una valutazione circa doppia rispetto a quella “equa” di mercato.

In attesa di conoscere cosa deciderà la Corte Costituzionale sul tema del diritto di recesso, gli oltre 69 mila soci di Banca Popolare di Bari non dormono tranquilli, divisi tra la convinzione di alcuni che la trasformazione in Spa abbia contribuito a far crollare il valore del titolo e il timore di altri che 7,5 euro sia un valore ancora troppo alto e tale da indurre una fuga in massa che metterebbe la banca in ginocchio. L’istituto pugliese che in questi anni è intervenuto tante volte nelle vesti di “cavaliere bianco” col beneplacito di Banca d’Italia, Consob e del mondo politico, dovrà trovare qualcuno disposto a correre in suo aiuto? Difficile a dirsi, quel che è certo è che purtroppo in Italia simili storie tendono a ripetersi puntualmente, quasi mai con esiti positivi per risparmiatori e contribuenti tutti.

Luca Spoldi

Sorgente: PopBari, quelle valutazioni sospette. Le analogie con il caso PopVicenza – Affaritaliani.it

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