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Politica – “Addio maggioritario. Torna la Repubblica dei partiti”. Parla Giuliano Ferrara | l’Unità TV

unita.tv – “Addio maggioritario. Torna la Repubblica dei partiti”. Parla Giuliano Ferrara. “La tesi della necessità di armonizzare le leggi elettorali mi fa ridere: sono sempre state diverse, lo vuole la Costituzione, lo sanno tutti” 

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«Gli italiani si dividono in due categorie: una vuole l’uomo solo al comando e lo dice a Ilvo Diamanti, che lo scrive su Repubblica, l’altra non vuole nessuno al comando e lo dice quando vota, prima alle elezioni e poi al referendum. Ha vinto la seconda e la Corte costituzionale ne ha preso atto».

Rispetto alle mille trame, ipotesi e retroscena con cui gli osservatori cercano di decifrare il futuro, Giuliano Ferrara ha se non altro una posizione originale: la partita è finita, si torna al proporzionale, il sistema è cambiato e alla fin fine che si vada a votare oggi, domani o dopodomani niente cambierà questo dato di fatto, che è il dato saliente. «È una svolta, come dicono gli scemi, epo-ca-le».

Non stiamo esagerando? In fondo stiamo parlando di limitate modifiche a una legge elettorale, o no?

«È una svolta epocale perché alle prossime elezioni nessuno andrà con un candidato presidente del Consiglio, per ottenere una vera maggioranza alla Camera e al Senato. Può succedere, teoricamente, certo. Ma è una circostanza che non si è mai verificata con nessun sistema simile, a partire dalla legge truffa. In genere, in Italia, questo tipo di meccanismi non scattano. Quindi abbiamo un proporzionale, quindi si torna ai partiti, quindi gli italiani diranno che è una vergogna e uno schifo, ma è esattamente quello che hanno voluto».

Lei sembra dare la partita per conclusa. Eppure a leggere i giornali si direbbe appena cominciata, anzitutto sulla legge elettorale…

«Massì. Adesso naturalmente discuteremo dell’omogeneizzazione delle leggi elettorali, delle soglie, di cosa dice questo o quello. Sono tutte sciocchezze. Si voterà presto, ci saranno dei passaggi noiosi che contribuiranno solo a rafforzare l’assalto della Casaleggio Associati alle istituzioni democratiche, ma non cambia nulla. Anche perché Grillo non ha nessuna voglia di governare, invece di sbigliettare, tanto meno dopo aver visto a Roma cosa succede quando si avviano a governare i ragazzi reclutati online dal giovane Casaleggio».

E il centrodestra?

«Quelli di Coblenza (la città dove si è svolto il raduno dei populisti europei da Salvini a Le Pen, ndr), hanno il 14 per cento, se va bene. Berlusconi deve decidere se fare ressa con loro, ma penso non sia sua intenzione: visto come dopo la caduta di Renzi si è avvicinato al governo del Conte Gentiloni, mi sembra avviato verso una seria destra europea, di quelle che fanno i governi di grande coalizione. Il problema è che Renzi non è più Renzi».

In che senso?

«Il Renzi di prima avrebbe detto: elezioni subito, con la legge elettorale che c’è, nessun altro governo, niente di niente. Non lo ha fatto, ha aspettato la Corte costituzionale, che ha riportato l’Italia alla situazione precedente il sistema maggioritario in cui aveva dato la sua scalata. Quindi ora è un capopartito e un capocorrente, deve fare accordi con Franceschini, Bersani, eccetera. Devono cercare di ottenere più parlamentari possibile e possibilmente fedeli a leadership che non hanno più niente di fatale. Insomma, io la vedo così: tutto è finito e tutto ricomincia secondo le vecchie regole. Non so se poi rimetteranno anche l’articolo 18, non credo. Ma il punto è che Grillo è destinato a una lunga fase onanistica».

E gli altri partiti?

«E gli altri partiti invece scopano, però all’aria aperta di una Repubblica parlamentare con le sue vecchie regole».

L’altra grande questione al centro del dibattito è la data del voto. Qual è la sua previsione?

«Previsioni non ne faccio e non partecipo neanche al dibattito su quale sarebbe la scelta più opportuna, perché è una discussione truccata. E alla mia età posso permettermi il lusso non dico della verità, che quello non se lo può permettere nessuno, ma almeno della sincerità. È evidente che bisogna andare a votare subito. Non ci sono dubbi. Una legislatura che non ha saputo fare una legge elettorale, che ha fatto una riforma costituzionale respinta dagli italiani, che ha fatto alcune cose in politica economica che hanno completato il lavoro del governo Monti e rilanciato certi aspetti della globalizzazione, mentre adesso la globalizzazione è gestita da Trump, Putin e Xi Jinping, il mondo è nella situazione in cui è, ci sono le elezioni in Francia e Germania: ma di che vogliamo discutere?».

Gli altri però ne discutono.

«Massì, certo, e naturalmente io sono molto aperto e molto rispettoso delle opinioni di Stefano Folli, Antonio Polito e tutti i vari retroscenisti di partito e di giornale che si interrogano su quanto tempo si possa e si debba perdere. Ma chissene frega. Va bene lo stesso, si arrivi pure al febbraio 2018. Non cambia mica niente ».

Non condivide i tanti appelli ad armonizzare le leggi elettorali di Camera e Senato?

«L’urgenza dell’armonizzazione, o anche dell’omogeneizzazione, mi fa ridere. Ci sono sempre state due leggi diverse per Camera e Senato. L’unica volta che Berlusconi e Calderoli provarono a farne una il presidente della Repubblica più amato dagli italiani, Carlo Azeglio Ciampi, disse loro: ma siete scemi? La Costituzione vuole che siano diverse, perché prevede che una sia su base nazionale e l’altra su base regionale, e perché prevede pure che i corpi elettorali siano diversi. È sempre stato così, lo sanno tutti. Capisce perché non posso partecipare a questa discussione?».

Resta il fatto che sul merito di questa discussione si dividono oggi le forze politiche, e lo stesso Pd.

«Sì, ho letto delle correnti, le divisioni, Gentiloni, Franceschini… non credo che succederà niente di grave. Gentiloni si dimette, si sciolgono le Camere, si va alle elezioni e dopo il voto magari a guidare il governo ci torna proprio lui. Perché dovrebbe mettersi di traverso? Gentiloni è in una botte di ferro: si è fatto un giro da presidente del Consiglio, tutti lo hanno apprezzato come persona equilibrata, e ora che si va alle elezioni è in buona posizione. E anche Franceschini è in una botte di ferro. Perché, se Renzi vuole andare al voto, con chi si può accordare dentro il partito? Con Bersani, D’Alema e gli altri la situazione è quella che è, si conoscono i lasciti della rottamazione. Quindi si dovrà accordare con Franceschini, Orfini e tutti quegli altri. Che poi Orfini no, perché è comunista, ma Franceschini ha pure il vantaggio di essere democristiano, qundi con Renzi se la possono intendere molto bene».

Lei sta descrivendo una specie di idillio. Come si concilia con il fatto che tutti gli altri parlino di guerra aperta?

«Con il fatto che la restaurazione è stata annunciata solo ieri, che fino a ieri tutti hanno fatto finta che potesse anche non venire, che adesso sono calate le maschere e bisogna ricomporre le facce. E che facce!».

Sorgente: Politica – “Addio maggioritario. Torna la Repubblica dei partiti”. Parla Giuliano Ferrara | l’Unità TV

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