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Pescara, hotel travolto da valanga: «Ci sono molti feriti» – ilmessaggero.it

ilmessaggero.it – Pescara, hotel travolto da valanga: «Ci sono molti feriti» – di Paolo Ricci Bitti

Hotel Rigopiano travolto da una valanga: i soccorritori hanno per adesso messo in salvo due persone, Giampiero Parete e Fabio Salzetta, dall’Albergo di Farindola in provincia di Pescara alle pendici del Gran Sasso. Mercoledì l’albergo ospitava circa 20 turisti e 7 dipendenti.

Il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, ha scritto su Facebook: «Sono in salvo due persone, le stesse che avevano mandato il messaggio di aiuto. Ci sono parecchi feriti, ma non si sa ancora quanti sono ancora dispersi o addirittura morti. Certo che la struttura è stata presa in pieno dalla slavina, tanto che si è spostata di dieci metri».

Le due persone recuperate si erano rifugiate in un’auto dopo essere scampati alla valanga che hanno visto arrivare mentre si trovavano all’esterno dell’albergo: sono in buone condizioni. Si teme però ancora per la vita di almeno tre persone disperse dopo che la slavina ha seppellito e in parte fatto crollare l’hotel di lusso costruito in una zona molto isolata in cui sono caduti oltre due metri di neve con punte di quattro.

Molti dei turisti, si è appreso, sono intrappolati nella struttura parzialmente crollata e coperta di neve e per liberarli si attenda l’arrivo dei mezzi pesanti, compresi mezzi cingolati da neve, che per tutta la notte hanno risalito con grande fatica i 9 chilometri di strada interrotta da slavine e tronchi di alberi che porta all’hotel.

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L’allarme è stato dato da due clienti (una coppia) che hanno segnalato tre dispersi e crolli nell’albergo-resort a 4 stelle che ospita una ventina di clienti, compresi due bambini di cinque anni, oltre al personale di servizio. Ma poi le comunicazioni con la struttura, priva di elettricità, a 1.200 metri sul livello del mare, sono diventate impossibili. «Aiuto aiuto stiamo morendo di freddo», è il contenuto di uno degli sms giunti ai soccorritori attraverso amici dei turisti che sono riusciti a raggiungere l’hotel solo verso le 4.30 di oggi dopo un’estenuante percorso sugli sci di oltre 4 ore. Ore di angoscia e di speranza per i familiari dei clienti e del personale dell’hotel.

Si tratta di un primo drappello del soccorso alpino e della guardia di finanza che ha riferito, con notevoli difficoltà di comunicazione, di aver trovato la struttura quasi interamente sommersa dalla neve. Qualche luce era comunque visibile attraverso le finestre, ma non era ancora possibile ascoltare voci.

Difficile anche entrare nell’edificio coperto di neve e alberi trascinati dalla valanga. Dovendo muoversi solo con gli sci in un ambiente proibitivo e colmando anche un notevole dislivello, i soccorritori sferzati dalla buefera di neve hanno potuto trasportare solo torce, cibi energetici, una piccola scorta d’acqua, qualche pala da neve pieghevole e piccole cassette di pronto soccorso. Difficile anche per questo intervenire nella struttura coperta di neve.

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Dopo l’allarme, lanciato da un cuoco di Pescara in vacanza con la famiglia, si erano subito mobilitati il 118 e i mezzi di soccorso che sono partiti dal Coc di Penne. Allertata anche la sala operativa della Prefettura di Pescara, ma poco dopo la mezzanotte la colonna dei soccorritori, giunta a 7 chilometri dall’hotel, è stata ostacolata da altre slavine che hanno trascinato sulla strada alberi e pietre che hanno bloccato la turbina.

Così un gruppo del soccorso Alpino si è diretto con gli sci verso l’hotel: un’impresa che ha richiesto molte ore in condizioni proibitive, lo spessore delle neve fresca  è di almeno due metri a due metri e continuo è il rischio di altre valanghe. La visibilità è quasi nulla e la temperatura di almeno cinque gradi sottozero. Un’impresa durissima che resterà nella storia dei salvataggi in montagna e che contrasta fortemente con le immagini di grande suggestione e allegria postate appena 48 ore prima da clienti dell’hotel d’ispirazione dannunziana ammantato di bianco e dotato di una spa con piscina termale parzialmente all’aperto e usata in questi giorni anche durante le nevicate.

«La situazione è estremamente problematica. Non so bene a che distanza siamo, credo 5 o 6 chilometri. Ci sono tre o quattro metri di neve. Ora la mia squadra e quella della Guardia di finanza proseguiranno a piedi, con gli sci», aveva detto il delegato alpino del Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico (Cnsas) Abruzzo, Antonio Crocetta, aggregato alla colonna mobile di soccorso preceduta dalla turbina che guadagnava metro su metro nel muro di neve. «Le ambulanze e gli altri veicoli si sono dovuti fermare – aggiunge Crocetta -. Per ora proseguono solo i mezzi speciali e la turbina, il cui obiettivo è quello di aprire la strada». Strada percorsa nella notte anche dalle pattuglie della polizia con i cani addestrati per la ricerca di persone sotto le macerie e sotto la neve.

«Purtroppo è accaduta una terribile tragedia – aveva scritto su Facebook nel tardo pomeriggio di mercoledì il presidente della provincia di Pescara Antonio Di Marco – sembrerebbe ci siano delle vittime, ma è tutto da confermare». «A Rigopiano è in atto in queste ore una bufera di neve. Una turbina si sta recando sul posto, per liberare la strada di accesso alla zona dell’albergo, dietro la quale c’è la colonna mobile dei soccorsi. In albergo c’erano 20 ospiti», aveva concluso Di Marco.

Al di fuori dell’hotel, distante oltre 10 km dalla località più vicina, due persone hanno avuto contatti sia con il 118 sia con i soccorritori. Uno di questi ha inviato un sms a un soccorritore prima rassicurandolo sulle sue condizioni poi parlando di macerie. Via whatsapp un altro cliente avrebbe confermato alla sala operativa del 118 di Pescara che dentro la struttura, lesionata, ci sarebbero delle persone intrappolate, ma di non essere in grado di dire le loro condizioni. I testimoni hanno parlato di una valanga che si sarebbe staccata dalla montagna e che avrebbe travolto parzialmente l’hotel Rigopiano.

I soccorsi – come riferito da Roberto Cutraci, consigliere comunale di Farindola – sono partiti verso le 20 da Pescara e da Penne: in movimento ci sono gli uomini del soccorso alpino e dei carabinieri, partiti da Penne, quelli dei vigili del fuoco, partiti da Pescara. La distanza da percorrere, in una situazione resa molto difficile dalla neve, è di 45 km da Pescara a Farindola e di altri 9 km da Farindola fino alla frazione di Rigopiano.

«Stiamo salendo con la colonna Mobile dei soccorsi dietro la turbina della Provincia verso l’albergo di Rigopiano. Siamo una trentina fra vigili del fuoco e altri uomini delle forze dell’ordine. La strada è coperta da oltre due metri di neve, ed è in corso una bufera. Sappiamo che c’è stata questa valanga, ma non sappiamo quale parte della struttura dell’albergo è stata investita dalla neve», aveva detto il sindaco di Farindola (Pescara) Ilario Lacchetta raggiunto telefonicamente mentre procedeva lentamente verso la zona di Rigopiano. Nella colonna dei soccorritori presenti elementi dei Soccorso Alpino di Penne, L’Aquila e Avezzano.

Sarebbero una ventina i clienti registrati all’hotel, compresi due bambini, secondo quanto si apprende sulla base dei registri della Prefettura. A questi si aggiungono i dipendenti.

Una decina di parenti dei clienti dell’Hotel Rigopiano dispersi da ieri pomeriggio a seguito della valanga sono al Coc (Centro operativo comunale) di Penne (Pescara) e chiedono di poter salire con i soccorritori. Una richiesta che non può essere esaudita dalle forze dell’ ordine. L’attesa per notizie certe e positive per la sorte dei congiunti fa vivere momenti drammatici ai parenti. Una delle preoccupazioni che esprimono è il fatto che da ore i propri congiunti sono al buio e al freddo a quota 1200 metri. Intanto, si è appreso che nella stessa zona, denominata Bocca di Lupo, nel 1936 c’era stata un’analoga rovinosa valanga.

L’ipotesi degli esperti del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico è che all’origine della valanga che ha interessato l’hotel Rigopiano ci siano le forti scosse di terremoto registrate nell’Aquilano.

Un uomo è morto sepolto dalle macerie della sua stalla a Valle Castagno, nel Teramano. La vittima, l’83enne Nino Di Nicola, è stata estratta dopo diverse ore: a causa del maltempo la zona era rimasta isolata e i soccorsi hanno trovato grosse difficoltà a raggiungerla.

Le squadre del Soccorso Alpino non sono ancora riuscite a raggiungere la località di Campotosto in provincia dell’Aquila, dove c’è stata una slavina, e dove ci sarebbe un disperso. Lo riferisce lo stesso Soccorso alpino in una nota che fa il punto sulle attività svolte. Un nuovo tentativo di raggiungere l’area sarà fatto domattina. «In Abruzzo le squadre di soccorso hanno provato a raggiungere la località di Campotosto (Aq), dove era stata segnalata una valanga che avrebbe interessato la località di Ortolano. Al momento – spiega la nota – non si è ancora riusciti a raggiungere la piccola frazione, sulla via che porta verso il Passo delle Capannelle, lungo la vecchia strada che collega L’Aquila a Teramo: numerose slavine hanno interrotto la strada e nonostante i tentativi in collaborazione con l’Anas per il momento le operazioni sono ferme. Con le prime luci dell’alba verrà fatto un nuovo tentativo, utilizzando anche gli sci».

Il disperso. Si chiama Enrico ed ha circa 70 anni l’uomo travolto ieri mattina da una slavina ad Ortolano, frazione di Campotosto (L’Aquila), che risulta ancora disperso. Lo afferma un’amica dell’uomo, Adriana Barnabei, ora abitante in provincia di Viterbo, ma originaria di Ortolano e che ha appreso di quanto accaduto dalla sorella di Enrico, che vive ancora nel paese. «Enrico è scappato dopo la prima scossa.

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E fuori è stato travolto dalla slavina». La donna racconta che l’amico, che definisce «un amicone, un uomo di compagnia», vive da solo, non si è mai sposato, è pensionato, ha lavorato come operaio alla centrale idroelettrica di Provvidenza. E proprio lì vicino, in un gruppo di case al di sopra di Ortolano, c’è l’abitazione di Enrico.

Dal momento dell’accaduto sono partiti i soccorsi, «ma sono molto difficili – sottolinea la donna -. Lo stanno cercando con preoccupazione. Scavano anche con le mani. Ma ancora non si sa nulla». Adriana afferma che i contatti con i suoi parenti sono molto difficili; nella zona manca la luce.

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