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Omologazione – m@cwalt – un colpo di remo

uncolpodiremo. – Omologazione – di m@cwalt

Da tempo ormai la parola potere non è più obscura materia del contendere, ma precisa dizione indicativa di organismo che sopravvede come organo superiore a tutte quelle opzioni materiali e filosofiche determinanti la natura stessa dell’individuo e del consesso di individui che vale a rappresentare.

Politica e potere ma anche la Politica é il Potere e questi caracolla quasi distratto in molti anfratti dove determina volontà e scelte, pubbliche e individuali.

Il potere sta alla nascita delle organizzazioni tribali, nella scelta del “loco civitates” per l’edificazione della città, dell’Urbe, è input per organizzazioni ed Enti che gli sono compagni e ufficio. E’ la successiva espansione in organizzazione statuale, prima Res pubblicae, poi Caio Giulio Cesare ne determinò l’espansione imperiale, fino ai giorni nostri.

Il potere (the power) si è sviluppato ai primordi della nostra storia nei clan, nelle tribù (chi non ricorda le assise tribali della Roma repubblicana) prima che si formasse l’idea vera, intera di Stato e infine di nazione, delle Nazioni. Si è espressa esplicitamente nel consiglio degli anziani – senex – nel Senato e poi nel Parlamento. Legifera e impone, obbliga all’osservanza dei dettami della volontà popolare e delle costituende istituzioni.

L’ambiguo post-scrittum sulla prima pagina di molte Costituzioni democratiche:  “in nome del popolo sovrano” è davvero lontano dal primigenio input popolare che viene generalmente ascritto alla cultura greco-romana. Ma di entrambe queste culture mantiene parimenti il “logos” e la susseguente dominazione delle classi privilegiate che all’epoca erano del patriziato in virtù della Cittadinanza.

Non dimentichiamo che nell’età di Pericle e della repubblica il “privilegio” di voto non era certo esteso a tutti e nel caso di Roma (SPQR) solo a Patrizi, Plebei e Ordo Equestre rappresentati in tribù e organi centuriati. Da qui lo sviluppo, la crescita e le lotte per il riconoscimento delle classi (leninismo) oggi riconosciuta identità democratica.

Ogettivamente nei ns tempi il potere si offre non più cm materia coercitiva ma strumento plasmante di un consenso di massa; con i filosofi marxisti, il “buon Karl” in testa, a spiegare alla vulgata i perché di un dominio fattosi sempre più determinante, più invasivo che accomodante… Favorevoli e contrari come sottolineava P.P.Pasolini, l’ attenzione ne è così stravolta che spesso ci ritroviamo ad applaudire il potere costituito che avversiamo.

La ns avversità al potere è bene sottolineare è protesta di individui che hanno coscienza di classe e considerazione per i movimenti di massa: vedi Focault e la scuola di Francoforte, che auspicavano una piena emancipazione delle classi lavoratrici e dei cittadini tutti – appunto il popolo sovrano – nei confronti di una materia che si è col tempo maggiormente delineata. Non più abstracta voluntatis ma scelte condivisibili fintanto che la storia o un sovvertimento di massa non la trasformi per forte volontà maggioritaria; dalla quale  viene sostituita con un’altra “entità” legalitaria.

The power cade in piedi, sa “essere” segreto, millantatore, affascinante ecc…

Fino ad oggi invero siamo di fronte a quel potere che nel suo sviluppo estremo, (matrice neo-capitalista) ha sconfitto la Legge che ha costruito divenendo una forma plasmatica che va oltre il libero arbitrio – il piacere è forma anarchica contro quel potere che induce alla morte – la felicità e la soddisfazione della “propria” vita ne sono un seguito di riconoscimento personale.

Ultima “ratio” di questo potere capitalista (cioé fondato sul denaro) é il nazi-fascismo che è la “truppa armata” contro le giuste istanze popolari e socialiste (cioé della scelta populares)

Solo nella Costituzione americana si fa riferimento alla “ricerca della felicità”. Ma è e rimane potere istituito. Così come la formula…”.. fondata sul lavoro” e quasi mai “sui lavoratori”

La storia dell’uomo ci ricorda quanto sia costata a tutti i popoli una emancipazione costituente: dalla Magna Charta di Giovanni senza terra alla Dichiarazione di Indipendenza delle colonie americane, dalla Convocazione degli Stati Generali fino alle novelle democrazie nate dopo la seconda guerra mondiale che si sono ritrovate a gestire forme sociali misconosciute e non hanno potuto che “somigliare” come status, ad antiche e diciamolo vetuste rappresentanze civili proprio perché non riconoscevano il “fatto nuovo” che alla metà del secolo scorso, riconoscendo le democrazie borghesi dichiarava il Socialismo.

Tutto ciò ha dovuto veder nascere organizzazioni politiche che rappresentassero i “cittadini” creando al tempo una organizzazione di potere che non è riuscita ex-novo ma si è portata appresso le antiche forme di rappresentanza sociale e di potere civile amministrativo e legislativo.

Questo potere secolare è comunemente riconoscibile nell’affermazione economica esclusiva del patriziato e delle classi agrarie latifondiste e industriali, seguito dal “conflitto di classe” (plebe, lavoratori, emancipatio servile) nato dal disconoscimento del concetto di uguaglianza, – per questo si dovuto aspettare le “rivoluzioni sociali” del XIVII° e XIX° secolo -. Questo potere si è in qualche modo adattato e trasformato, portando avanti un fake che divenuto omologazione, la quale riesce a soddisfare gli “appetiti” costituzionalisti di una prima classe di potere e sorveglianza.

L’omologazione, dal greco homologos è una convenzione usata in vari campi per unificare tra loro oggetti e soggetti precedentemente differenti. Il “sogno politico” di Uguaglianza che è concetto sociale, libertario e comunista trascende la sua secolare lotta spesso riuscita, di una paritaria uniformità sociale ed economica, che accompagna l’emancipazione delle classi subordinate.

Nella nostra moderna democrazia ( demos/popolo kratos/potere ) il diritto – dovere di voto è esteso ma nella reltà è subordinato al potere economico non solo civile. Il socialista intendimento di uguaglianza è stato appunto sovvertito dall’omologazione e così ci sentiamo uguali fino ad un certo punto e paritari fino a quanto  vuole la classe dominante e la convenzione; la quale ci ha chiaramente dimostrato quando si sente in pericolo o assediata dalle classi indigenti può trasformarsi in oligarchia-tirannica.

Pare che questo processo di identificazione possa estendersi nei secoli dei secoli risultando intoccabile e difficilmente trasformabile in grazia del “glifo” onorifico sulle prime pagine costituzionali. Solamente una differente cultura politica e la sua “rivoluzione/emancipatio” potrà fregiarsi dell’applicazione costituente e finalmente affermare che siamo veramente uguali di fronte alla legge e di fronte al popolo sovrano. Impegnati alla ricerca di una felicità possibile.

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Sorgente: Omologazione – m@cwalt – un colpo di remo

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