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Nella piccola Venezia tradita:“I 5 Stelle non li voteremo più” – La Stampa

lastampa.it – Nella piccola Venezia tradita: “I 5 Stelle non li voteremo più”A Chioggia un deposito a Gpl mette in crisi la giunta eletta da solo 6 mesi.- di

andrea malaguti
inviato a Chioggia (Venezia)
 
 Il problema è che qui, nella piccola Venezia, dove i leoni sulle colonne bianche delle piazze sono grandi come gatti, fanno storicamente fatica a mettersi d’accordo. O anche, come dice il consigliere della Lega Nord, Marco Dolfin: «Se si andasse a votare tre volte nella stessa settimana eleggeremmo tre sindaci diversi». Forse.

Solo che in questo caso tra i pescherecci e le spiagge di Chioggia, 49 mila abitanti che vivono di vongole, stabilimenti balneari, alberghi e campi da coltivare nella nebbia, non c’è aria da commedia goldoniana – «Sior sì balemo, devertimose, za che semo novizzi» – piuttosto da melodramma mariomeroliano.

Uno scenario reso ancora più cupo dal freddo polare della laguna che ha trasformato in pochi mesi l’aria inebriante del cambiamento elettorale in un muro di sospetti e rancori. Doveva essere una rivoluzione limpida e veloce quella del governo a 5 Stelle dell’architetto Alessandro Ferro, si sta trasformando in una via crucis che inchioda il neo sindaco a due problemi antichi – la gestione degli immigrati e la messa in sicurezza della Romea – e a uno emerso di recente, ma diventato decisivo per il cambio di guardia avvenuto sei mesi fa al palazzo del Comune: i tre bomboloni del deposito di Gpl piazzati all’improvviso tra il porto e le case, monumento indecente a tutto ciò che non si vuole, non si dovrebbe fare e che dunque si farà.

A che cosa serve? Chi l’ha voluto in questa terra di baruffe, capace di votare indifferentemente a sinistra, a destra, adesso Grillo, ma rimasta democristiana nel profondo?

E, soprattutto, quanto è pericoloso? «Potenzialmente molto e di certo non l’abbiamo voluto noi», dice il sindaco, che in campagna elettorale, sostenuto dal vice presidente della Camera Luigi Di Maio, aveva giurato che se avesse vinto lui l’impianto sarebbe sparito da Chioggia. «Era una speranza». E adesso? «Bisogna fare i conti con la legge. E non è semplice». Già sentita, questa.

I tre bomboloni

Il passaggio dalla promessa alla speranza non è piaciuto al comitato «No Deposito Gpl» che, forte delle sue undicimila firme (una valanga), aveva sostenuto Ferro nel ballottaggio con il sindaco uscente Giuseppe Casson, capace di ottenere il 35% dei voti (contro il 22% grillino) alla prima tornata. E qui servirebbe una parentesi.

Perché Casson, che aveva aperto la legislatura con il Pd, era riuscito a chiuderla con la Lega Nord, accorgendosi con ritardo, ritenuto a dir poco colpevole, della nascita dell’ecomostro voluto tecnicamente da Romano Tiozzo, sindaco prima di lui, da sempre vicino a Comunione e Liberazione. Vi state perdendo?

Normale. Perché il miscuglio di tradimenti, incoerenza, dribbling e riposizionamenti, tra queste calli di aria salata, è indescrivibile ma da record mondiale e comunque, stringendo, ha fatto sì che al momento decisivo i due terzi di Chioggia sbattessero Casson fuori dal Palazzo.

Tutti contro uno. Contro. Non pro. «Ma oggi dubito che i 5 Stelle vincerebbero ancora», dice l’avvocato Giuseppe Boscolo, che oltre a essere il legale dei No Gpl è anche il portavoce del comitato Romea Sicura, che da anni si batte per rivedere il percorso della strada più pericolosa d’Italia.

«Anche su questo Ferro ci ha voltato le spalle». Ma lei lo ha votato? «In effetti non ero ostile». E oggi? «Direi che sono degli incompetenti». Un amore finito male. Perché, giura Boscolo, il sindaco, che un tempo passava le giornate a battagliare con loro, adesso non li ascolta più. «E’ il comitato che pretende di dettare legge», replica Ferro. Baruffa.

Intanto i tre bomboloni, odiati da tutti con l’eccezione del Vescovo, restano lì (pronti a essere riempiti già all’inizio di maggio) occupando uno spazio di novemila metri cubi destinato al Gpl che le navi gasiere porteranno dal Medio Oriente. «L’impianto è pericoloso. Si ricorda che cosa fece un vagone solo di gpl alla stazione di Viareggio? La legge prevede che una struttura così dovrebbe stare ad almeno due chilometri dalle case.

E invece questo è a duecento metri», dice Roberto Rossi, presidente del comitato. «Non basta. Lo spazio era destinato a rifornire di carburante la marina, poi, senza nessun cambiamento di destinazione d’uso, è stato allargato in maniera abnorme e predisposto per stoccare il Gpl che servirà tutto il Nord Italia. Secondo il governo è un’opera strategica. Secondo noi impedirà ai pescherecci di entrare in porto e ne ucciderà le attività. Sono a rischio pesca e turismo. Non volevamo le gasiere, ma le grandi navi».

Non esattamente la stessa cosa. «Io non so se qualcuno ha preso delle tangenti come mormorano in tanti, ma mi piacerebbe che un’inchiesta della magistratura andasse a fondo», dice Maria Rosa Boscolo, pasionaria ex infermiera che oggi guida le manifestazioni di piazza. «Nella vita ho sempre votato a sinistra. Stavolta 5 stelle, perché c’era bisogno di riempire un vuoto. Spero di non avere sbagliato». Così a soli sei mesi dall’insediamento il Movimento – incendiario all’opposizione, pompiere al governo – è già sotto processo. E ad attaccarlo non sono solo i comitati.

Guerra agli immigrati

Quando ha sentito l’oggetto dell’ordine del giorno, Maria Chiara Boccato, ventinovenne al primo mandato in consiglio, ha pensato a uno scherzo. «Mica voteremo questa robaccia?». Votata. A larghissima maggioranza. Con il Movimento compatto e una sola eccezione.

Lei. Ma compatto su cosa? Su un documento presentato dalla Lega che in premessa – con la inevitabile imprecisione della sintesi – diceva: siccome gli extracomunitari portano disordine e malattie, non solo è il caso che non li facciamo salire sugli autobus con noi, ma ci organizzeremo affinché sia impedito loro di arrivare nel nostro territorio. Letto e ratificato. Gorino ha fatto scuola anche qui, a pochi chilometri da Cona. «Una cosa indecente».

Boccato dice che i suoi colleghi grillini sono diventati arroganti e sospettosi, neanche fossero guardie di frontiera al controllo passaporti. E che fanno fatica a parlare con la stampa e con chi non li ama. «Ma noi non siamo così e dobbiamo ricordarci che non abbiamo preso il 67% dei voti, ma il 22», E quando parla dà l’impressione di restringersi sempre di più per effetto del freddo.

Fedelissimi

A Palazzo Comunale Gilberto Boscolo, ex consigliere e ora segretario di Ferro, ma secondo molti vero sindaco di Chioggia destinato presto a correre per un seggio romano, spiega che il successo 5 Stelle è semplice. «Casson era immobile. Noi no». Di fronte a lui Ortensio Crepaldi, ex infermiere ed ex sindacalista, accanito sostenitore di Grillo, alza un muro contro l’offensiva degli ex amici diventati nemici. «Oggi in Comune c’è qualcuno che ci ascolta. Certi attacchi sono strumentali. I 5 Stelle sono giovani. Bisogna dare loro il tempo di crescere». E se intanto l’impianto Gpl apre? «Vedremo.

Di certo il sindaco e i suoi collaboratori hanno individuato i problemi: la Romea, l’impianto, il turismo e l’agricoltura». Facile. «Non è vero prima i problemi li nascondevano. E magari qualcuno sul Gpl ci ha pure guadagnato». Divaga sugli albergatori che non sanno stare uniti e sui pescatori di frodo che grazie alle vongole hanno bagni firmati Valentino e si comportano come pistoleri in un saloon di Dodge City. Baruffe. Sempre baruffe. Inevitabili baruffe. Questa è Chioggia. «I 5 Stelle però hanno la forza per cambiare. Ora devono dimostrarla». Se no? «Vedremo».

Di nuovo. E magari ha ragione don Angelo Busetto, parroco del Duomo, quando stigmatizzando la supposta superficialità dei suoi diocesani dice: «La verità è che a Chioggia la gente non cambia mai idea, cambia solo bandiera». Sipario.

Sorgente: Nella piccola Venezia tradita:“I 5 Stelle non li voteremo più” – La Stampa

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