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May e Trump: uniti per amore o per calcolo? – Il Sole 24 ORE

ilsole24ore.com  – la visita a washington. May e Trump: uniti per amore o per calcolo?   –  di

Il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno l’opportunità di tornare a guidare il mondo, annuncia Theresa May, il premier britannico che ha l’onore di essere il primo leader politico straniero a incontrare ufficialmente il neopresidente degli Stati Uniti (che per ora snobba l’Europa continentale). Fra Trump e la May, i volti che incarnano i due eventi più disruptive del 2016, sarà vero amore – politicamente parlando – come ai tempi di Ronald Reagan e Margareth Thatcher?

Al di là delle belle parole di circostanza che verranno spese, l’impressione di molti analisti (come riassume lucidamente anche Politico.eu) è che il Regno Unito sia spinto all’asse con l’altra sponda dell’Atlantico soprattutto per motivi tattici. Dal libero scambio mondiale al global warming, dalla minaccia espansionistica russa alla proliferazione nucleare e alla difesa comune, passando persino per i diritti dei gay, su molti dei temi chiave dell’agenda politica Londra sembra più vicina a Bruxelles che a Washington. Solo ieri, di fronte all’ennesima sparata trumpiana sulle virtù del waterboarding, il ministro per la Brexit David Davis ha puntualizzato che «la Gran Bretagna non giustifica la tortura in nessuna circostanza», mentre numerosi deputati del Regno chiedevano di dare «un forte segnale morale» a The Donald.

Come può poi credere al protezionismo una Gran Bretagna che vuole essere un attore «globale»? Come nota Alessandro Picchioni, presidente di WoodPecker Capital, nel recente passato la May ha invocato la natura globalista del Regno Unito proprio quando il voto espresso dal “leave” rappresentava una sorta di rifiuto al processo di globalizzazione, al pari della vittoria a sorpresa di Trump. D’altro canto, la pragmatica Londra sa bene che l’opportunità di accordi commerciali bilaterali con Washington – su cui appoggiarsi durante gli anni dei lunghi e difficili negoziati con Bruxelles – non può essere assolutamente gettata alle ortiche.

Ma sul tema della difesa, in particolare, Londra resta vicina a Parigi e a Berlino. Con la Francia per esempio, unica potenza nucleare europea assieme alla Gran Bretagna, si sta regolarmente procedendo all’integrazione militare prevista dai Lancaster House Treaty, gli accordi bilaterali siglati nel 2010. Nessuno li ha messi in discussione.

C’è anzi chi è convinto che, a Brexit conclusa, Londra riscoprirà un cuore europeista. «La graduale divergenza dei nostri interessi economici da quelli dell’eurozona avrebbe continuato a rappresentare un veleno nei rapporti con l’Unione europea», ragiona Crispin Blunt, presidente conservatore della Commissione esteri della Camera dei Comuni. «Una volta fuori dalla Ue, questo veleno scomparirà e i nostri rapporti con l’Europa torneranno a essere positivi nel nome di tanti interessi comuni». Brexit insomma aiuterà anche i cittadini britannici “separatisti” a guardare all’Europa continentale con maggior serenità, fa eco Jonathan Eyal, associate director del think tank londinese Rusi.

Intanto l’Unione europea cerca di stimare quali saranno gli effetti di lungo periodo dell’addio di Londra . «Uscire dall’Ue può consentire ai britannici di adottare politiche fiscali e intervenire sull’economia e sulle imprese senza dover più rispondere alle direttive comunitarie – nota Marco Giorgino, Docente di Finanza e Risk Management al MIP Politecnico di Milano – con effetti tutt’altro che scontati sulla competitività internazionale».

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