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l’Unità – Caro segretario, c’entri eccome – Sergio Staino | l’Unità TV

unita.tv – Caro segretario, c’entri eccome. Come faccio a raccontare l’Italia tutta se non ho collegamenti diretti con chi quotidianamente modifica nelle amministrazioni locali, nelle associazioni, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, la struttura della nostra società? 

Caro Matteo, ti dico subito che mi ha colpito favorevolmente l’intervista che hai rilasciato domenica scorsa a La Repubblica. Mi è sembrata un’intervista piena di ammissioni sincere e molte autocritiche, sempre benefiche quando si fa politica. In più, quel continuo riferimento ad un ritorno sul lavoro di partito, fatto con enfasi accorata, è cosa assai bella, condivisibile e soprattutto essenziale per risolvere la crisi politica che stiamo attraversando come Pd.

Certo, questo tipo di appello non è cosa nuova per me: sono le stesse dichiarazioni di intenti fatte più di un anno fa quando discutevamo della rinascita de l’Unità e sono le stesse dichiarazioni che hai fatto al momento in cui mi hai dato l’incarico di direttore. «Voglio un giornale non sdraiato sul governo ma un giornale di dibattito e confronto anche aspro, diretto alla rivitalizzazione del partito e di tutto il centrosinistra». Meraviglioso.

Come potevo non accettare l’incarico di direttore con delle premesse così? In questa direzione mi sono mosso coerentemente e mi sembra che i primi risultati, a detta di molti, non sono stati piccoli. Il giornale ha accolto le voci più disparate della sinistra, ha pubblicato, nei limiti delle possibilità, anche firme prestigiose e interessanti e, soprattutto, ha aperto un dibattito all’interno della sinistra, dentro e fuori il partito, sagace e costruttivo testimoniato dalle moltissime lettere e messaggi che ogni giorno giungono in redazione.

È vero però che in quanto a vendite l’incremento non è stato significativo anche se, rispetto al venduto che ho trovato al momento del mio incarico, una crescita c’è stata, sia del cartaceo sia, soprattutto, degli abbonamenti online. Crescita certo non sufficiente a risolverci il problema economico e frutto di molti errori. Il primo sicuramente dell’Ad che ha scelto di abbattere i costi riducendo enormemente la presenza del giornale sul territorio con il risultato di produrre l’effetto di un giornale fantasma, c’è e non c’è. Il secondo, molto grave, è il non aver mai dato a me, direttore de l’Unità, la responsabilità anche del sito unita.tv, creando non pochi problemi di mancate sinergie e di eccessive discrasie nei contenuti dei due media. Poi ci sono gli errori che chi lavora può commettere. E anche noi ne facciamo. Io, il direttore, in particolare.

Ma, riconosciuto questo, tu, caro Segretario, non puoi certo tirartene fuori. Al contrario, tu e il partito, ci siete dentro ampiamente proprio sul piano dell’immagine visiva del giornale e della sua presenza nel territorio. Per un giornale militante come il nostro, la partecipazione attiva delle strutture di partito nella sua elaborazione e la sua presenza territoriale sono essenziali. Non può esistere un giornale di questo tipo che non abbia un minimo di rapporto e di confronto con la direzione del partito e soprattutto con il suo segretario. Non dico certamente di tornare ai tempi in cui il direttore de l’Unità era obbligatoriamente scelto tra i membri del Comitato Centrale ma un confronto sul lavoro fatto, sugli orientamenti, sulle prospettive, questo, riconoscimelo, è fondamentale.

Da parte tua non c’è stato mai un giudizio, un’opinione, un suggerimento che mi facesse sentire che stavo lavorando insieme a te per un progetto comune che aiutava l’azione politica del PD all’interno della società italiana. Essere un giornale militante vuol dire che il segretario si impegna perché i suoi parlamentari, i suoi dirigenti, i circoli tutti si attivino per una sua diffusione e per il suo continuo miglioramento. Non solo questo non è avvenuto, ma la presenza del giornale non è mai stata valorizzata nelle assemblee di partito, nelle iniziative pubbliche, nelle stesse Feste dell’Unità. Di tutto ciò di chi è la massima responsabilità, del direttore o del segretario di partito? Come faccio io a raccontare quotidianamente il nostro lavoro nei territori, nelle città, nelle periferie?

Come faccio a raccontare l’Italia tutta se non ho collegamenti diretti con chi quotidianamente modifica nelle amministrazioni locali, nelle associazioni, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, la struttura della nostra società?

Per questo, caro Matteo, nell’incontro che mi hai promesso e che sicuramente vorrai mantenere, vorrei da te una leale assicurazione che questa volta cambiamo strada davvero e che da questo momento il giornale entra nei tuoi pensieri quotidiani come uno degli strumenti più importanti per ricostruire l’identità di una comunità di sinistra dispersa tra atri muscosi e fori cadenti. Un abbraccio.

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