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Lucia Del Grosso » LA POST VERITA’ DI DE LUCA

Ma trent’anni fa si faceva ancora affidamento sulla distinzione tra verità e falsità. O meglio: si poteva credere nella verità oppure opinare che la verità dipende dai punti di vista, ma in quest’ultimo caso l’onestà del punto di vista era considerato un valore, porco giove! Cioè si pensava che non era il caso di spararla troppo grossa, perché la balla non avrebbe retto al confronto di opinioni. Idem per quanto concerne la mistificazione. Con conseguente censura morale e pratica: nessuno avrebbe più comprato la proverbiale macchina dal ballista o mistificatore.

Ma si era ancora negli ultimi scorci dell’era moderna, ora dicono che siamo progrediti nell’era postmoderna e anche la verità è diventata post: post-verità. In sintesi funziona così: c’è da diffondere una narrazione per cui sono ammessi tutti i travisamenti dei fatti, tutte le esagerazioni, tutte le tempeste i un bicchiere e perfino tutte le menzogne, anche le più scoperte al fine di supportare detta narrazione. Il tutto proferito con incredibile faccia da culo, anzi post-faccia da culo, perché la faccia da culo di antica memoria almeno temeva la smentita.

E qual è la narrazione dietro ai fatti dell’ospedale di Nola: 1) che i tagli alla sanità sono stati operati per rimuovere sprechi e promuovere l’efficienza, per cui non può essere che in un ospedale ci siano malati stesi per terra come nel lazzaretto dei Promessi Sposi, deve essere per forza perché gli ospedalieri non vogliono rifare i letti e i medici vogliono approfittare per fare i piegamenti; 2) che non è vero che la sanità è sottodimensionata rispetto alle esigenze di una società che ha cura delle persone, è che negli ospedali ci lavorano cretini e nullafacenti; 3) che occorre qualche altro taglio, per esempio agli stipendi di quei poveracci costretti a lavorare in condizioni disumane, di cui, con autentica post-faccia da culo (vedi definizione data innanzi) si reclama il licenziamento.

Conclusione, vedi punto 3: la post-verità serve a scovare e penalizzare il capro espiatorio, che poi è quello più in basso della catena alimentare della giungla postmoderna. Che taglio dopo taglio finirà per ricoverare i pazienti nelle capanne di paglia, ma con tante belle luminarie, uuuuhhhhhhhh!

Sorgente: Lucia Del Grosso » Blog Archive » LA POST VERITA’ DI DE LUCA

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