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Lucia Del Grosso » IL PARADOSSO DEI TRUMPISTI DI SINISTRA

Un intelligente post su FB (che troverete copiato nei commenti) richiamava l’attenzione su un segmento di politica che teoricamente non dovrebbe esistere, eppure c’è: i trumpisti di sinistra.

Da dove saltano fuori larvate simpatie, o comunque non aperte ostilità, nei confronti di Trump che serpeggiano a sinistra?

Penso da un intreccio di ragioni di cui però ha avuto evidenza nel dibattito pre e post elezioni solo la prima: la percezione di Trump come figura antisistema in opposizione alla Clinton, che invece è la mandataria dell’establishment.

Possiamo anche metterla così: il nemico del mio nemico ecc. ecc.

Ma possiamo anche dire: Trump ha raccolto i consensi dei soggetti sociali antisistema e pertanto il diavolo non è così brutto come lo si dipinge per una sorta di transfert.

In realtà non c’è da schierarsi né dalla parte del diavolo né da quella della diavolessa: sono le due facce della destra, una liberista e l’altra protezionista. Se quest’ultima appare antisistema è solo perché il crollo del muro di Berlino sembrava aver aperto immense praterie dove la finanza poteva scorrazzare senza limiti mettendo fine alla storia, come diceva quel teorico mezzo americano e mezzo giapponese, Fukuyama, che, detto per inciso, di storia non capiva una beneamata cippa, pur dovendo conoscere, per provenienza, quella dell’Oriente e quella dell’Occidente.

Evidentemente il decile più ricco della popolazione mondiale aveva pensato che ci sarebbe stata abbondanza eterna per tutti loro e che gli altri nove decili erano fuori combattimento e destinati fino alla fine dei tempi all’apatia postdemocratica. Ma siccome, a dispetto di quello che pensano “lor signori”:

1) il mercato non è un sistema perfetto in quanto fondato sull’operatore economico razionale (ma dove l’hanno mai visto  il consumatore razionale?). E’ imperfettissimo ed è stato agitato nel corso della storia da crisi ricorrenti che si è procurato da solo, senza il concorso del movimento operaio. Anzi, nel trentennio che va dal 1945 al 1975, contrassegnato da conquiste democratiche e sociali, i tassi di crescita erano più che soddisfacenti, non la miseria odierna;

2)  l’establishment, le élite, i poteri forti, chiamateli come vi pare, non sono un monolite, ma un mondo febbrile in conflitto (è la concorrenza, bellezza!) in cui operano rapporti di forza anche territoriali. Il mondo non è tessuto globale uniforme, alla faccia della retorica dell’assenza di steccati, i luoghi in cui si addensano interessi fanno resistenza e udite, udite …… il tedesco Berger si accorge che perfino la Germania ha esaurito la spinta propulsiva dell’euro, la globalizzazione de noantri, che pure era stato coniato a sua immagine e somiglianza.

Conclusione: fine della fine della storia, la globalizzazione senza vincoli non è finita, ma non sta tanto bene e una parte del capitalismo riscopre il protezionismo e il bello è che ha anche trovato il suo campiuone: ha una cravatta rossa (ma i comunisti non c’entrano) e un pagliaio in testa.

Ok, assodato che siamo di fronte ad una dialettica liberismo-protezionismo interna al capitalismo, la domanda è la solita: che fare?

Invece di scatenarci in una rissa tra cosmopolitismo clintoniano e nazionalismo trumpiano e smetterla una buona volta di inseguire le mode dei nostri avversari, sarebbe il caso di scartabellare la nostra storia, ci potrebbe riservare sorprese. L’internazionalismo, per esempio, che è cosa diversa dal cosmopolitismo, anche se da circa trent’anni li confondiamo. L’internazionalismo è fratellanza tra le nazioni, non liquefazione delle nazioni. Cioè quegli spazi nei cui confini vigono leggi che il movimento dei lavoratori, con le giuste battaglie, può ottenere in suo favore. Non uno spazio planetario dove i rapporti sono regolati dal TTIP, che sono arbitrati privati tra potenti.

Nessuna simpatia per Trump, non mi aspetto niente di buono da un riccone che ha già avviato lo smantellamento dell’Obamacare. Ma se la globalizzazione piccona se stessa le sinistre non potrebbero fare cosa più stupida che tappare le falle con le dita.

Sorgente: Lucia Del Grosso » Blog Archive » IL PARADOSSO DEI TRUMPISTI DI SINISTRA

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