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 Lo spazzaneve che non è mai arrivato e gli altri dubbi sui soccorsi «Ma quegli uomini sono valorosi»

Un sopravvissuto racconta: «Tutti i clienti dell’hotel erano pronti a partire alle 15» ma il mezzo che doveva liberare la strada non si è visto. «Quando ho dato l’allarme non mi hanno creduto». Delrio e Curcio: «Abbiamo affrontato una situazione eccezionale»

di Claudio Del Frate

La colonna dei soccorsi avanza a fatica verso l’hotel Rigopiano La colonna dei soccorsi avanza a fatica verso l’hotel Rigopiano

I clienti dell’hotel Rigopiano già pronti ad abbandonare la struttura ma che restano bloccati perché non arriva lo spazzaneve. Il primo allarme subito dopo la valanga a cui non viene dato tempestivo credito. La prima colonna di soccorsi che resta bloccata perché manca il gasolio. Come quasi sempre accade, ci si comincia a porre l’interrogativo se tutto abbia funzionato nelle ore immediatamente successive alla tragedia dell’hotel ai piedi del Gran Sasso. Polemica troncata però sul nascere dal numero uno della Protezione Civile Fabrizio Curcio («In azione uomini valorosi che hanno lavorato in condizioni al limite») e dal ministro Graziano Delrio («Situazione eccezionale). Vediamo di mettere a fuoco quanto emerso fino a questo momento.

L’attesa vana dello spazzaneve

Una delle prime testimonianze emerse questa mattina è quella di Quintino Marcella, titolare di un albergo a Silvi Marina, sulla costa pescarese dell’Adriatico. È il messaggio vocale Whatsapp che gli giunge da Giampiero Parete, suo collega e amico che si trova all’hotel Rigopiano: la voce di Parete urla e trema, parla subito di una valanga di enormi proporzioni che ha sepolto e travolto il resort e di lui che si è miracolosamente salvato perché poco prima era uscito.

«Ma quando ho dato l’allarme all’inizio non volevano credermi; la dirigente della prefettura di Pescara per due volte mi ha risposto: “Non è successo nulla”» ha detto Marcella, aggiungendo un altro particolare: «Giampiero e tutti gli altri ospiti dell’albergo avevano pagato ed avevano raggiunto la hall, pronti per ripartire non appena sarebbe arrivato lo spazzaneve. Gli avevano detto che sarebbe arrivato alle 15, ma l’arrivo è stato posticipato alle 19. Avevano preparato già le valigie, tutti i clienti volevano andare via». Ma i mezzi tardano ancora e alle 22 la valanga piomba su Rigopiano.

Soccorsi e rifornimenti a piedi

Le prime immagini che arrivano dal luogo della tragedia danno subito una dimensioni di quello che sta accadendo: da un lato mostrano la fatica e l’abnegazione dei soccorritori, dall’altro gli ostacoli aggiuntivi con cui devono fare i conti: i primi di loro arrivano a Rigopiano con gli sci ai piedi, più tardi le immagini dall’alto riprese dall’elicottero dei Vigili del Fuoco mostrano la colonna dei soccorsi che avanza tra due mura di neve lungo la strada non ancora sgomberata. Valanga o non valanga, la strada che raggiunge la località era del tutto impraticabile. A un certo punto la turbina che apre la colonna rimane a secco di gasolio e deve essere rifornita grazie a uomini che trasportano taniche di carburante a piedi.

Curcio: «Uomini valorosi»

Sui social e non solo partono le polemiche, nella discussione entra anche l’ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso che con riferimento al dopo sisma parla di «Stato assente» e di «punto più basso» raggiunto nella gestione dei soccorsi. Poco dopo gli risponde a distanza il capo della Protezione Civile Fabrizio Curcio: «L’hotel Rigopiano è stato raggiunto alle 4.30 del mattino da uomini valorosi perché, di fronte a situazioni veramente al limite, hanno raggiunto la struttura mettendo in sicurezza due persone e adesso stanno lavorando per portare i mezzi che ancora fanno fatica ad arrivare. Ma stanno già lavorando nella verifica delle condizioni che sono proibitive anche per il soccorso tecnico» dice facendo il punto della situazione su quanto sta avvenendo nella località abruzzese.

Delrio: «Situazione eccezionale»

Poco più tardi alle parole di Curcio si aggiungono quelle di Graziano Delrio, che interviene sull’argomento a margine della presentazione del nuovo contratto per gli Intercity: «Più che di un ritardo nei soccorsi dovuti alla viabilità si può parlare di una situazione eccezionale e ringraziare le migliaia di persone che da ore stanno a lavoro per aiutare tutti. Sono stati mobilitati tutti i mezzi. Il sistema di protezione civile credo meriti semplicemente un grazie. Quando cadono decine di alberi sulle strade e metri di neve è evidente che le condizioni di soccorso sono molto difficili». «È il momento — aggiunge — di stringerci tutti insieme intorno a coloro che hanno perso i loro cari e di non fare polemiche e fare uno sforzo comune».

Venticinque chilometri d’inferno

La colonna dei soccorsi ha dovuto affrontare condizioni proibitive per raggiungere il luogo della tragedia: da Penne, ultimo centro abitato di una certa dimensione, a Rigopiano, ci sono circa 25 chilometri. I primi mezzi erano partiti da Pescara alle 18 di mercoledì ma una volta imboccata la strada verso il Gran Sasso ci si è resi conto che il percorso non era stato liberato dalla neve e che lo spessore aumentava di 20 centimetri ogni 500 metri mano a mano che si saliva. I mezzi, tra mille ostacoli, sono così arrivati dove era caduta la valanga poco prima delle 11 di oggi, giovedì.

Sorgente: Corriere della Sera

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