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L’integrazione negata. Se sei immigrato niente casa in affitto – La Stampa/torino

foto – Immigrati e profughi che hanno occupato con le loro famiglie le palazzine dell’ex villaggio olimpico di Torino

lastampa.it – L’integrazione negata. Se sei immigrato niente casa in affittoViaggio a Torino tra agenzie immobiliari e privati. I proprietari: “Non pagano e portano a vivere i parenti” –

gabriele martini
torino – Quartiere periferico, due camere, cucina e bagno. Il trilocale arredato in Borgo Vittoria è un terzo piano con ascensore. Riscaldamento centralizzato, libero subito, il canone richiesto è di 410 euro al mese. «Certo che sì, è ancora disponibile», rispondono gentili al telefono dall’agenzia immobiliare. «Fissiamo un appuntamento?». Volentieri.
Ma che succede se a voler affittare l’appartamento è un immigrato? «Ah. Eh». Pausa. «Attenda un momento in linea». Brusio e voci in sottofondo. «Pronto? è ancora lì?». Sì. «Mi spiace, non è possibile». Perché? «Perché il proprietario non vuole stranieri».

Abbiamo chiamato 60 tra agenzie immobiliari e privati per aiutare un immaginario amico africano a trovare una sistemazione a Torino. Il risultato è sconfortante. In 19 casi la risposta è risuonata più o meno in questi termini: «Niente immigrati». Sotto la Mole, cinquant’anni dopo gli impietosi cartelli «non si affitta a meridionali», la diffidenza tracima ancora nel razzismo. E a farne le spese sono gli stranieri.

“Sono nera, ricevo rifiuti da sei mesi”

Negli anni Sessanta le famiglie arrivate dal Sud erano imprigionate nel racconto beffardo di chi giurava d’aver visto vasche da bagno trasformate in orti di ceramica. Oggi gli uomini e le donne che hanno attraversato il Mediterraneo in cerca di una vita più dignitosa scontano il sospetto di non essere in grado di pagare l’affitto, di avere scarsa cura della casa, di entrare in due e poi ospitare loro connazionali e altri connazionali ancora.

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Al telefono abbiamo raccontato la storia inventata ma verosimile di un uomo di 40 anni originario della Somalia, sposato, in Italia dal 2006, in regola con i documenti, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato e una busta paga di 1400 euro netti al mese. «Non importa», replica spazientito all’altro capo della cornetta l’agente immobiliare che propone un alloggio alle Vallette. ù

«Il padrone di casa ci ha chiesto esplicitamente di trovare inquilini italiani». Perché? «Come perché? E io che ne so? Ha deciso così. Dice che se ti metti degli africani in casa, va a finire che non pagano». La precisazione finale suona come una beffa: «E comunque non è mica razzismo».

Agenzia che vai, scusa che trovi. Appartamento in zona Crocetta, 45 metri quadri ma già arredato. Viverci costa 500 euro al mese. Quando spieghiamo che la casa non è per noi bensì per un amico di origini africane, il prezzo lievita. «Le spese per pulizia e servizio di portineria ammontano a 200 euro al mese». Ma sull’annuncio c’era scritto 70. « è un errore». Chiediamo comunque di vedere la casa, ma invano. «C’è già un altro ragazzo interessato, vi richiameremo se la trattativa non dovesse andare a buon fine».

A San Salvario, quartiere simbolo dell’integrazione possibile, il proprietario di una mansarda ha scelto di dividere l’umanità in buoni e cattivi inquilini in una sua personalissima geografia dell’affidabilità: sudamericani e bengalesi sì, africani e cinesi no. «In base a che cosa faccio questa distinzione? I neri sporcano e non pagano. E comunque sono fatti miei, la casa è mia e decido io», sbotta prima di chiudere bruscamente la telefonata.

Non va meglio in periferia. Mirafiori, Parella, Falchera, Barriera di Milano, Rebaudengo: migliaia di case sfitte, ma a volte sembra che i proprietari preferiscano mantenerle vuote piuttosto che avere migranti come inquilini. E pensare che a Torino un appartamento su cinque è affittato a cittadini extracomunitari.

Secondo l’elaborazione di “Solo Affitti” (franchising immobiliare specializzato nel settore) sotto la Mole il 62% degli alloggi in locazione sono abitati da italiani, il 18,7% da cittadini provenienti da Paesi europei e il 19,3% da stranieri extra-Ue.

Capita, infine, che l’odissea per affittare una casa si concluda con una beffa. «I migranti finiscono spesso per pagare canoni più elevati di quelli del mercato», denuncia Sergio Contini, segretario provinciale torinese di Sunia, il sindacato inquilini della Cgil.

Per i migranti, infatti, esiste una sorta di tariffario parallelo: «Soprattutto nelle zone periferiche, agli extracomunitari viene chiesto un canone più alto del 20-30% rispetto a quello applicato agli italiani».

E non finisce qui: «Spesso gli stranieri – racconta Contini – si rivolgono a noi per contestare le condizioni precarie degli alloggi con infiltrazioni e impianti non a norma, oppure perché scoprono che i contratti da loro firmati non sono mai stati registrati. La verità è che c’è chi specula sulla debolezza dell’inquilino straniero».

Inchiesta – I proprietari si difendono: “Non pagano e portano a vivere i parenti”

Succede anche questo nella civilissima Torino, anno 2017. Ma l’inserimento dei profughi passa anche dal permettere loro di avere una casa. C’è da sperare che tra qualche anno quel «non si affitta a immigrati» sia solo un torvo promemoria spazzato via dall’integrazione.

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Sorgente: L’integrazione negata. Se sei immigrato niente casa in affitto – La Stampa

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