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Legge elettorale, le nomination agli Oscar per la peggiore – Il Fatto Quotidiano

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Certi di fare cosa gradita ai nostri lettori, ecco le nomination agli Oscar per il peggiore sistema elettorale dopo le decisioni della Corte costituzionale sull’Italicum.

Premio ‘Faccia di bronzo’ a Lorenzo Guerini, vicesegretario del Pd che ha dichiarato soddisfatto: “La Consulta ha mantenuto l’impianto dell’Italicum”. Ma anche premio speciale ‘Sprezzo del ridicolo’ tenuto conto che la sentenza ha raso al suolo il ballottaggio con superpremio, cuore della legge voluta da Matteo Renzi, quella che “tutto il mondo ci avrebbe copiato” poiché la sera stessa del voto avremmo avuto il governo e bla bla.

A questo punto attese dichiarazioni positive di Guerini sull’impianto di gioco del Palermo e del Pescara ultime in classifica e sull’impianto creditizio di Banca Etruria.

‘Premio No tu No’ al Movimento di Beppe Grillo che secondo i sondaggi con l’Italicum di renziana memoria avrebbe vinto tutti i ballotaggi, sia col Pd che con il centrodestra. Con il sistema appena riformato, invece, l’ipotesi di un avvento del M5S a Palazzo Chigi non sembra così imminente anche se il Fondatore e Garante, pur privato del ballottaggio sostiene di poter puntare al 40 per cento e al relativo premio di maggioranza. (Premio ‘Non è vero ma ci credo’).

Premio ‘Suicidio assistito’. Al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni nel caso volesse agevolare il proclama: “Al voto subito” prontamente lanciato (vedi Premio ‘Qui lo dico e qui lo nego’) dal segretario Renzi e dai suoi accoliti. Infatti solo il Pd può staccare la spina al governo fotocopia del Giglio Magico. Anche se:

1) Come è noto esistono tanti Pd e non è certissimo, per esempio, che i vari Bersani, Speranza e Cuperlo muoiano dalla voglia di favorire il reuccio di Rignano nella sua immediata riconquista dello scettro.

2) Neppure è assodato che il pur mite Gentiloni si faccia trattare come un precario qualsiasi accontentandosi di qualche voucher e di un calcio nel sedere (Premio ‘Quanto è buono lei’).

Premio ‘Cubo di Rubik’ al presidente Sergio Mattarella per avere escogitato la formula: si andrà al voto anticipato soltanto in presenza di sistemi elettorali armonici tra Camera e Senato.

Un rompicapo pressoché irrisolvibile non essendoci mai stata nella storia repubblicana alcuna armonia elettorale tra i due rami del Parlamento.

Un forte stimolo ai partiti perché si diano da fare e la smettano di farsi dettare le leggi dai giudici? O un sadico espediente del perfido capo dello Stato per arrivare con il governo Gentiloni alla fine della legislatura o giù di lì (Premio ‘Coniglio Mannaro’)?

Premio ‘Qui lo dico e qui lo nego’ ai deputati e senatori di tutti i gruppi che a parole si augurano elezioni ad aprile, ma che in cuor loro sperano di superare almeno la soglia di settembre 2017 quando scatteranno i vitalizi. A eccezione dei parlamentari forzisti e centristi che senza se e senza ma dichiarano: hic manebimus optime.

Premio ‘A volte ritornano’ a Pier Ferdinando Casini, Angelino Alfano, Denis Verdini e a tutti i cespugli centristi che con il nuovo sistema proporzionale uscito dalla Consulta potranno recuperare l’antica funzione di aghi della bilancia aspirando così a far parte di qualche quadripartito o pentapartito (Premio ‘Un Sottosegretario ti allunga la vita’).

Premio ‘Erdogan&Putin’ a tutti i leader dei partiti che continueranno a riempire il Parlamento di nominati a proprio piacimento sulla base di un semplice criterio: obbedienza pronta, cieca e assoluta.

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Sorgente: Legge elettorale, le nomination agli Oscar per la peggiore – Il Fatto Quotidiano

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