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L’America del petrolio e l’America delle rinnovabili: vincerà solo Trump? | QualEnergia.it

qualenergia.it/ – L’America del petrolio e l’America delle rinnovabili: vincerà solo Trump? Donald Trump, appena insediato alla Casa Bianca, ha iniziato a rivedere le politiche salva-clima e pro rinnovabili di Obama. Via libera all’oleodotto Keystone XL e minori restrizioni ambientali all’orizzonte. Ma molti sono convinti che eolico e fotovoltaico continueranno la loro corsa.

Barack Obama ha cercato fino all’ultimo di passare alla storia come un presidente “verde”, ma Donald Trump ha iniziato a ridiscutere le politiche salva-clima del suo predecessore, subito dopo essersi insediato alla Casa Bianca.

Quello che deciderà Washington sull’energia nei prossimi mesi, potrà influenzare le previsioni per le fonti rinnovabili nel 2017 diffuse in questi giorni. Quali saranno gli effetti della “variabileTrump” sulle tecnologie pulite?

Il “cancellino” repubblicano, per prima cosa, ha cambiato il sito del governo, eliminando ogni riferimento ai cambiamenti climatici e inserendo una pagina titolata “An America First Energy Plan”.

Vi si legge, ad esempio, che l’obiettivo è ridurre i costi dell’energia e massimizzare le riserve nazionali di shale gas, petrolio e carbone, i cui profitti serviranno per costruire nuove infrastrutture (strade, ponti, scuole e così via).

Dopo l’appunto sulla necessità di raggiungere l’indipendenza energetica dal cartello OPEC, troviamo l’unico appiglio green dell’intero programma: la missione cruciale dell’EPA (Environmental Protection Agency) – si legge sul sito web della Casa Bianca – è proteggere la qualità dell’aria e dell’acqua. Preservare le risorse naturali rimarrà un’alta priorità del governo.

Verso le sabbie bituminose

Intanto Trump ha riacceso il semaforo verde per il contestatissimo progetto di Keystone XL, l’oleodotto proposto da TransCanada che trasporterà 800.000 barili giornalieri di greggio dal Canada agli Stati Uniti. Obama aveva bocciato l’operazione nel 2015, sposando la tesi ambientalista secondo cui l’opera favorirà l’estrazione di petrolio non convenzionale, così definito perché non si trova nei comuni pozzi.

Qui ci colleghiamo all’ipotesi di un terzo ciclo del petrolio, che il prof. Ugo Bardi, esperto di risorse fossili, aveva spiegato a QualEnergia.it in una recente intervista (Petrolio: supply crunch dal 2018?).

Parliamo delle sabbie bituminose canadesi, da cui si può estrarre una notevole quantità di oro nero, a patto ovviamente che il sistema politico-finanziario ritenga questa scelta profittevole.

Con un prezzo del barile sufficientemente elevato, nell’ordine di 60-70 dollari al barile, nuovi investimenti nelle sabbie bituminose potrebbero interessare le compagnie fossili. Trump ha chiarito che il progetto di Keystone XL, al pari dell’altro oleodotto contestato e ora rimesso in pista (Dakota Access Pipeline che è in fase avanzata di costruzione), sarà soggetto a termini e condizioni da rinegoziare.

Clima scetticismo

All’orizzonte, poi, ci sarebbero tagli di budget per vari dipartimenti, tra cui il DOE (Department of Energy), in particolare i suoi uffici e laboratori specializzati nella ricerca scientifica sulle energie rinnovabili.

Trump si era affidato ad alcuni esponenti clima-scettici per accompagnare il passaggio dall’amministrazione Obama a quella repubblicana. Le misure che il quarantacinquesimo presidente USA sta valutando, infatti, erano incluse nella nota resa pubblica lo scorso dicembre dal Center for Media and Democracy (vedi QualEnergia.it).

Quella nota, firmata da Thomas Pyle, capo del transition team per il DOE, prevedeva una serie di argomenti di cui Trump sta discutendo proprio in questi giorni. Molti consigli pro-fonti fossili erano arrivati anche da Myron Ebell, noto negazionista dei cambiamenti climatici che ha guidato la transizione in seno all’EPA.

Il magnate repubblicano sembra così intenzionato a mantenere molte promesse della campagna elettorale. Nel mirino, ad esempio, ci sono le restrizioni ambientali dell’era Obama, tra cui il Climate Action Plan sulle emissioni inquinanti delle centrali termoelettriche (va però ricordato che il piano è bloccato nei tribunali per un’azione legale di alcuni Stati contrari) e lo standard sulle emissioni dei veicoli.

Segnali di ottimismo

Tuttavia, non mancano segnali di ottimismo sul versante delle rinnovabili. Molti analisti e molte aziende del settore green, infatti, sono convinti che il futuro riserverà più sole che tempeste alle tecnologie pulite, eolico e solare soprattutto.

La speranza si fonda essenzialmente sulla capacità dell’industria verde di procedere spedita, grazie agli elementi di supporto che Trump non avrà il coraggio di smantellare. Un esempio sono gli incentivi fiscali per gli impianti eolici e fotovoltaici: PTC e ITC (production tax credit, investment tax credit), che Obama ha prorogato di alcuni anni con voto bipartisan del Congresso.

Molti Stati hanno obiettivi ambiziosi per le rinnovabili; all’avanguardia c’è sicuramente la California, che ha appena svelato un piano per ridurre le emissioni di CO2 del 40% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Sempre la California sta dando grande impulso alla mobilità elettrica e a nuove soluzioni per integrare l’output fotovoltaico nella rete, di cui abbiamo parlato in questo articolo.

Dall’associazione americana dell’eolico (AWEA, American wind energy association) sono arrivati numeri di tutto rispetto per l’occupazione in questo settore, ripresi dalle ultime statistiche del DOE.

Si parla di oltre 100.000 occupati, con la possibilità di creare altre centinaia di migliaia di posti nei prossimi quindici anni, grazie ai nuovi progetti eolici. Trump, che si è proclamato paladino del lavoro made in America, vorrà davvero ignorare queste cifre?

Sorgente: L’America del petrolio e l’America delle rinnovabili: vincerà solo Trump? | QualEnergia.it

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