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L’amaro addio tra orgoglio e dolore E nuove rivelazioni scuotono Trump

Al saluto di Obama si sono affiancate notizie clamorose: in mano ai russi «segreti» che potrebbero rendere The Donald ricattabile. Ma per ora sono solo accuse non verificate. Mentre è certo che la sua agenda sarà radicalmente diversa da quella di Barack

di Massimo Gaggi da New York

Orgoglioso e doloroso, il lungo addio di Barack Obama alla presidenza è iniziato lunedì notte col discorso di commiato pronunciato a Chicago: la sua città, il luogo in cui festeggiò i trionfi elettorali del 2008 e del 2012. L’uomo che otto anni fa andò alla Casa Bianca con un’agenda di cambiamento radicale, rimasta in gran parte lettera morta per l’opposizione repubblicana a ogni sua iniziativa, lascia lo studio Ovale non al continuatore naturale della sua opera, Hillary Clinton, ma a un leader radicalmente diverso e imprevedibile. Un presidente che arriva anche lui con un’agenda di cambiamento, ma di segno radicalmente differente. Addirittura opposto.

Tra minacce alla democrazia e speranze per il futuro

Obama se ne va lasciando, ancora una volta, un messaggio di speranza per il futuro, per il ruolo che le nuove generazioni sapranno interpretare, ma dedica gran parte del suo discorso alle minacce che gravano sul futuro della democrazia americana. Un Paese con un tessuto lacerato dall’aumento delle diseguaglianze economiche, dalle divisioni razziali, mai davvero superate e che ora riemergono in modo drammatico, e da una rivoluzione dell’informazione e della comunicazione che spinge la gente a vivere in bolle protette, fatte di persone che la pensano nello stesso modo: niente più esposizione al confronto con chi ha opinioni diverse.

I collaboratori ancora sotto choc

Intorno a lui, mentre da Washington rimbalzano indiscrezioni su un rapporto segreto dell’«intelligence»sul tentativo del regime russo di costruire «dossier» compromettenti anche contro Donald Trump, c’è tutto il mondo dei suoi collaboratori di questi otto anni straordinari. Sono arrivati a Chicago per accomiatarsi dal loro presidente, ma sono ancora sotto «choc», increduli: non avevano mai considerato la vittoria di Trump una possibilità concreta e adesso non riescono a capacitarsi che un personaggio che consideravano un saltimbanco della politica, ora ha il potere di radere al suolo quasi tutto il loro lavoro di anni. La distruzione di quanto è stato costruito da Obama e dalla sua Amministrazione: la riforma sanitaria, le politiche ambientali e gli accordi internazionali per ridurre il «global warming», forse anche il patto con l’Iran per il nucleare.

La «nuova» Chicago dei 762 omicidi

Doloroso, quasi deprimente, anche il contesto di questa ultima «performance» oratoria di Obama: accolto nella sua Chicago da un vento gelido e da una città sprofondata in un’ondata di criminalità come non si vedeva da decenni: 762 omicidi nel 2016, più del doppio rispetto a due anni fa. Più di New York e Los Angeles, due città molto più grandi, messe insieme.

Otto anni senza scandali, ma con errori

Ma stasera (ndr. la notte scorsa in Italia) si celebrano gli otto anni di Obama alla Casa Bianca. Un grande successo di stile politico, la sua presidenza: otto anni senza sbavature, senza scandali, un leader rispettato e amato nel mondo. Ma la stile non è sostanza politica: la decisione di non impegnare l’America in nuovi conflitti ha lasciato spazio all’Isis e alla Russia di Putin. E Trump, passando da una caduta di stile a una sortita imbarazzante, è riuscito a imporsi sugli altri candidati repubblicani e a sottrarre la Casa Bianca ai democratici.

L’ipotesi di video russi con prostitute

Ora un nuovo ostacolo per lui: accuse non verificate di fitte consultazioni di emissari di Trump col Cremlino nei mesi cruciali della campagna elettorale e di video compromettenti registrati da spie russe per ricattare il nuovo presidente Usa; si vedrebbe Trump con alcune prostitute durante un viaggio a Mosca nel 2013. Ipotesi a cui Trump replica con un tweet: «Notizie false. È un’assoluta caccia alle streghe politica». Obama nel suo discorso di commiato non menziona mai Trump, ma la sua ombra incombe sull’arena di Chicago scelto dal presidente per congedarsi dal suo popolo: «Grazie a tutti, mi avete reso un presidente e un uomo migliore». E poi l’invito ai giovani a plasmare il loro futuro, a non dare la democrazia e i diritti civili per acquisiti una volta per tutte: vanno difesi giorno per giorno.

Il rammarico per le cose non fatte

E’ chiara la preoccupazione di Obama per quello che si lascia alle spalle e il rammarico per le cose non fatte. C’è chi gli rimprovera di non essere stato abbastanza duro, di essersi fatto legare le mani dall’ostruzionismo repubblicano quasi senza reagire. Mentre ora al Congresso i conservatori stanno già demolendo a colpi di piccone Obamacare, la riforma sanitaria del presidente. Obama sa che avrebbe dovuto battere i pugni sul tavolo, ma non è nel suo stile e, comunque, il primo presidente nero della storia americana, tenuto sotto tiro da gran parte dell’America conservatrice bianca, non poteva certo mettersi a incarnare lo stereotipo del nero collerico al quale saltano facilmente i nervi. Alla fine, quando parla della compagna della sua vita, Obama cede alla commozione. Piangono tutti. Salvo lei, la rocciosa Michelle.

Sorgente: Corriere della Sera

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