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 La Consulta rigetta il referendum sull’articolo 18: «Inammissibile» Camusso protesta: «Scelta politica»

La Corte costituzionale ha dichiarato inammissibile il quesito del referendum sull’articolo 18 proposto dalla Cgil che puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act del govero Renzi allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Sono stati ammessi, invece, il quesito sui voucher e quello sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore: qualora fosse raggiunto il quorum e dovessero vincere i sì, verrebbero rimesse in discussione le politiche del lavoro degli ultimi 15 anni tutte orientate alla massima flessibilità.

Tre ore di udienza

La sentenza è arrivata dopo un’udienza a porte chiuse sui tre referendum abrogativi sui quali la Cgil aveva raccolto 3,3 milioni di firme. Le motivazioni del sindacato sono quindi state accolte solamente in parte Durante l’udienza, durata circa un’ora e mezza, l’Avvocatura dello Stato, rappresentata dal vice avvocato generale Vincenzo Nunziata, aveva ribadito l’inammissibilità dei referendum, come già rilevato nelle memorie presentate per conto di Palazzo Chigi nei giorni scorsi. La Corte ha ritenuto tuttavia che solo quello sull’articolo 18 non fosse ammissibile.

Camusso: «Continueremo la nostra battaglia»

Nel pomeriggio arriva il primo commento della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso: «Valuteremo le motivazioni della Corte e la rispettiamo ma siamo convinti che questa battaglia vada continuata, quindi la continueremo nelle forme che la contrattazione e la legge ci permettono», ha detto commentando l’inammissibilità del quesito sull’articolo 18. «Noi siamo convinti che la libertà dei lavoratori passi attraverso la loro sicurezza e quindi continueremo la nostra iniziativa per ristabilire i diritti», ha spiegato Camusso confermando che nei prossimi giorni il sindacato valuterà «tutte le possibilità» compresa quella di rivolgersi alla Corte europea in materia di normative sui licenziamenti. Poi Camusso precisa: «É stato dato per scontato l’intervento del governo e dell’Avvocatura dello Stato, non era dovuto, è stata una scelta politica». Quanto agli altri due quesiti, la segretaria generale ha sottolineato come da oggi inizi la campagna elettorale, una campagna che sarà «grande e impegnativa».

L’attesa delle motivazioni

In attesa delle motivazioni, da più parti viene fatto notare come la decisione di respingere il quesito sul reintegro dei lavoratori in caso di licenziamento considerato illegittimo fosse prevedibile e determinata dal fatto che, nella formulazione presentata, non si limitava a cancellare la norma che ha sostituito il reintegro con l’indennizzo ma anche a creare di fatto una nuova normativa. L’effetto di una vittoria del Sì, sulla base del quesito, sarebbe stato infatti l’estensione delle maggiori tutele anche alle aziende con più di 5 dipendenti (mentre in precedenza il limite era a 15) prevedendo anche l’applicazione nelle aziende al di sotto di tale soglia a discrezione del giudice del lavoro.

Voucher, appalti, articolo 18: di cosa trattanoi quesiti approvati e rigettati dalla Consulta
Jobs Act, i quesiti
Le reazioni

Plaude alla decisione della Consulta, Maurizio Lupi, il capogruppo dei deputati di Area popolare, che parla di una buona notizia: «Così come formulato il quesito avrebbe riportato indietro la legislazione sul lavoro a un sistema rigido e senza flessibilità» precisa. «Impeccabile» scrive su Twitter il senatore Pd Pietro Ichino a proposito della decisione della corte costituzionale.«Non condividiamo la decisione» fa sapere la capogruppo di Sinistra Italiana al Senato, Loredana De Petris. «Non commento il no della Consulta a referendum su art. 18, ma il governo non canti vittoria: il jobs act è veleno per economia e lo aboliremo» commenta Danilo Toninelli, deputato M5S.

«Un obbrobrio giuridico che la consulta non poteva che bocciare dando una bella tirata d’orecchie alla Cgil promotrice del referendum» fa sapere Francesco Giro per Forza Italia. «Dalla Consulta sentenza politica, gradita ai poteri forti e al governo come quando bocciò il referendum sulla legge Fornero» attacca il segretario della Lega, Matteo Salvini, che annuncia – da domenica 22 gennaio – un presidio a oltranza sotto la sede dei massimi giudici in piazza del Quirinale.
È la ministra della Salute Beatrice Lorenzin la prima a commentare per il governo spiegando che la sentenza «non avrà alcun effetto» sulla durata dell’esecutivo: «Le eventuali modifiche spettano al ministro Poletti e sui voucher c’era già un lavoro in atto».

Sorgente: Corriere della Sera

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