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Io mi chiamo G: Giorgio Gaber Materiali didattici – a cura di Roberto Tartaglione – scudit.net

scudit.net – IO MI CHIAMO G – Omaggio di NR per l’anniversario della morte – ndr –

è morto un artista italiano di grande talento, Giorgio Gaber.
Al suo funerale hanno partecipato, oltre che numerosissime persone comuni, anche politici di destra e di sinistra (da Silvio Berlusconi, Capo di un governo di destra, a Mario Capanna, ex leader del movimento studentesco, di estrema sinistra,  del 1968).
Tutti celebrano il Gaber anticonformista e un po’ anarchico, la televisione trasmette le sue canzoni più divertenti o quelle impegnate in cui critica proprio quella generazione “di sinistra” di cui lui stesso faceva parte.
Insomma: è già successo per Pasolini e ora succede di nuovo. Quando muore un artista che ha espresso idee che escono un po’ dall’ortodossia del pensiero dominante sono subito tutti pronti a tirarlo dalla propria parte (perfino gli ex-democristiani hanno elogiato Gaber, dimenticando forse quello che Gaber aveva scritto e cantato proprio sul loro partito politico nella censuratissima
Io se fossi dio).

– Io mi chiamo G.
– Io mi chiamo G.
– No, non hai capito, sono io che mi chiamo G.
– No, sei tu che non hai capito, michiamo G anch’io.
– Ah, Il mio papà è molto importante.
– Il mio papà… no.- Il mio papà è forte, sano e intelligente.
– Il mio papà è debole, malaticcio… e un po’ scemo.


– Il mio papà ha tre lauree e parla perfettamente cinque lingue.
– Il mio papà ha fatto la terza elementare e parla in dialetto. Ma poco, perché tartaglia.

– Io sono figlio unico e vivo in una grande casa con diciotto locali spaziosi.
– Io vivo in una casa piccola. Però c’ho diciotto fratelli!

– Il mio papà è molto ricco guadagna 31 miliardi al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese, fa un miliardo al giorno.
– Il mio papà è povero: guadagna 10.000 al mese che diviso 31 che sono i giorni che ci sono in un mese fa… circa… 10.000 al giorno!!! …al primo giorno. Poi dopo basta.

– Noi siamo ricchi ma democratici. Quando giochiamo a tombola segniamo i numeri con i fagioli.
– Noi, invece, segniamo i fagioli con i numeri. Per non perderli.

– Il mio papà ogni anno cambia la macchina, la villa e il motoscafo.
– Il mio papà non cambia nemmeno idea.

– Il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: Guarda! Tutto quello che vedi un giorno sarà tuo.
– Anche il mio papà un giorno mi ha portato sulla collina e mi ha detto: guarda!
Basta.

Con questo monologo del 1970 comincia l’avventura del “Teatro Canzone” di Giorgio Gaber, una serie di spettacoli fatti da canzoni e monologhi spesso satirici e divertenti, ma sempre pieni di contenuti sociali e politici.Le canzoni possono riportarsi tutte a una serie di filoni principali: alcune sono legate a un dettaglio, a un gesto del proprio corpo, a una situazione piccolissima (per esempio la divertente LE MANI).
Altre si occupano “pirandellianamente” del nostro modo di essere e del nostro modo di apparire (per esempio IL COMPORTAMENTO).
Ma Gaber diventa più graffiante quando tocca questioni sociali come la famiglia e il rapporto di coppia (come succede in C’È SOLO LA STRADA  o ne IL DILEMMA) e ancora di più quando critica i giovani della sinistra troppo omologati nei gusti e nel pensiero (durissima la canzone QUANDO È MODA È MODA). Naturalmente tutto questo senza alcuna simpatia per la destra che viene fotografata nel suo insieme in canzoni come I BORGHESI o L’ODORE.Certamente però il massimo della sua carica di rabbia e di delusione per la politica si trova nella canzone IO SE FOSSI DIO, censurata da radio e televisione, così provocatoria che nessuna casa discografica aveva accettato di pubblicarla (e infatti il disco è stato prodotto in privato da Gaber stesso e poi venduto quasi clandestinamente nelle università e sulle bancarelle per strada).

Fra i monologhi ricordiamo LA SEDIA DA SPOSTARE, in cui attacca l’immobilismo della classe politica italiana; e poi LA CACCA DEI CONTADINI, e tanti altri ancora in cui veniva fuori il suo grande talento di attore oltre che quello di cantante.

Negli ultimi anni Gaber sembrava essersi un po’ “addolcito”. Canzoni come DESTRA- SINISTRA sono ancora molto divertenti e incisive ma forse non così adeguate alla situazione italiana contemporanea. Interrogato su questo “addolcimento” dell’ultimo Gaber, Enzo Jannacci, un altro cantautore di grande bravura e amico di Gaber da sempre, ha recentemente dichiarato al giornale La Repubblica: ” Lui aveva visto lungo: aveva capito subito che questa sinistra non funzionava… era arrabbiatissimo, come Nanni Moretti, solo che ultimamente non poteva ribellarsi come lui, in modo così eclatante, diciamo, appunto per la malattia e magari un po’ per motivi di famiglia. Ma lui aveva capito.” Giorgio Gaber con Enzo Jannacci
  Note:

Nanni Moretti: è il regista cinematografico che da un anno è diventato leader del movimento dei girotondi, un movimento di sinistra che critica la sinistra stessa per il modo poco incisivo con cui fa opposizione al governo Berlusconi.

Per motivi di famiglia: Jannacci allude probabilmente al fatto che la moglie di Gaber è diventata un importante esponente del partito di Forza Italia, il partito di Berlusconi.

Sorgente: Io mi chiamo G: Giorgio Gaber. Materiali didattici di Scuola d’Italiano Roma a cura di Roberto Tartaglione

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